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Giani (Citi): "L'Italia crescerà più dell'Eurozona. Bce fondamentale per tenere sotto controllo il debito"

Secondo l'economista della banca americana, la fiammata dei prezzi Usa è temporanea e non c'è il pericolo di stagflazione
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MILANO - Italia migliore dell'Eurozona come prospettive di ripresa economica, come da poco ha certificato il Fmi. Risparmi e riaperture a spingere i consumi, con l'incognita di un debito pubblico in fortissima espansione a causa delle misure di sostegno, sul quale però sorveglia la Bce a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli. A livello globale, il rischio che l'inflazione faccia deragliare la ripresa resta confinato a una fiammata temporanea e anche l'ipotesi di assistere a un periodo di stagflazione non preoccupa. Giada Giani, economista di Citi, quali sono le vostre previsioni di crescita per gli Usa, l'Eurozona e l'Italia?

Citi stima la crescita del Pil americano ad un tasso sostenuto del 6.4% per il 2021 e un rallentamento marcato, al 3.3% nel 2022, inferiore al consenso (+4.2%). Il Pil USA è già tornato ai livelli pre-Covid, molto prima rispetto all'Eurozona, grazie ad un rimbalzo più marcato del settore dei serv…

MILANO - Italia migliore dell'Eurozona come prospettive di ripresa economica, come da poco ha certificato il Fmi. Risparmi e riaperture a spingere i consumi, con l'incognita di un debito pubblico in fortissima espansione a causa delle misure di sostegno, sul quale però sorveglia la Bce a mantenere condizioni di finanziamento favorevoli. A livello globale, il rischio che l'inflazione faccia deragliare la ripresa resta confinato a una fiammata temporanea e anche l'ipotesi di assistere a un periodo di stagflazione non preoccupa. Giada Giani, economista di Citi, quali sono le vostre previsioni di crescita per gli Usa, l'Eurozona e l'Italia?

Citi stima la crescita del Pil americano ad un tasso sostenuto del 6.4% per il 2021 e un rallentamento marcato, al 3.3% nel 2022, inferiore al consenso (+4.2%). Il Pil USA è già tornato ai livelli pre-Covid, molto prima rispetto all'Eurozona, grazie ad un rimbalzo più marcato del settore dei servizi, il più colpito dalle restrizioni Covid, in seguito alla campagna vaccinale e al massiccio stimolo fiscale USA. L'accelerazione delle vaccinazioni ha permesso anche al Pil dell'Eurozona e dell'Italia di rimbalzare già nel secondo trimestre 2021, prima di quanto ci attendessimo solo qualche mese fa, e la ripresa dell'attività dovrebbe continuare anche nel terzo e quarto trimestre, nonostante il recente aumento dei contagi in quasi tutti i paesi Europei. Citi prevede una crescita del Pil Eurozona del 4.6% nel 2021 e 4.5% nel 2022. L'Italia dovrebbe sovraperformare l'Eurozona quest'anno, con una crescita attesa del 5.5%, in parte come conseguenza di una discesa più marcata nel 2020 e in parte grazie alle misure di sostegno fiscale adottate dal governo maggiori che in altri paesi Europei.

Bankitalia ha recentemente sottolineato come si intraveda una ripartenza dei consumi. Quali sono gli elementi che ci fanno essere ottimisti per la ripresa?

La spesa per consumo dovrebbe beneficiare di due elementi importanti quest'anno: l'alto livello di risparmio accumulato da inizio pandemia (equivalente a circa il 10% del reddito disponibile annuo) e la riapertura delle attività di servizi. Fino ad ora la ripresa dei consumi è stata trainata dalla spesa per beni, soprattutto durevoli, nei prossimi trimestri la spesa per servizi dovrebbe assumere un ruolo maggiore.

Che impatto stimate possa avere il Pnrr sulla crescita italiana?

Ci attendiamo un impatto inferiore ai 3,6 punti percentuali di Pil stimati dal governo per il periodo 2021-26, ma comunque un impatto importante, con gli effetti maggiori sulla crescita attesi per il 2023 e 2024, principalmente attraverso investimenti pubblici e privati più elevati. Il Pnrr italiano è il più amibizioso in termini di piani di investimento - circa 10% del Pil - rispetto ad altri paesi dell'Eurozona. Anche assumendo un tasso di assorbimento ben inferiore al 100%, le risorse mobilizzate saranno ingenti. Ma più importante ancora dell'effetto diretto dei maggiori investimenti sarà l'effetto positivo delle riforme strutturali che accompagnano il Pnrr (giustizia, pubblica amministrazione) che se correttamente implementate potranno alzare non solo il livello del Pil ma il tasso di crescita potenziale dell'economia italiana nel medio termini grazie ad incrementi di produttività.

Post-covid, resterà un'economia gravata da un debito senza precedenti. Quanto preoccupa agli occhi della finanza internazionale?

Il debito pubblico è aumentato molto durante la pandemia in Italia ma anche in tutti gli altri paesi periferici dell'Eurozona, non solo per effetto delle misure di sostegno prese dai governi, ma soprattutto per la discesa del Pil. Tuttavia qualsiasi livello di debito rimane sostenibile a due condizioni: il primo è che il Pil ritorni al livello pre-crisi velocemente, in modo che la base fiscale non venga erosa in modo permanente e il secondo che le condizioni di finanziamento del debito rimangano favorevoli. Su entrambe le condizioni il supporto dell'Europa - attraverso il Recovery fund e la politica espansiva della BCE - sono fondamentali perché i mercati internazionali rimangano convinti della sostenibilità finanziaria dei paesi membri dell'Eurozona, inclusa l'Italia.

Qual è la vostra previsione sull'inflazione americana: temporanea o rischia di far deragliare la ripartenza?

Rimaniamo dell'idea che la salita dell'inflazione sia temporanea, con il CPI previsto crescere al 3.4% nel 2021 e rallentare al 2.5% nel 2022 e al 2% nel 2023. Tuttavia i rischi che la fase inflazionistica perduri più a lungo stanno aumentando, a causa di un aumento delle aspettative di inflazione e al perdurare della scarsità di input nel processo produttivo che continua a spingere verso l'alto i prezzi delle materie prime e dei beni intermedi.

La Bce ha da poco modificato la sua strategia, alla Fed si ragiona di rialzo dei tassi. Che rischi derivano dalle scelte delle Banche centrali?

La banche centrali sono state uno dei due supporti fondamentali con le loro politiche espansive, insieme alle politiche fiscali, per proteggere le economie durante la pandemia. Le fasi di riduzione dello stimolo monetario sono sempre molto delicate per i mercati finanziari. Tuttavia, sia la Fed sia la BCE hanno chiaramente comunicato l'intenzione di non rimuovere troppo velocemente lo stimolo. Soprattutto la BCE, avendo alzato il target di inflazione al 2% (rispetto a "close but below 2%"), si è mossa verso una politica di tassi bassi/negative ancora più prolungata.

C'è il rischio concreto di un periodo, nel medio-lungo termine, di crescita tiepida e inflazione come i tassi Usa sembrano indicare? 

Credo che il rischio di uno scenario di stagflazione sia limitato. L'inflazione elevata al momento almeno in parte riflette problemi di offerta di prodotti intermedi e materie prime, che molto probabilmente andranno a risolversi, permettendo all'offerto di adeguarsi alla domanda e riducendo la pressione sui prezzi. Anche l'offerta di lavoro, che negli USA sta creando pressioni verso l'alto sui salari, aumentarà con il progressivo normalizzarsi della situazione epidemica.