MILANO - Un sistema informale di raccolta delle deleghe per controllare i voti in assemblea. E' la ricostruzione fatta dalla Consob nella sua relezione ispettiva su Cattolica del luglio 2020. In particolare, secondo l'Authority, in Cattolica, quando era ancora cooperativa e quindi prima della trasformazione in spa, operava in forma "stabile e informale" una "organizzazione per la raccolta delle deleghe di voto in assemblea" che faceva capo "a stretti collaboratori" dell'ex presidente Paolo Bedoni, i quali operavano "sulla base delle direttive di quest'ultimo". L'organizzazione coordinava un "ampio novero di agenti" come pure "fornitori e consulenti del gruppo" allo scopo di rastrellare deleghe "in ampia parte in bianco", a cui contribuivano anche associazioni di soci, Coldiretti e "varie entità" del mondo cattolico.
"Lo schema", analizzato in relazione all'assemblea dell'aprile 2019, prevedeva la raccolta di deleghe "soprattutto" in bianco, "senza l'indicazione del nome del delegato", "solitamente aggiunto in un secondo momento, a cura del delegato stesso" così da consentire lo smistamento da parte dei "collaboratori del presidente ai c.d. 'attivisti', soggetti "preposti all'individuazione di delegati". In tal modo le deleghe venivano frammentate nel rispetto del tetto statutario, allora vigente, di cinque deleghe a socio.
Le relazione, i cui stralci sono pubblicati dall'Ansa, punta il dito in particolare contro l'ex presidente Paolo Bedoni. "Io non posso avere dei fornitori o dei consulenti che votano con cinque deleghe contro la Cattolica...che mangiano qua [...] posso capire il socio che non ha attività di business e che magari, magari è socio ma chi lavora qua, e mangia qua, e prende consulenze qua e vota contro, mi dispiace...o prende le consulenze o sta a casa", avrebbe detto nel corso del cda del 15 ottobre 2018, in un intervento non verbalizzato ma fonoregistrato, la cui trascrizione è riportata nella relazione Ognuno dei soci è libero di fare quello che vuole - dice Bedoni - però chi prende soldi no!". Gli elenchi dei "grandi elettori" e dei soci "attivisti", dediti alla distribuzione delle deleghe in bianco, "confortano - scrive la Consob - la correlazione fra la raccolta di voti e l'attribuzione di vari incarichi di consulenza e fornitura".
La Consob, nel corso della sua ispezione, ha reperito "'istruzionì finalizzate a rendere "più difficile, in caso di controlli, l'accertamento del meccanismo" di distribuzione delle deleghe ed ha rilevato "l'incentivazione" alla raccolta attraverso "omaggi di modico valore ai soli soci deleganti, acquistati per Il tramite degli agenti e rimborsati da Cattolica". Anche "il particolare attivismo" di alcuni agenti nella raccolta dei voti sarebbe premiato con l' "erogazione di incentivazioni ufficialmente destinate ad altra finalità".
Per quanto riguarda le associazioni di soci e religiose "sono emersi segnali di correlazioni con l'attribuzione di incarichi" all'interno del gruppo e "con l'erogazione di liberalità o sponsorizzazioni" mentre Coldiretti avrebbe beneficiato di "una serie di rapporti economico-commerciali" con Cattolica, "spesso rivelatisi per nulla redditizi per quest'ultima".
Sull'ipotesi di illecita influenza sull'assemblea ha indagato la Procura di Verona. L'archiviazione, chiesta dalla Procura nonostante il permanere di "elementi di sospetto", non va però letta come "una patente di regolarità", ha precisato nei giorni scorsi il procuratore capo di Verona, Angela Barbaglio.