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Arvedi, nel 2020 utile netto a 34,5 milioni. Il Covid non frena la crescita degli occupati

I numeri del bilancio del gruppo siderurgico: ricavi a 1,7 miliardi, i dipendenti salgono a quota 3800. Nessun ricorso a cassa Covid
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MILANO - Arvedi supera l'emergenza Covid chiudendo il 2020 con un utile netto di 34,5 milioni. Un dato, spiega la società in un comunciato, condizionato "dagli effetti  della pandemia e dall’adeguamento tecnologico del forno elettrico" e  in calo rispetto ai 56,5 milioni del 2019. "La redditività si è tuttavia mantenuta su livelli soddisfacenti, ben superiori a quelli dei maggiori competitori, nonostante l’impatto negativo sulla domanda dovuto alla chiusura di molte attività a seguito dell’emergenza sanitaria, che ha determinato una contrazione dei prezzi di vendita", spiega ancora l'azienda.

La crisi Covid non ha impedito all'azienda di crescere ancora in temrii di organico. "La consolidata posizione di mercato e la leadership tecnologica sostenuta da un importante piano di investimenti, che non ha subito rinvii o ritardi, hanno consentito al Gruppo Arvedi, in un anno oggettivamente difficile, di aumentare l’occupazione a più di 3.800 unità in Italia. Nell’ultimo decennio il trend positivo dei volumi prodotti e venduti è stato pressoché sempre in controtendenza rispetto al mercato dei prodotti piani europei. Il decremento dei volumi nel 2020 è stato inferiore alla media registrata sul mercato europeo", spiega il comunicato aggiungendo anche che "Acciaieria Arvedi non ha fatto ricorso a Cassa Integrazione Ordinaria con causale Covid-19, né agli altri strumenti emergenziali di sostegno previsti dal legislatore".

"I risultati confermano le caratteristiche di solidità del Gruppo, che per la sola Acciaieria Arvedi, principale controllata, ha investito circa 1,4 miliardi di euro tra il 2007 e il 2020. I ricavi del 2020 di Acciaieria Arvedi sono stati pari a € 1.710 milioni (€ 2.049 milioni nel 2019). La drastica riduzione del consumo di prodotti siderurgici, legata ad un contesto di mercato già poco brillante a inizio anno e impattato dal diffondersi della pandemia, ha negativamente influito sia sulle quantità, sia sui prezzi di vendita. Il margine operativo lordo, in percentuale sui ricavi, è stato pari all’8,2 per cento rispetto al 9,9 del 2019", si legge ancora nella nota della società.

"L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2020 era pari a € 460 milioni (€ 342 milioni nel 2019): l’incremento è conseguente alle azioni di sostegno alla filiera, quali le maggiori dilazioni di pagamento concesse alla clientela e il mantenimento di tutti gli impegni in scadenza", sottolinea l'azienda in un comunicato.