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Prezzi record per il legno, industria in affanno

(afp)
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MILANO - La fame di tronchi rischia di far deragliare la corsa della filiera italiana del legno, stretta nella morsa di aumento dei prezzi e carenza della materia prima che sta creando non pochi grattacapi a molti comparti, dall'automotive (dove pesa la carenza di semiconduttori) all'alluminio-acciaio. "Quando chiamiamo i fornitori, ci prendono gli ordini ma ci dicono che il prezzo verrà fissato fra tre mesi e la consegna non sarà prima di sei mesi, quando normalmente il materiale arrivava in sessanta giorni", racconta Ezio Daniele, presidente di Assoimballaggi e attivo nella produzione di pallet e scatole di legno industriali. "Viene voglia di smettere: è troppo stressante organizzare la produzione e non è facile ribaltare gli aumenti dei prezzi sui clienti", aggiunge.

L'Area Studi Mediobanca, nel suo report sulla filiera del legno-arredo e illuminazione, ha rappresentato al meglio i numeri del caro-legno. L'Italia &egr…

MILANO - La fame di tronchi rischia di far deragliare la corsa della filiera italiana del legno, stretta nella morsa di aumento dei prezzi e carenza della materia prima che sta creando non pochi grattacapi a molti comparti, dall'automotive (dove pesa la carenza di semiconduttori) all'alluminio-acciaio. "Quando chiamiamo i fornitori, ci prendono gli ordini ma ci dicono che il prezzo verrà fissato fra tre mesi e la consegna non sarà prima di sei mesi, quando normalmente il materiale arrivava in sessanta giorni", racconta Ezio Daniele, presidente di Assoimballaggi e attivo nella produzione di pallet e scatole di legno industriali. "Viene voglia di smettere: è troppo stressante organizzare la produzione e non è facile ribaltare gli aumenti dei prezzi sui clienti", aggiunge.

L'Area Studi Mediobanca, nel suo report sulla filiera del legno-arredo e illuminazione, ha rappresentato al meglio i numeri del caro-legno. L'Italia è quarto esportatore al mondo del comparto, alle spalle di Cina, Germania e Polonia. Le prospettive delle 475 maggiori aziende tricolori sono per una forte ripresa dopo il contraccolpo-Covid (-8,2% il fatturato del 2020): otto imprese su dieci si aspettano un rimbalzo 2021 superiore al 5% (nell'insieme la previsione si ragguaglia al +8,7%) e la maggioranza prevede di incrementare gli investimenti. Su questa dinamica positiva pende la spada di Damocle dei rincari della materia prima. Piazzetta Cuccia riconosce che, vista la dipendenza dall'estero per le forniture, le imprese italiane scontano "costi di approvvigionamento mediamente più elevati rispetto alla gran parte dei competitor". Le quotazioni del legno sono passate dai 264 euro per metro cubo dell'aprile 2020, ai 989 euro di settembre, per arrivare a 1.686 euro nel mese del maggio scorso.

"La scarsità della materia prima sta minacciando la ripartenza, alcuni operatori temono che a settembre la situazione possa ancora peggiorare", commenta Daniele. "Non è una bolla - aggiunge Paolo Fantoni, vicepresidente di Federlegno - Due elementi ci dicono che è un trend strutturale: il Covid ha accelerato la domanda di mobili per migliorare la propria abitazione; e in Europa ci sono 170 milioni di case da ristrutturare in chiave sostenibile, quindi l'edilizia continuerà per anni a richiedere pannelli". A rompere gli equilibri internazionali è stato il boom di domanda da Usa e Cina: "Negli Stati Uniti il pannello da costruzione è schizzato da 300 a 1.400 dollari in sei mesi. In Europa siamo a 6-700 euro, quindi molti produttori dirottano i loro prodotti sui mercati più redditizi", spiega Fantoni. Le grandi segherie tedesche e austriache stanno facendo scorta di tronchi solitamente a buon mercato da Ucraina, Repubblica Ceca e Slovacchia, per fare affari oltreoceano. E i piccoli vanno in sofferenza.

Ecco perché Daniele, con le associazioni europee, chiede un blocco all'export dei tronchi fuori dal continente. E soluzioni strutturali: "I consumi pro-capite di legno della Cina sono destinati a crescere, servono più tronchi e una politica di forestazione che altri Paesi europei hanno già attivato da anni". A differenza di altri settori, chiosa Fantoni, "il reshoring (il rimpatrio, ndr) delle foreste non si può fare in pochi mesi. Ma l'Italia deve sfruttare meglio il suo patrimonio: oggi l'industria preleva solo il 30% della crescita annua dei boschi, dobbiamo arrivare al 60-65%".