MILANO - C'è sempre il costo dell'energia a sostenere l'inflazione, che a giugno si stabilizza sul mese precedente e - secondo i dati provvisori dell'Istat - segna un aumento dello 0,1% su base mensile e dell'1,3% su base annua, come a maggio. Numeri guardati molto da vicino dagli osservatori e dalle Banche centrali: da tempo il dibattito sulla corsa dei prezzi, valido soprattutto negli Usa dove la ripresa post-Covid è in fase più avanzata, è finito sul tavolo dei governatori che hanno l'obiettivo di tenere l'inflazione sotto controllo. Nell'Eurozona per il momento non sembra esserci una fiammata ulteriore: proprio oggi Eurostat ha diffuso un tasso d'inflazione dell'1,9% su base annua, evidenziando un leggero calo rispetto al 2% di maggio. Il lieve ribasso, per effetto del minore effetto confronto positivo per i prezzi energetici, era atteso dal mercato.
"A giugno - spiega l'Istat nel commento ai dati italiani di oggi - l'inflazione è sostenuta ancora prevalentemente dai prezzi dei Beni energetici, regolamentati e non. Alcuni segnali di lieve ripresa si manifestano però anche in altri comparti merceologici, con i prezzi degli Alimentari lavorati che azzerano il calo registrato a maggio e quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona che tornano a crescere: solamente l'ulteriore flessione dei prezzi sia dei Servizi relativi ai trasporti (con quelli del Trasporto aereo ancora in forte calo) sia degli Alimentari non lavorati (a causa di quelli della Frutta fresca) ne contengono gli effetti sull'inflazione, confermando a giugno la crescita dell'indice generale dei prezzi al consumo già registrata a maggio".
Ecco dunque i numeri puntuali delle variazioni dei prezzi. La crescita di quelli dei Beni energetici (che accelerano lievemente da +13,8% di maggio a +14,1%) è sempre ben sostenuta, ma sono poi "da segnalare da un lato la ripresa della crescita dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9% da una variazione tendenziale nulla) e l'azzerarsi della flessione di quelli degli Alimentari lavorati (da -1,1%), e dall'altro i cali più marcati dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da -0,4% a -1,0%) e di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,2% a -1,4%)". E così l'"inflazione di fondo", quella calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici accelerano lievemente entrambe da +0,2% a +0,3%.
Il caro benzina preoccupa i consumatori: "Stangata da 7 miliardi"
Anche la Confindustria ha sottolineato, in un report del Centro studi complessivamente ottimista sulla ripresa, come le commodity - ovvero le materie prime - siano "carissime". Il prezzo del Brent "è schizzato a 73 dollari al barile a giugno, superando i livelli pre-Covid: le scorte di greggio, infatti, sono stimate sotto il livello di inizio 2020, data la domanda in ascesa". Dinamica che si riverbera sul prezzo della benzina, ancora in rialzo secodo le rilevazioni periodiche di Quotidiano Energia sui dati comunicati dai gestori all'Osservaprezzi carburanti del Mise: il prezzo medio nazionale praticato della benzina, in modalità self, va a 1,628 euro/litro, con i diversi marchi compresi tra 1,625 e 1,637 euro/litro (no logo 1,613). Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, è a 1,489 euro/litro, con le compagnie posizionate tra 1,482 e 1,507 euro/litro (no logo 1,468). Secondo Assoutenti questi dati generano una stangata da 7 miliardi sui consumatori in partenza per le vacanze estive e forniscono l'assist per tornare a chiedere al governo di "intervenire con urgenze per sanzionare qualsiasi speculazioni legata alle partenze degli italiani, e studiare misure per sterilizzare l'eccessiva tassazione che vige sui carburanti in Italia, aggravata da accise anacronistiche come quella per finanziare la guerra d'Etiopia del 1935 o il terremoto del Belice del 1968".
Ma, tornando al Csc, non è solo l'oro nero a preoccupare: "A maggio le commodity non energy hanno registrato un nuovo massiccio rincaro (+6,8%), particolarmente forte per i metalli (+9,1%) e i cereali (+7,0%). I margini delle imprese sono erosi e l'inflazione al consumo è alzata dal prezzo dell'energia, mentre la misura core resta molto bassa".