Economia

Ghosn, il racconto della fuga nella maxi custodia: "È stata l'ora e mezza più lunga della mia vita"

L'ex amministratore delegato di Renault Nissan in una intervista alla Bbc torna sulla sua rocambolesca evasione dagli arresti domiciliari: "Sapevo che sarebbe stata la mia unica chance"
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LONDRA – “È stata l’ora e mezza più lunga della mia vita”. Così Carlos Ghosn riassume la sua rocambolesca fuga dal Giappone, nascosto dentro la custodia di uno strumento musicale, in un’intervista alla Bbc. Il modo in cui l’ex-amministratore delegato della Renault Nissan ha raggiunto il Libano, suo paese d’origine, era noto, ma nella conversazione con l’emittente di stato britannica aggiunge qualche particolare che non era ancora conosciuto.

Fino ad allora uno degli uomini più potenti nell’industria dell’auto mondiale, Ghosn era stato arrestato a Tokyo nel novembre 2018 con l’accusa di illeciti finanziari, sempre negati, che li ha definiti un complotto delle autorità giapponesi, risentite per la crescente influenza della Renault nel gruppo e per le sue iniziative. “Fu come essere investito da un bus”, ricorda l’ex-Ceo parlando con la Bbc delle circostanze dell’arresto. “L’unica memoria che ho di quel momento è uno shock, un trauma sconvolgente”. Trasportato in prigione e confinato in cella, “di colpo ho dovuto imparare a vivere senza orologio, senza computer, senza notizie, perfino senza una biro, senza più niente”.

La carcerazione preventiva per oltre un anno, quindi agli arresti domiciliari, durante i quali gli era tuttavia proibito di incontrare la moglie, sono stati la motivazione a cercare di scappare ad ogni costo, convinto di non poter avere possibilità di difendersi in una nazione in cui il 99,4 per cento dei processi si concludono con una condanna. “Il piano era non mostrare la mia faccia, perché avrei rischiato di essere riconosciuto”, dice Ghosn nell’intervista. “E l’unico modo per non fare vedere il mio volto era chiudermi in una scatola o in una valigia”. In quei giorni a Tokyo c’erano molti concerti e così, con l’aiuto dei due americani che fingevano di essere orchestrali, il manager pianifica la sua grande fuga nascosto dentro alla custodia di uno strumento.

“Quando entri nella scatola”, dichiara l’ex-ad della Renault Nissan alla Bbc, “non pensi al passato, non pensi al futuro, pensi soltanto all’attimo che stai vivendo. Non hai paura, non hai emozioni. Sai che è la tua unica chance, perché se sbagli pagherai con la vita, nel senso che resterai un ostaggio nelle mani del Giappone”. In tutto, Ghosn rimane sigillato nella custodia per un’ora e mezzo: “Ma per me è stato come se fosse un anno e mezzo”.

Ne esce quando è già su un aereo privato. Dopo avere cambiato volo in Turchia, il mattino dopo atterra a Beirut, dove vive tuttora: al sicuro perché il Libano non ha un trattato di estradizione con il Giappone. Ma i due americani che lo hanno aiutato a fuggire Michael e Peter Taylor, consegnati dagli Stati Uniti alla giustizia giapponese, rischiano una condanna a tre anni di prigione. E rischia il carcere anche il suo ex-collega alla Nissan, Greg Kelly, attualmente agli arresti domiciliari a Tokyo, accusato degli stessi illeciti. Il dramma che ruota attorno a Ghosn, commenta la Bbc, non è finito.