Whirlpool, 100 milioni di fondi pubblici incassati. Il Mise studia un futuro alternativo per Napoli
di
Marco Patucchi
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di Marco Patucchi
Un documento fa i conti in tasca alla multinazionale americana che ha 6 stabilimenti produttivi in Italia e ha chiuso quello campano. Trattativa con due aziende locali e un gruppo nazionale per la reindustrializzazione e il riassorbimento dei 350 posti di lavoro
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ROMA - Circa 71 milioni di aiuti concessi, di cui 65 milioni effettivamente erogati e 34,5 milioni di finanziamenti agevolati. Per un totale di quasi 100 milioni di euro di risorse passate concretamente dalle casse dello Stato a quelle della Whirlpool da quando è nel nostro Paese. Ad elargirli il ministero dello Sviluppo Economico e alcune delle Regioni dove sono presenti i sei siti produttivi, nello specifico Lombardia, Toscana e Campania (due impianti sono nelle Marche). Risorse vanamente "inseguite" per un eventuale recupero, dalle norme anti-delocalizzazioni varate da Luigi Di Maio quando guidava il Mise, mentre dopo le chiusure succedutesi nelle ultime settimane, il governo Draghi è al lavoro su altre ipotesi di intervento normativo per frenare le multinazionali.
ROMA - Circa 71 milioni di aiuti concessi, di cui 65 milioni effettivamente erogati e 34,5 milioni di finanziamenti agevolati. Per un totale di quasi 100 milioni di euro di risorse passate concretamente dalle casse dello Stato a quelle della Whirlpool da quando è nel nostro Paese. Ad elargirli il ministero dello Sviluppo Economico e alcune delle Regioni dove sono presenti i sei siti produttivi, nello specifico Lombardia, Toscana e Campania (due impianti sono nelle Marche). Risorse vanamente "inseguite" per un eventuale recupero, dalle norme anti-delocalizzazioni varate da Luigi Di Maio quando guidava il Mise, mentre dopo le chiusure succedutesi nelle ultime settimane, il governo Draghi è al lavoro su altre ipotesi di intervento normativo per frenare le multinazionali.
I conti in tasca alla filiale italiana di Whirlpool li fa un documento che gira in ambienti governativi e sindacali e che aggiunge benzina sul fuoco di una situazione tesissima a Napoli, dove la Whirlpool ha chiuso lo stabilimento di via Argine (lavatrici) lasciando senza lavoro, e da metà luglio anche senza ammortizzatori sociali, 350 tra operaie e operai. Lavoratori che continuano la loro lotta nel presidio permanente ai cancelli della fabbrica, dopo scioperi, blocchi stradali e ferroviari, e che insistono nel chiedere al governo di convincere l'azienda a tornare sui suoi passi. Nonostante Whirlpool abbia ribadito a più riprese la fine dell'impianto napoletano, considerato non più redditizio, rinunciando in ultimo anche ad accedere alla Cassa integrazione Covid.
di Carlo Bonini (coordinamento editoriale), Mariachiara Giacosa e Marco Patucchi. Video di Bruno Bigoni. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Immagini e grafiche Gedi Visual, di Carlo Bonini (coordinamento editoriale), Mariachiara Giacosa e Marco Patucchi. Video di Bruno Bigoni. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Immagini e grafiche Gedi Visual
Domani, giovedì, ci sarà una riunione tecnica al ministero dello Sviluppo Economico. Un tavolo "solo" tecnico perchè il futuro di Whirlpool resta in salita. Stante l'impossibilità di far recedere il gruppo dalla chiusura della fabbrica, il governo (e nello specifico la viceministra Alessandra Todde e Invitalia, società di promozione industriale del ministero dell'Economia) sta cercando di mettere insieme un pool di imprese italiane che si facciano carico di un piano di reindustrializzazione, al momento tracciato con progetti di riassorbimento della manodopera in aziende campane (si continua a trattare con la Adler e la Htl Fitting, ambedue del settore automotive) e in un'altra impresa nazionale con la quale si sta provando a stringere un accordo, cercando soprattutto di vincerne le resistenze a fronte delle tensioni sociali intorno alla fabbrica di via Argine.
Il possibile futuro alternativo per la Whirlpool di Napoli si intuisce anche nelle dichiarazioni recenti del ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti: "Io penso che quella crisi, come tante altre crisi che ci sono e ci saranno, dovranno essere risolte anche con tanta fantasia industriale. Se non si possono fare più certi tipi di prodotto, dobbiamo immaginare come lì si possano fare altre attività economiche dando posti di lavoro". Alternative alla produzione di lavatrici, respinte dai lavoratori e dai sindacati, anche se si comincia ad intravedere qualche piccolo accenno a un cambio di rotta. La leader della Fiom-Cgil Francesca Re David, ad esempio, nei giorni scorsi pur ribadendo che "non occorrono soluzioni fantasiose e che è necessaria la ripresa produttiva di lavatrici nello stabilimento di Napoli", ha aggiunto che i sindacati, "qualora il governo dovesse avanzare una proposta industriale uguale o superiore alla Whirlpool, la esamineranno con attenzione".