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Ma il cashback è di destra o di sinistra?

La querelle sui pagamenti digitali spacca la maggioranza e divide l'Italia. Per il premier Draghi, il programma voluto da Conte è da fermare perché non è equo. Per la lotta all'evasione fiscale, obiettivo progressista, bisogna puntare su misure ben più forti. Sulla moneta elettronica, il giudizio tecnico spetta alla Bce. In conclusione: i rimborsi di Stato fanno crescere il debito e sono a rischio-populismo
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ROMA - L'Italia si divide sul cashback, cioè sul meccanismo creato dal governo giallorosso lo scorso anno che permette a chi compra con la carta di credito di avere uno sconto del 10 per cento con relativo rimborso. Ora il presidente del Consiglio Draghi ha deciso di sospenderlo, di fatto di metterlo in soffitta dopo sei mesi di esperimento con esiti che dividono furiosamente i partiti e l'opinione pubblica.

Vista la confusione viene da chiedersi: il cashback è di destra o di sinistra? Per quanto queste due definizioni possano ancora aver valore. Ebbene Draghi ha fatto sapere che una delle motivazioni fondamentali che lo hanno indotto alla decisione è la mancanza di equità: infatti lo sconto del 10 per cento è proporzionale e dunque premia chi spende di più e dunque è più ricco. Dunque, almeno nel meccanismo adottato, non sarebbe "equo", e non premierebbe uno dei cardini delle priorità progressiste.

Tut…

ROMA - L'Italia si divide sul cashback, cioè sul meccanismo creato dal governo giallorosso lo scorso anno che permette a chi compra con la carta di credito di avere uno sconto del 10 per cento con relativo rimborso. Ora il presidente del Consiglio Draghi ha deciso di sospenderlo, di fatto di metterlo in soffitta dopo sei mesi di esperimento con esiti che dividono furiosamente i partiti e l'opinione pubblica.

Vista la confusione viene da chiedersi: il cashback è di destra o di sinistra? Per quanto queste due definizioni possano ancora aver valore. Ebbene Draghi ha fatto sapere che una delle motivazioni fondamentali che lo hanno indotto alla decisione è la mancanza di equità: infatti lo sconto del 10 per cento è proporzionale e dunque premia chi spende di più e dunque è più ricco. Dunque, almeno nel meccanismo adottato, non sarebbe "equo", e non premierebbe uno dei cardini delle priorità progressiste.

Tuttavia a vedere lo schieramento dei partiti coloro che rivendicano il siluramento del cashback sono i partiti del centrodestra: Salvini ha rivendicato la paternità dello stop, Berlusconi ha esultato, Giorgia Meloni ha detto che "era ora". A sinistra invece Cinque Stelle hanno scatenato una guerra di religione a difesa del meccanismo "inventato" da Conte e il Pd, molto cauto perché votò la misura, ha difeso il cashback e ha detto che bisogna cogliere l'occasione per affinarlo.

E già qui sorge il primo problema.

Ma per andare più a fondo bisogna risalire alle motivazioni originarie e dichiarate dal governo e dalla normativa che hanno ispirato il cashback. Sono due: la lotta all'evasione fiscale e la spinta alla diffusione della moneta elettronica.

Vediamole.

La lotta all'evasione fiscale è una motivazione sacrosanta. Ma bisogna capire se veramente sta dando i frutti attesi e questo ce lo potrà dire l'Agenzia delle entrate in futuro. Per ora c'è il testo dell'Ufficio parlamentare di bilancio, istituzione super partes, che sei mesi fa mise in guardia sull'efficacia della misura. Perché c'è il rischio che si sviluppino "intese" tra il commerciante e il consumatore: invece di aspettare il rimborso ti faccio io uno sconto del 7 per cento e non rischio la trasmissione telematica. Come pure si fa notare che molti acquisti avvengono nei supermercati e nel sistema dei trasporti dove non c'è solitamente evasione e chi compra è già abituato ad usare la carta di credito. Senza contare che il vero nero, cioè di quelli che arrivano col rotolo di banconote di dubbia provenienza, non viene certo scoraggiato dalla possibilità di avere uno sconto del 10 per cento per altro con un tetto di 150 euro a semestre. Diciamo che l'obiettivo è di sinistra ma il meccanismo non funziona in un paese dove l'evasione ammonta 100 miliardi euro all'anno. Forse sarebbe meglio fare accertamenti e verifiche usando sì l'informatica ma con l'incrocio delle banche dati.

L'altro argomento a favore, ed esplicitato dalla norma, è che si incentiva la moneta elettronica. Qui la questione è scivolosa - non solo perché chi ci guadagna sono solo le banche - ma perché la decisione di quanto contante togliere di mezzo non è qualcosa che ogni Stato può decidere autonomamente tanto è vero che la Bce sei mesi fa chiese all'Italia almeno di essere avvisata quando si interviene sulla base monetaria. Non sfugge che in questo momento la questione della moneta elettronica (con le sue deformazioni con i bitcoin) è altamente dibattuta ai più alti livelli dall'Fmi alla Bce stessa. Conclusione: la questione non può essere intestata alla sinistra e forse manco alla destra.

Forse si può esprimere un giudizio guardando agli effetti: il costo è di 4,7 miliardi in due anni (prima erano addirittura 6 miliardi). Inutile dire che ci sono ben altre partite da regolare con quei soldi, dal mercato del lavoro agli aiuti alle imprese. Ma soprattutto quasi 5 miliardi, di fatto regalati ai consumatori, tornano addosso agli stessi consumatori quando si trasformano in contribuenti. Teniamo conto che ridurre un punto le aliquote al ceto medio costerebbe 7-8 miliardi, poco di più. Per non parlare del debito pubblico la cui crescita è arriva al 160 per cento del Pil.

Per finire: il cashback non sembra né di destra né di sinistra. Ma una di quelle misure che distribuiscono soldi a pioggia e aumentano il debito. Come avviene con le misure populiste. Draghi ha fatto bene.