Deliveroo, gli investitori danno una seconda possibilità alla piattaforma dei rider: dopo il tracollo, rivede il prezzo di quotazione
MILANO - Deliveroo, la società delle consegne dei piatti pronti a domicilio, archivia il flop clamoroso della quotazione dello scorso 31 marzo, quando in un sol giorno, quello del debutto, crollò del 26% dal prezzo fissato a 390 pence. Uno choc per il mercato finanziario londinese che cercava conferme da un'operazione assai attesa e che si risvegliò pieno di dubbi sulla capacità di esser ancora il punto di riferimento per la tecnologia nel Vecchio continente, nonostante Brexit.
Le settimane successive alla quotazione sembravano rafforzare questo scetticismo: il titolo Deliveroo è precipitato fino alla seconda metà di aprile, poi è partita la riscossa. Da allora, calcola Bloomberg, il recupero è stato del 71% ed è così tornato il livello di partenza: 390 pence.
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Il voltafaccia degli investitori al debutto (il "flopperoo") era stato …
MILANO - Deliveroo, la società delle consegne dei piatti pronti a domicilio, archivia il flop clamoroso della quotazione dello scorso 31 marzo, quando in un sol giorno, quello del debutto, crollò del 26% dal prezzo fissato a 390 pence. Uno choc per il mercato finanziario londinese che cercava conferme da un'operazione assai attesa e che si risvegliò pieno di dubbi sulla capacità di esser ancora il punto di riferimento per la tecnologia nel Vecchio continente, nonostante Brexit.
Le settimane successive alla quotazione sembravano rafforzare questo scetticismo: il titolo Deliveroo è precipitato fino alla seconda metà di aprile, poi è partita la riscossa. Da allora, calcola Bloomberg, il recupero è stato del 71% ed è così tornato il livello di partenza: 390 pence.
SE LO SCHIAVO SEI TU: l'inchiesta di Repubblica sulla gig economy
Il voltafaccia degli investitori al debutto (il "flopperoo") era stato spiegato con un ventaglio di ragioni, da quelle di dettaglio a quelle strutturali: in primo luogo, la valutazione eccessiva da parte dei collocatori. Che, in seconda battuta, si innestava su una fase di sell-off globale sul comparto tecnologico. Ci sono poi state critiche di fondi che hanno rimarcato come l'economia del delivery soffra di margini troppo risicati per esser sostenibile. E per finire c'è chi ha letto nel flop dell'Ipo anche una reazione e presa di distanza della comunità finanziaria dal modello dei rider, per questioni di equità sociale ma anche - verrebbe da aggiungere - per le eccessive incertezze legate alla definizione dei contratti (e quindi del costo) del lavoro.
Nelle ultime settimane, non a caso, il vento è girato. Proprio sul fronte del lavoro, a giugno Deliveroo ha incassato una importante decisione favorevole dalla Corte britannica che ha confermato in appello la natura autonoma dell'attività dei rider della piattaforma, ribaltando le tesi delle unioni sindacali. La rivale tedesca Delivery Hero ha poi deciso di investire pesantemente nella società inglese: a inizio mese ha svelato una quota superiore al 5% che ha acceso le azioni di Deliveroo in Borsa: secondo i calcoli della Cnbc dovrebbe trattarsi di una scommessa intorno ai 400 milioni. I due gruppi, d'altra parte, non competono nel Regno Unito, dal cui mercato Delivery Hero si era chiamata fuori vendendo Hungryhouse a Just Eat già nel 2016.
E poi c'è la questione degli affari, che con la pandemia e i lockdown, hanno inserito il turbo. Il traguardo borsistico di Deliveroo è arrivato mentre Just Eat Takeaway.com, il competitor insieme ad altre società quali Uber eats, ha rilasciato conti superiori alle attese del mercato e vendite in forte crescita. La prima metà del 2021 si è chiusa in perdita, per ben 486 milioni di euro rispetto ai 59 milioni nello stesso periodo dello scorso anno. Ma le vendite sono aumentate a 1,77 miliardi di euro rispetto a 675 milioni di euro, riflettendo la forte crescita degli ordini durante la pandemia. Su base consolidata le vendite sono aumentate del 52% a 2,61 miliardi di euro nella prima metà dell'anno, rettificando le cifre per l'acquisizione da 7,3 miliardi di dollari della statunitense GrubHub da parte di Takeaway a giugno. L'amministratore delegato Jitse Groen ha infatti rimarcato che la società ha investito in modo significativo nelle operazioni nei primi sei mesi di quest'anno. "La nostra base di consumatori, la selezione dei ristoranti e la frequenza degli ordini sono notevolmente aumentate, il che porterà a un miglioramento della redditività in futuro", ha affermato.
La stessa Deliveroo ha innalzato gli obiettivi di numero di transazioni processate per l'anno, a luglio, e la scorsa settimana ha pubblicato dati in crescita nel primo semestre per ordini e ricavi. "La storia d'amore con il takeaway mostra solo piccoli segnali di raffreddamento, e Deliveroo ha portato a casa vendite resilienti nonostante i ristoranti abbiano riaperto", ha commentato Susannah Streeter di Hargreaves Lansdown a Bloomberg, proprio dopo la semestrale. Certo, resta il dubbio sul "se e come" l'effetto-pandemia resterà un fenomeno strutturale, rendendo meno incerti i margini e le prospettive di sviluppo del mercato, che ultimamente ha registrato operazioni di consolidamento e una concorrenza agguerrita. Per il momento, gli investitori sembrano intenzionati a dare una seconda chance a Deliveroo.