Fine del blocco dei licenziamenti, i settori pronti e quelli in ritardo. "Preoccupano le piccole aziende più colpite dalla crisi"
MILANO - Uno snodo intermedio da impatti potenzialmente contenuti, in attesa che si giochi la partita più delicata per le imprese più piccole e che hanno sofferto maggiormente le chiusure per contenere l'emergenza sanitaria.
Per la fine del blocco dei licenziamenti, come sta emergendo in questi giorni, il calendario è articolato e potrebbe ulteriormente arricchirsi di eccezioni alla norma. Secondo la quale, allo stato, da giovedì primo luglio torneranno a poter licenziare le grandi aziende dotate di ammortizzatori propri (non finanziati cioè dallo Stato), come la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria: industria e costruzioni. Ma, prevede una prima eccezione, fino a quando useranno questa Cig, che viene per l'occasione "scontata" fino a fine anno, privata cioè delle addizionali previste dalla legge, non potranno licenziare.
Da questo gruppo potrebbero uscire i settori individuati dal decreto ponte, per il quale si riu…
MILANO - Uno snodo intermedio da impatti potenzialmente contenuti, in attesa che si giochi la partita più delicata per le imprese più piccole e che hanno sofferto maggiormente le chiusure per contenere l'emergenza sanitaria.
Per la fine del blocco dei licenziamenti, come sta emergendo in questi giorni, il calendario è articolato e potrebbe ulteriormente arricchirsi di eccezioni alla norma. Secondo la quale, allo stato, da giovedì primo luglio torneranno a poter licenziare le grandi aziende dotate di ammortizzatori propri (non finanziati cioè dallo Stato), come la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria: industria e costruzioni. Ma, prevede una prima eccezione, fino a quando useranno questa Cig, che viene per l'occasione "scontata" fino a fine anno, privata cioè delle addizionali previste dalla legge, non potranno licenziare.
Da questo gruppo potrebbero uscire i settori individuati dal decreto ponte, per il quale si riunisce oggi il governo: quelli legati a filiere in crisi, come quelle del tessile e della pelle. In cambio della Cig Covid non potranno licenziare fino al 31 ottobre, esattamente come le piccole imprese, non dotate di ammortizzatori propri e salvate durante la crisi Covid grazie alla Cig in deroga ripristinata dallo Stato.
Una lente per vedere a che punto si trovano i settori industriali, e che potrebbe esser utilizzata proprio per segmentare il mercato e quindi la diversa riapertura dei licenziamenti, è proprio quella delle ore di cassa integrazione richieste finora all'Inps.
Industria e costruzioni al riparo
A soffermarsi sul punto è stata di recente l'Autorità dei conti pubblici, l'Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione l'8 giugno scorso sul decreto Sostegni bis. In quell'occasione, gli economisti dell'Upb hanno spiegato che "il diverso ricorso alle integrazioni rispecchia le differenze nei ritmi di recupero delle attività ai livelli pre crisi. Per l'industria, la manifatturiera in particolare, e le costruzioni, che costituiscono la gran parte degli assicurati alla Cigo (la cassa integrazione ordinaria, ndr) la crisi appare già alle spalle". Considerazione che trova conferma nei dati Istat sulla produzione industriale o il fatturato dell'industria, che già da mesi si sono portati ai livelli pre crisi, con l'indice di produzione delle costruzioni che già a marzo era di 14 punti percentuali sopra il pre-Covid, anche grazie alle agevolazioni edilizie dal Superbonus in giù. Indicatori che si sommano a quelli sulla fiducia, che per questi comparti sono tutti orientati in positivo. E anche all'analisi di attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro, di base Inps: su questi dati, l'Upb ha aggiunto che per le costruzioni "il venire meno del blocco dei licenziamenti non dovrebbe avere un impatto negativo ma piuttosto consentire nuovamente il ricambio e l’alternanza delle forze di lavoro, caratteristiche del settore da prima della pandemia". Mentre nell'industria "dal 1° luglio potrebbero verificarsi licenziamenti per circa 70.000 unità – plausibilmente scaglionati nel tempo man mano che si concretizzano le opportunità di turnover e di ricomposizione degli organici".
Sistema moda e piccoli: il rischio grosso è in autunno
Un livello maggiore di dettaglio su ripresa e settori è stato recentemente esposto dal capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, che sulla base dell'Analisi dei settori industriali che la banca svolge con Prometeia ha indicato i comparti che a maggio avevano già recuperato i livelli di fatturato del 2019: Farmaceutica, Alimentari e Bevande, Elettrodomestici, Prodotti e materiali da costruzione, Altri intermedi ed Elettrotecnica. Quelli più in ritardo sono proprio il Sistema della moda (che soltanto nel 2025 sarà in pari), Autoveicoli e moto, Meccanica, Metallurgia e Prodotti in metallo.
La società bolognese di ricerca economica e consulenza ha da poco condotto, con l'Area studi di Legacoop, uno studio proprio sui possibili effetti della fine dei licenziamenti. "Il contesto è complessivamente di ripresa del mercato del lavoro, testimoniato anche dalla ripartenza dei contratti a tempo determinato", spiega Stefania Tomasini, partner di Prometeia a capo dell'analisi economica. "D'altra parte il mercato ha subito profondi aggiustamenti, con stime che vanno dalle 600-700 mila unità fino al milione di posti in meno rispetto al pre-crisi". In pratica, il blocco non ha certo escluso un dimagrimento delle aziende, soprattutto attraverso il mancato rinnovo dei contratti a termine e con il calo degli indipendenti. Secondo Tomasini a rischio di ulteriori contraccolpi ci sono soprattutto le aziende che hanno dimensioni inferiori (i cui lavoratori sono protetti fino all'autunno) e operano nei segmenti che hanno subito la maggior caduta del valore aggiunto: intrattenimento, horeca (ristorazione e alberghi) e servizi alle imprese sono i segmenti nei quali rischiano di verificarsi i maggiori problemi.
Anche in questo caso i rilievi si sposano con quanto notato dall'Upb, che nell'audizione di inizio mese spiegava: per il Commercio e soprattutto per i Servizi il recupero appare "più lento e ancora incerto. Per queste imprese, generalmente non assicurate con Cigo e rientranti nel campo della Bilateralità o prive di ogni copertura ad eccezione della causale Covid 19, il quadro appare molto frastagliato, con branche che hanno retto alla crisi (la grande distribuzione, i Discount, il commercio all’ingrosso, i piccoli commercianti relativamente ai generi alimentari) o addirittura migliorato la loro posizione (il commercio on-line e i servizi postali e di spedizione) e altre che hanno molto sofferto e restano in difficoltà (i servizi di alloggio e ristorazione, i servizi al turismo, i trasporti). Per tutti questi ambiti, che al momento sarebbero privi di strumenti efficaci e rodati come cigo/cigs, la causale Covid 19 permane fino alla fine anno e il blocco dei licenziamenti fino a ottobre, in attesa che la ripresa si consolidi anche grazie al completamento della campagna vaccinale su tutto il territorio nazionale".
"Si parla tanto del tessile/abbigliamento, ma da dati aggregati sembra che l'occupazione sia tornata a livello pre-crisi - dice ancora Tomasini - Per questo lo snodo di fine giugno non ci fa temere effetti drammatici, metre sarà fondamentale capire come ripartirà l'economia durante l'estate per vedere a quali sofferenze andranno incontro le imprese più piccole dei settori più esposti alla crisi". Motivo per cui "è fondamentale riformare il sistema di ammortizzatori sociali, perché sia universale e copra tutti i lavoratori, e lavorare su ricollocamento e formazione: saranno fondamentali per spostare lavoratori tra settori".