MILANO - La pandemia nel 2000 ha portato in Europa ad una riduzione del reddito medio da lavoro del 7% rispetto al 2019. E' quanto mette in evidenza Eurostat nei dati diffusi questa mattina, rilevando anche per che il reddito familiare disponibile medio e il tasso di rischio di povertà sono rimasti stabili a livello europeo, pur con tendenze diverse tra i Paesi. E tra i 27 Paesi dell'Unione è l'Italia ad avere registrato proprio l'incremento maggiore del tasso di rischio povertà "Le perdite che riguardano il reddito da lavoro - si legge nella nota dell'Eurostat - sono in gran parte dovute all'aumento senza precedenti del numero di lavoratori assenti dal lavoro o a orari ridotti. Tuttavia, i consueti trasferimenti e tasse governativi, nonché le politiche temporanee, hanno contribuito a compensare l'impatto della crisi Covid-19 sul reddito disponibile delle famiglie", spiega Eurostat nella sua nota.
"Questi regimi temporanei - sottolinea l'ufficio europeo di statistica Eurostat - hanno svolto un ruolo importante nella stabilizzazione dei salari e del reddito delle famiglie, in particolare per quelle a reddito più basso. Sebbene le persone con quintili a basso reddito siano state maggiormente colpite dalla crisi Covid-19, questi regimi temporanei hanno contribuito a compensare le loro perdite di reddito. I benefici retributivi seguono una distribuzione progressiva, essendo più elevati per chi ha redditi più bassi".
A livello dell'Ue, il reddito familiare disponibile e il tasso di rischio di povertà sono rimasti stabili nel 2020, ma la situazione è variata tra gli Stati membri dell'Ue. Rispetto al 2019, tra gli Stati membri con dati statisticamente significativi, oltre alla già citata Italia, i maggiori aumenti del tasso di rischio di povertà della popolazione in età lavorativa sono stati osservati in Spagna, Croazia, Slovenia e Grecia. In circa la metà degli Stati membri, il tasso di rischio di povertà è rimasto stabile nel 2020, mentre è diminuito in Estonia.