Aziende divise sul Green Pass in mensa. Il gruppo Coesia: "No alle discriminazioni", la Suba Seeds: "Pass o tampone a spese del lavoratore"
di Valentina ConteROMA - Aziende divise sull'obbligo di Green Pass per accedere a mensa. Il gruppo Coesia di Bologna non vuole discriminare i lavoratori. Mentre la romagnola Suba Seeds impone il tampone ai dipendenti privi di pass non solo per andare in mensa, ma per entrare in azienda. Il tema è sul tavolo del governo. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto ai ministri Orlando e Speranza di essere convocati. Anche gli operatori della ristorazione collettiva aspettano un confronto per chiarire la situazione normativa.
A stupire in queste ore di caos - dopo la Faq di Ferragosto apparsa sul sito di Palazzo Chigi che estende l'obbligo di certificazione verde valido per ristoranti e bar dal 6 agosto anche alle mense pubbliche e private - è la storia del gruppo Coesia. La presidente Isabella Seragnoli scrive al presidente dell'Emilia Romagna Bonaccini, ai sindacati e a Confindustria che continuerà ad accettare tutti in mensa. Senza di dividere i lavoratori.
…ROMA - Aziende divise sull'obbligo di Green Pass per accedere a mensa. Il gruppo Coesia di Bologna non vuole discriminare i lavoratori. Mentre la romagnola Suba Seeds impone il tampone ai dipendenti privi di pass non solo per andare in mensa, ma per entrare in azienda. Il tema è sul tavolo del governo. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto ai ministri Orlando e Speranza di essere convocati. Anche gli operatori della ristorazione collettiva aspettano un confronto per chiarire la situazione normativa.
A stupire in queste ore di caos - dopo la Faq di Ferragosto apparsa sul sito di Palazzo Chigi che estende l'obbligo di certificazione verde valido per ristoranti e bar dal 6 agosto anche alle mense pubbliche e private - è la storia del gruppo Coesia. La presidente Isabella Seragnoli scrive al presidente dell'Emilia Romagna Bonaccini, ai sindacati e a Confindustria che continuerà ad accettare tutti in mensa. Senza di dividere i lavoratori.
"È nostro intendimento continuare a garantire il servizio mensa a tutti i collaboratori di ogni azienda del gruppo Coesia sul territorio italiano - si legge nella missiva - e ci chiediamo come questo possa accadere se il Green Pass diventa un mezzo di discriminazione e in ultima analisi può forse tutelare la salute dei lavoratori, ma come è stato pensato, non ne tutela i diritti acquisiti, né la coesione".
Un messaggio molto forte che arriva da una multinazionale importante del packaging, tra l'altro anche hub vaccinale: quasi 2 miliardi di fatturato nel 2019, 8 mila dipendenti, 21 aziende, 85 impianti produttivi, 137 unità operative, presente in 35 Paesi. E che si distingue nettamente, pur essendone un'iscritta, dalle posizioni ufficiali espresse da Confindustria.
"Siamo consapevoli che le mense aziendali non sono ristoranti - dice Seragnoli - e tanto meno pensiamo che il lavorare assieme, protetti da DPI, sia assimilabile all’assunzione del pasto durante il quale la mascherina e/o i guanti non possono essere indossati". Però "il pasto è anche un momento di convivialità, svago, relax" e "vogliamo garantire il servizio mensa a tutti nei nostri ristoranti aziendali dove è sempre stato applicato con rigore ed efficienza il Protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid".
Di segno opposto la posizione della Suba Seeds, eccellenza romagnola passata a luglio sotto il controllo del colosso svizzero dei fertilizzanti Syngenta, a sua volta controllata da ChemChina. Ebbene l'azienda di Longiano (Forlì-Cesena) nei giorni scorsi ha affisso in bacheca una comunicazione ai dipendenti in cui vengono indicati i passaggi per il "tampone rapido Covid obbligatorio per chi non ha il Green Pass", a partire dal 23 agosto. Tampone a carico dei dipendenti valido per entrare in azienda, non solo a mensa. E ripetuto ogni 72 ore per un costo di 25 euro ogni volta, "addebitato nella paga mensile del dipendente". Se poi il test avverrà durante le ore di lavoro, i dipendenti dovranno mettersi in ferie.
Sindacati furiosi. "Non c'è alcuna norma che autorizzi i datori di lavoro a prendere provvedimenti su questioni di salute pubblica, al contrario devono rifarsi esclusivamente a leggi dello Stato e non a regolamenti interni", dicono Cgil, Cisl e Uil dell'Emilia-Romagna, timorosi del caos che si scatenerà da lunedì senza regole precise. "Per evitare il Far West nelle aziende è necessario che governo e Parlamento decidano se rendere obbligatoria per legge la vaccinazione anti Covid e sanare così nei luoghi di lavoro situazioni al di fuori di ogni regola".