Gelsinger “Intel cresce in Europa. Possibile una fabbrica da 100 miliardi in Italia”
di Riccardo Luna , di Riccardo Luna"Dio ha deciso dove mettere i giacimenti di petrolio. E ci sono state delle guerre per il petrolio. Noi oggi possiamo decidere dove aprire le prossime fabbriche di microchip, che sono destinati ad essere molto più importanti del petrolio per la vita sulla Terra. Sono i microchip che fanno girare il mondo e decidendo dove fabbricarli possiamo contribuire ad evitare che ci siano altri conflitti". Pat Gelsinger è seduto in una sala degli uffici dell'Istituto nazionale di fisica nucleare a Roma ed è di ottimo umore. Ha appena incontrato il ministro Vittorio Colao, tra poco vedrà il collega Giancarlo Giorgetti. Ma l'incontro chiave del suo viaggio romano lo ha avuto il giorno precedente: con Mario Draghi a palazzo Chigi. Tema: aprire in Italia una mega fabbrica di microchip. Una fonderia. Svolgimento: lo capiremo nei prossimi mesi, ma l'inizio promette bene.
Dal 15 febbraio scorso Pat Gelsinger è l'amministratore delegato …
"Dio ha deciso dove mettere i giacimenti di petrolio. E ci sono state delle guerre per il petrolio. Noi oggi possiamo decidere dove aprire le prossime fabbriche di microchip, che sono destinati ad essere molto più importanti del petrolio per la vita sulla Terra. Sono i microchip che fanno girare il mondo e decidendo dove fabbricarli possiamo contribuire ad evitare che ci siano altri conflitti". Pat Gelsinger è seduto in una sala degli uffici dell'Istituto nazionale di fisica nucleare a Roma ed è di ottimo umore. Ha appena incontrato il ministro Vittorio Colao, tra poco vedrà il collega Giancarlo Giorgetti. Ma l'incontro chiave del suo viaggio romano lo ha avuto il giorno precedente: con Mario Draghi a palazzo Chigi. Tema: aprire in Italia una mega fabbrica di microchip. Una fonderia. Svolgimento: lo capiremo nei prossimi mesi, ma l'inizio promette bene.
Dal 15 febbraio scorso Pat Gelsinger è l'amministratore delegato di Intel, l'azienda simbolo della Silicon Valley e uno dei tre grandi produttori mondiali di microchip; gli altri sono la Taiwan SemiConductor Manufacturing e la coreana Samsung. Ora è chiaro perché la crisi mondiale dei microchip è anche un enorme problema di geopolitica? Gelsinger, che oggi ha 60 anni, alla Intel è entrato a 18 come tecnico del controllo qualità, l'ultimo gradino: il classico sogno americano. "Ero solo un ragazzo di campagna" dice ricordando i natali in un villaggio della Pennsylvania da cui uscì con un forte senso religioso che non lo ha mai abbandonato. Al punto che nel 2013, quando era amministratore delegato di VMware, fondò un movimento di manager e venture capitalist "per convertire un milione di persone in Silicon Valley" tramite un fondo per sostenere le chiese, lo Startup Chruch Fund, che lui stesso alimentava ogni anno con quasi la metà del suo stipendio. L'associazione "Transforming the Bay with Christ" ha avuto un buon successo ma quando Intel lo ha richiamato a gennaio si è messo in pausa di sei mesi per dedicarsi alla sua vera missione: rilanciare la produzione mondiale di microchip e salvare il mondo.
La cosa suona esagerata, Gelsinger se ne rende conto, sa benissimo che l'opinione pubblica quando legge queste notizie ("la crisi dei semiconduttori!") pensa che si tratti di un problema lontano. "E invece quella crisi ci tocca tutti. Ce ne accorgiamo quando vogliamo comprare un personal computer, che non c'è, o un'automobile, la cui produzione si è fermata perché manca questo piccolo componente. Quasi tutti gli oggetti che usiamo oggi funzionano tramite microchip, a partire dagli smartphone". Compresi i tostapane e le macchine del caffé? "Comprese quelle".
Come inizia questa crisi? E' davvero figlia della pandemia?
"Sì e no. Inizia un po' prima. Deriva dal fatto che compriamo sempre più oggetti con dentro dei microchip. Con la pandemia poi la domanda di prodotti tecnologici è esplosa: se prima avevamo in casa un personal computer, adesso ne abbiamo due o tre. Nel frattempo le fabbriche di microchip si sono fermate: quello non è un lavoro che puoi fare in smartworking. A questo va aggiunto che per qualche mese molte industrie, come quella automobilistica, hanno bloccato gli ordinativi ma appena il lockdown è finito, la domanda è schizzata e ci siamo accorti di non essere in grado di soddisfarla, né noi né gli altri. Quando sono stato richiamato alla Intel ho detto: se mi volete dobbiamo cambiare strategia e aprire nuovi stabilimenti negli Stati Uniti e in Europa. Siamo noi gli unici nel mondo occidentale in grado di giocare e vincere questa partita".
Un paio di mesi fa ha fatto scalpore un video del presidente americano Joe Biden che in una conferenza mostrava un wafer di silicio spiegando che da questa sfida dipende la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
"Ero a quella riunione, me lo ricordo bene. Ma lo stesso discorso vale per l'Europa che ha moltissime aziende che dipendono dalla fornitura di microchip e che deve avere un'altra grande fabbrica di semiconduttori (Intel ne ha già una in Irlanda, ndr). Dove? Lo decideremo presto".
La settimana di Gelsinger è iniziata lunedì a Versailles per l'ormai tradizionale summit "Choose France, scegliete la Francia", 120 amministratori delegati globali invitati dal presidente Macron a investire; martedì a Bruxelles con i commissari Vestager e Breton che seguono da vicino il tema della competitività digitale del continente; mercoledì e giovedì in Italia, dove oltre agli esponenti di governo, Gelsinger ha incontrato anche i capi di grandi aziende che comprano microchip come TIM e Leonardo; e ieri in Germania, dalla Cancelliera Angela Merkel.
Che speranze ha l'Italia di battere la concorrenza europea?
"L'Italia in questo momento ha un grande primo ministro. Siete fortunati. E' una persona eccezionale che non ha nulla da dimostrare a livello mondiale e che adesso ha come unico obiettivo quello di far crescere l'Italia. Poi avete una grande tradizionale tecnologica, siete una terra di ottimi ingegneri. E infine c'è il Recovery Plan: l'Unione Europea ha deciso di destinare all'Italia la maggior parte dei finanziamenti per ripartire. E' una grande occasione".
Ma il PNRR è già stato presentato e approvato: ci sono margini per destinare parte dei fondi per sostenere la fabbrica europea dei microchip?
"Draghi e Colao mi sono parsi entusiasti, non vogliono disperdere le risorse in tanti piccoli progetti ma concentrarsi su pochi obiettivi importanti con i quali fare la differenza. Poi certo, potremmo decidere di fare la fabbrica in un paese e un centro di ricerca in un altro e un laboratorio in un altro ancora. Decideremo presto, una fonderia di microchip è un investimento importante, ma l'Europa deve raddoppiare la produzione di microchip entro il 2030 (oggi è al 10 per cento del fabbisogno, ndr), i vantaggi di questa strategia saranno tanti".
Gelsinger non lo dice ma i dati sono questi: l'impianto in Europa sarà una mega-fab fatta dai 6 agli 8 moduli e il costo di ogni modulo sarà fra i 10 e i 15 miliardi di dollari in circa 10 anni. Parliamo di un progetto nell'ordine dei 100 miliardi di dollari totali. C'è bisogno di una mega-fab per poter essere competitivi con la capacità produttiva attuale nell'area asiatica. In Arizona quest'anno Intel ha già aperto due fabbriche per l'attività di fonderia, investendo 20 miliardi di dollari circa, con un impatto di tremila nuovi posti di lavoro high-tech, tremila nelle costruzioni e 15 mila di indotto.
Oltre a Draghi mercoledì ha incontrato anche il papa. E' il secondo papa che conosce, il primo fu Ratzinger tanti anni fa. Come è andata?
"E' stato molto emozionante, in fondo il papa e la tecnologia hanno lo stesso obiettivo, migliorare la vita delle persone. Io non penso che la tecnologia debba essere neutrale ma che spetti a noi tutti lavorare per far sì che venga usata per il bene comune. In Silicon Valley questa attenzione si era un po persa, l'unico obiettivo era far presto, innovare più rapidamente possibile senza curarsi troppo delle conseguenze. Questa cosa poteva andare bene anni fa, non adesso che facciamo prodotti e servizi che entrano in ogni aspetto della vita delle persone. Dobbiamo rimettere le persone al centro. Dopo la pandemia il mondo sarà sempre più connesso, le persone e gli oggetti dialogheranno tramite microchip, l'intelligenza artificiale avrà un ruolo sempre maggiore. Io sono ottimista per il futuro, ma non basta considerare il fatturato, deve tornare a guidarci l'etica".