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Morti sul lavoro, nel 2021 già dati record. L'Inail: "Non basta più indignarsi"

Il presidente Bettoni presenta in Parlamento la relazione annuale dell'Istituto. Dopo la parentesi Covid l'emergenza sta tornando quella di sempre. Irregolare l'86% delle imprese controllate. Il ministro Orlando: "Un dato inaccettabile"
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ROMA - Gli ultimi due casi sono di giovedì scorso. Come sempre prima della tregua dei fine settimana. Tregua, sì, perché come le ha definite Bruno Giordano, il magistrato da poco nominato alla guida dell'Ispettorato nazionale del lavoro, quelle morti sono un "crimine di pace". Bujar Hysa, 63 anni, albanese ma da una vita in Italia, operaio di una cooperativa di facchinaggio, è stato travolto da un coil di acciaio nello stabilimento Marcegaglia del porto di Ravenna. Poche ore dopo, sempre nel mare ravennate, l'esplosione della tubatura nella sala macchine di un cargo ha ucciso un marinaio egiziano. Le cronache parlano dei dubbi giurisdizionali perché la nave batte bandiera panamense, ma nessuno ha ancora detto almeno come si chiamava quel lavoratore.

Proprio oggi il presidente dell'Inail ha presentato a Montecitorio la relazione annuale dell'Istituto: "Il pesante bilancio infortunistico ci fa comprendere che non si …

ROMA - Gli ultimi due casi sono di giovedì scorso. Come sempre prima della tregua dei fine settimana. Tregua, sì, perché come le ha definite Bruno Giordano, il magistrato da poco nominato alla guida dell'Ispettorato nazionale del lavoro, quelle morti sono un "crimine di pace". Bujar Hysa, 63 anni, albanese ma da una vita in Italia, operaio di una cooperativa di facchinaggio, è stato travolto da un coil di acciaio nello stabilimento Marcegaglia del porto di Ravenna. Poche ore dopo, sempre nel mare ravennate, l'esplosione della tubatura nella sala macchine di un cargo ha ucciso un marinaio egiziano. Le cronache parlano dei dubbi giurisdizionali perché la nave batte bandiera panamense, ma nessuno ha ancora detto almeno come si chiamava quel lavoratore.

Proprio oggi il presidente dell'Inail ha presentato a Montecitorio la relazione annuale dell'Istituto: "Il pesante bilancio infortunistico ci fa comprendere che non si fa ancora abbastanza - dice Franco Bettoni, con gli stessi concetti dell'anno scorso e di tutti i suoi predecessori da decenni - . Non è sufficiente indignarsi ma occorre agire. Le norme ci sono e vanno rispettate. È necessario un impegno forte e deciso di tutti per realizzare un vero e proprio 'patto per la sicurezza' tra istituzioni e parti sociali. Coinvolgere gli attori del sistema nazionale di prevenzione, rafforzare i controlli, promuovere una maggiore sensibilizzazione di lavoratori e imprese, potenziare la formazione e l'informazione per costruire una cultura della sicurezza, a partire dal mondo della scuola, dare sostegno economico alle aziende: sono tutte azioni da perseguire con determinazione e l'Istituto è pronto a fare la sua parte".

Drammatiche statistiche e indignazione. Questo è il massimo che il nostro Paese riesce a produrre sul fronte dei caduti per lavoro. La relazione dell'Inail fotografa il 2020, l'anno della pandemia, ma i dati aggiornati a maggio scorso ci dicono che i pro (minore attività produttiva) e i contro (i decessi e le malattie per il virus) del Covid si sono compensati e insieme alla auspicata normalità delle nostre vite, anche gli infortuni sul lavoro si stanno riadeguando al ritmo di sempre. Insopportabile. Nell'intero scorso anno le denunce per infortuni sono state 375.238 contro le 415.725 del 2019, i decessi 799 contro i 705 dell'anno precedente. Nei primi cinque mesi di quest'anno, le denunce per infortunio sono già arrivate a quota 219.262 (erano 207.472 nello stesso periodo del 2020), le morti a 434 (432): significa che se la tendenza media dovesse confermarsi, a fine anno avremo quasi mille decessi e più di mezzo milione di infortuni.

Non è il caso ovviamente di fare analisi e verifiche statistiche, perché si parla di esistenze stroncate, ferite indelebili, e non è certo un punto percentuale in più o in meno ad angosciare o rassicurare. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, in occasione dei recenti casi più eclatanti (il sindacalista della logistica travolto da un tir durante un picchetto, la morte della giovane Luana a Prato) ha annunciato interventi nella logistica, appunto, sull'organico degli ispettori, nell'edilizia (un decreto ha introdotto la verifica della congruità dell'incidenza di manodopera impiegata), nell'estensione della copertura assicurativa a categorie di lavoratori dipendenti e autonomi oggi esclusi, e più in generale sull'intero versante della sicurezza (la nomina di Giordano compresa)

"Bisogna rendere più fluido il sistema istituzionale disegnato dal Testo Unico - ha detto Orlando in una recente audizione parlamentare - potenziare il ruolo di cabina di regia del Comitato previsto all'art. 5 prevedendo una struttura dotata di un apparato stabile, un raccordo con gli altri soggetti pubblici coinvolti, delle risorse finanziarie e i necessari interventi regolamentari utili a garantirne il funzionamento efficace". Sullo sfondo, le idee e le proposte che girano da anni nel Paese: dalla Procura Nazionale del Lavoro alla patente a punti per le imprese. Ricette, suggestioni, ma fin qui pochi fatti concreti.

Anche il presidente dell'Inail elenca impegni per il futuro: estendere la tutela assicurativa agli oltre tre milioni di lavoratori che non ne hanno ancora diritto (tra questi, incredibile ma vero, i vigili del fuoco), migliorare le prestazioni economiche per gli infortunati e i tecnopatici, destinare maggiori risorse per il potenziamento della prevenzione attraverso i diversi filoni di intervento e affinare gli strumenti di rendicontazione dell'Istituto. "Alla luce dell'aumento degli infortuni con menomazioni più lievi e dell'insorgenza della nuova tipologia rappresentata dai contagi da Covid-19 - aggiunge Bettoni - riteniamo fondamentale garantire un indennizzo per i danni all'integrità psicofisica del lavoratore a seguito di incidenti sul lavoro e malattie professionali anche con un'invalidità inferiore al 6%. Raggiungere l'obiettivo della completa eliminazione della franchigia sarebbe un atto di grande civiltà"

Interventi imprescindibili e probabilmente tardivi. Perché un'intera cultura del lavoro non può essere cambiata da un giorno all'altro. E che si tratti di una questione sociale endemica, senza assoluzioni per nessuno, lo dimostrano ancora le rilevazioni dell'Inail: "Nel 2020 l'Istituto ha continuato a svolgere un'azione di controllo amministrativo per la verifica di congruità nella corresponsione dei premi di assicurazione e il contrasto all'evasione. Le aziende ispezionate sono state 7.486 e l'86,57% sono risultate irregolari. I lavoratori regolarizzati sono stati 41.477 (-16,76% rispetto al 2019), di cui 39.354 irregolari e 2.123 in nero. Sono state accertate retribuzioni imponibili evase per circa un miliardo e mezzo di euro e richiesti premi per oltre 38 milioni di euro". Il tasso di irregolarità oltre quota 86%, definito "inaccettabile" da Orlando: un Everest da scalare per imprese, istituzioni e lavoratori. Una missione impossibile, ma doverosa nel nome di Bujar e di tutti agli altri caduti sul lavoro.