ROMA - Il blocco dei licenziamenti ha salvato 330 mila posti di lavoro: lo attesta il Rapporto Annuale Inps, presentato stamane dal presidente Pasquale Tridico alla Camera dei Deputati. E intanto Bankitalia fa sapere che nel primo semestre di quest'anno sono stati creati 719 mila posti di lavoro.
Nel 2020, attesta l'Inps, la Cassa integrazione ha moltiplicato i pagamenti per 13 volte, passando da 1,4 miliardi di euro nel 2019 a 18,7 miliardi nel 2020, i beneficiari sono aumentati di 11 volte, passando da 620mila nel 2019 a 6 milioni e 700mila lavoratori. Quattro milioni e 300mila lavoratori autonomi, professionisti, stagionali, agricoli, lavoratori del turismo e dello spettacolo hanno ricevuto indennità speciali di sostegno, 210mila disoccupati hanno fruito del prolungamento del trattamento di disoccupazione; 515mila famiglie hanno avuto i congedi familiari retribuiti e 850mila il bonus baby-sitting; 722mila famiglie con gravi difficoltà economiche hanno ottenuto il Reddito emergenziale, aggiugendosi a 1,8 milioni di famiglie che percepiscono regolarmente il reddito o la pensione di cittadinanza; 216mila lavoratori domestici hanno avuto il bonus.
Presentando il Rapporto Annuale Tridico ha messo in fila uno dopo l'altro i numeri dell'anno della grande emergenza sanitaria ed economica, e dello sforzo straordinario compiuto dalle istituzioni del Paese per sostenere chi è stato maggiormente danneggiato, per evitare che venisse travolto dalla perdita improvvisa di lavoro e reddito. Sforzo straordinario che va riconosciuto anche all’Inps: si è molto discusso della produttività della Pubblica Amministrazione in smart working, ma anche a questo proposito l’Inps ha da opporre dati straordinari alla tesi che da remoto si è lavorato di meno. “Gli interventi messi in atto dall’Istituto per emergenza Covid hanno raggiunto oltre 15 milioni di beneficiari pari a circa 20 milioni di individui, per una spesa complessiva pari a 44,5 miliardi di euro”, dice Tridico, aggiungendo che questo è stato possibile grazie a “un incremento della produttività o produzione lorda totale pari a +12,5% sul 2019, con picchi di +108,0% per la produzione riferita agli ammortizzatori sociali”.
Bilancio in rosso per 7,1 miliardi
La moltiplicazione delle prestazioni non ha pesato solo sull’impegno dei dipendenti, ma anche sul bilancio dell’Istituto: il grosso della spesa è stato a carico della fiscalità generale, ma la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, il Fondo di integrazione salariale e gli altri Fondi di solidarietà di settore hanno finanziato interventi di integrazione salariale per una spesa complessiva pari, nel 2020, a 7,3 miliardi di euro. Inoltre, soprattutto per effetto del crollo dei contratti stagionali e a tempo determinato registrato nel 2020, le entrate contributive dell’Istituto si sono ridotte, rispetto al 2019, di 11 miliardi di euro. Il risultato, spiega il presidente, è stato “un peggioramento del risultato finanziario di competenza dell’Istituto, che è passato da +6,6 miliardi di euro del 2019 (il miglior risultato degli ultimi 11 anni) a –7,1 miliardi di euro del 2020”.
Una situazione che però è già in via di ripresa: "Nei primi cinque mesi dell’anno in corso - dice Tridico - registriamo importanti segnali di ripresa del tessuto produttivo. Infatti, al 31 maggio 2021, le entrate contributive riferite a tutto il settore privato (azien[1]de, lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori domestici) sono aumentate di 4,5 miliardi di euro, con un incremento sul 2020 di oltre nove punti percentuali. Siamo confidenti che, nel corso dell’anno, la sostenuta ripresa economica in atto riporti le entrate contributive dell’Inps ai livelli del 2019, consentendoci di superare in un solo anno gli effetti finanziari negativi della pandemia".
Salvati 330 mila posti, ma calano ore di lavoro e salari
"I posti di lavoro preservati con il blocco dei licenziamenti nel periodo marzo 2020-febbraio 2021, rispetto alla fisiologia del mercato del lavoro come documentata dai dati statistici disponibili, possono essere valutati in circa 330.000 e per oltre due terzi riconducibili alle piccole imprese (fino a 15 dipendenti)", dice Tridico, aggiungendo che "a fine febbraio 2021 i posti di lavoro dipendente presso le aziende private risultavano diminuiti di 37.000 unità rispetto allo stesso momento dell'anno precedente''. E' da vedere ora come evolverà la situazione.
La flessione registrata nell'ultimo anno è più per le ore di lavoro che per gli occupati: tra il primo trimestre 2021 e il quarto trimestre 2019 gli occupati sono calati del 2,8%, le unita' di lavoro del 7,1% e le ore lavorate del 7,7%. La retribuzione media annua dei dipendenti è scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 con un calo del 4,3% e una perdita media per dipendente di poco più di 1.000 euro.
Bankitalia, nel primo semestre creati 719 mila posti
Nei primi sei mesi dell'anno sono stati creati 719.000 posti di lavoro, oltre il 12% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. E' quanto emerge dalla nota congiunta di Banca d'Italia con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali La dinamica occupazionale, in ripresa già dalla fine di aprile, si è nettamente rafforzata nei due mesi successivi, favorita dai progressi della campagna vaccinale e dalla conseguente graduale rimozione dei vincoli alle attivita' economiche. Rimane però ancora ampio il divario tra i contratti di lavoro attivati dall'inizio della pandemia e quelli che si stima sarebbero stati osservati in assenza della crisi Covid-19, circa 270.000.
La crescita è trainata dai contratti a termine: nei soli mesi di maggio e giugno sono stati creati 520.000 posti di lavoro a tempo determinato, portando il numero complessivo dei nuovi contratti a termine attivati dall'inizio dell'anno, al netto delle cessazioni, a circa 611.000, 245.000 in più rispetto al 2019 (il saldo era stato sostanzialmente nullo nella prima metà del 2020).
Reddito di cittadinanza, due terzi dei percettori non occupabili
Tridico smonta la polemica nei confronti dei percettori del reddito di cittadinanza che "rifiutano il lavoro", secondo accuse mosse da varie direzioni, da imprenditori a esponenti politici. 'L'analisi - ricorda - mostra che i due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari nel 2020, di cui un quarto minori, non risultano presenti negli archivi Inps degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019, e sono quindi distanti dal mercato del lavoro e forse non immediatamente rioccupabili; il restante terzo che invece risulta presente, rivela in media un reddito pari al 12% delle retribuzioni annue prevalenti tra i lavoratori del settore privato in Italia, e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel corso del periodo precedente all'introduzione del sussidio. Ne emerge quindi un quadro di effettiva esclusione sociale per gli individui coinvolti dalle misure''.
I dati citati da Tridico vengono ripresi dal ministro del Lavoro Andrea Orlando: "Invito a leggere il rapporto annuale Inps prima di parlare del reddito di cittadinanza. Lo dico perché credo che la discussione che si sta sviluppando prescinde completamente dai dati che emergono dal rapporto. O si contesta questo rapporto oppure si parte da lì. E questo lo dico perché la discussione appare a un tasso di strumentalità che fa sospettare che si sia in procinto di attivare una pericolosa, sbagliata campagna contro i poveri e di criminalizzazione della povertà". "Se questo fosse, - conclude Orlando - non sarebbe utile al Paese che ha bisogno di pace sociale, di coesione e non ha bisogno di riaprire fratture profonde. Ha bisogno semmai di migliorare, non di destrutturare, e non di aprire conflitti laddove non e' necessario".