MILANO - Nemmeno 24 ore dopo i dati positivi comunicati dall'Istat sull'andamento dell'industria a giugno, il Centro Studi di Confindustria anticipa già le possibili cattive notizie in arrivo nelle prossime settimane. La produzione industriale comincia a rallentare, a luglio segna -0,7% e sullo sfondo, evidenzia il Csc, si cominciano già ad affacciare gli effetti della diffusione della variante Delta come possibile ostacolo per la ripartenza.
Il calo della produzione, scrive Confindustria, è legato "sia a un maggiore ricorso alle scorte di magazzino, necessario per soddisfare l'afflusso di ordini, sia ad alcune strozzature dell'offerta lungo la filiera produttiva internazionale dovute alla scarsità di alcune componenti e materie prime". Un tema questo che era già cominicato ad emergere dalle rilevazioni di Markit sul pmi manifatturiero, le indagini condotte tra i direttori degli acquisti delle imprese. La scarsitaà di materie prime e componenti hanno determinato un blocco delle catene globali di fornitura, provocando strozzature nell'offerta in particolare in alcuni settori (automotive, elettronica, macchinari). Il peggioramento degli indicatori relativi a lavoro inevaso e tempi medi di consegna dei fornitori riflette questi crescenti problemi di approvvigionamento che tendono a frenare l'espansione dell'attività - nonostante un aumento delle commesse - e creano pressioni sulla capacità produttiva. La domanda interna mostra una maggiore vivacità rispetto a quella estera.
Ma quello che preoccupa ancora di più il Centro Studi è l'andamento della pandemia, dopo che il buon andamento della campagna vaccinale sembrava avere fatto imboccare al Paese una decisa strada di ripartenza. Il "ritorno dell'incertezza" legato alla diffusione della variante Delta "rischia di diventare il principale ostacolo alla ripresa in corso", sottolinea il Csc, evidenziando come gli imprenditori italiani restino per ora "ottimisti" ma come al tempo stesso la recrudescenza del virus inizia a "intaccare le attese di medio periodo".