Economia

Green pass, restano i dubbi in vista del rientro dalle ferie. E le aziende si organizzano con l'asporto

(fotogramma)
Mentre l'attività lavorativa si prepara a tornare a regime, concluse le ferie, restano i dubbi sull'applicazione della richiesta del certificato per accedere ai locali di lavoro e alle mense. Sindacati e industriali chiedono chiarezza. E anche nel governo c'è chi ammette (Sileri) che le norme sono da rivedere. Intanto le grandi aziende provano a organizzarsi con il take away, mentre la Fipe chiede di usare il certificato con restrizioni diverse a seconda della situazione sanitaria
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MILANO - Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixè con il fine settimana termineranno le vacanze per due italiani su tre e allora, con il rientro in ufficio, il problema della gestione agli accessi in mensa con il green pass rischia di fare il salto di qualità da dibattito tra politica e parti sociali a questione assai pratica.

Il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, in un'intervista a Repubblica ha chiarito la sua "personalissima opinione" con un sostegno a 360 gradi per l'uso del certificato verde per accedere ai luoghi di lavoro, mense comprese. Come noto, è stata la pubblicazione delle Faq del governo alla vigilia di Ferragosto a definire il quadro delle regole che l'esecutivo ritiene valide sul punto. Secondo Palazzo Chigi, laddove c'è una consumazione del pasto al chiuso o il servizio di mensa aziendale è necessario esibire il green pass per poter accedere (fatte salve, come per la norma generale, le casistiche in cui la vaccinazione sia preclusa al lavoratore per questioni personali di salute).

La situazione, è il caso di dirlo, è però fluida. Le cronache locali raccontano di casi di stallo e improvvise giravolte in attesa di un chiarimento, come accaduto alle due sedi principali del porto di Genova dove una comunicazione giunta mercoledì mattina da una delle società che gestisce la distribuzione dei pasti per i lavoratori (e che disponeva la richiesta immediata del pass per accedere alla mensa) ha provocato la sollevazione generale dei sindacati e in poche ore il congelamento della questione, in attesa dell'arrivo di chiarimenti pratici, fino a lunedì.

Anche all'interno dello stesso governo si sono sollevate voci che chiedono limature. Ad esempio, dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che a Radio24 ha detto che il problema della mensa "deve essere in qualche maniera rivisto, perché la mensa è luogo di lavoro. E' pur vero che dove c'è una mensa c'è maggior rischio di aggregazione, ma è vero anche che le norme e i protocolli hanno messo le mense in sicurezza". Secondo Sileri, "se tu lavori fianco a fianco con altre persone e poi vai a pranzo nella mensa il rischio dovrebbe essere lo stesso che avevi quando eri in ufficio. Quindi una discussione su questo deve sicuramente essere ripresa. La regola del Green pass deve essere interpretata come mensa uguale a maggior rischio di aggregazione e maggior sicurezza. Però sono d'accordo con Landini quando afferma che la mensa è luogo di lavoro e il Green pass deve essere rivisto con un accordo tra le parti".

La posizione del leader della Cgil è stata d'altra parte ribadita in una recente intervista: dopo la premessa che "vaccinarsi contro il Covid è anche un dovere sociale" e il chiarimento che "noi non siamo mai stati No vax", il segretario è tornato a chiedere una presa di posizione del governo più forte, attraverso una legge: "È responsabilità del governo e del Parlamento di rendere per legge obbligatoria la vaccinazione. Se lo fanno, noi siamo d'accordo. Non è il momento delle divisioni e delle strumentalizzazioni". Quanto alle mense in senso stretto, Landini ha ribadito che "non sono un ristorante. I lavoratori sono già tracciati e da un anno e mezzo, le mense sono organizzate secondo i protocolli di sicurezza: mascherine obbligatorie, separatori di plexiglass e turni".

La Filcams Cgil, oggi, è tornata a chiedere un incontro all'esecutivo: "Parte dalla necessità di fare chiarezza relativamente a diverse incertezze normative la presa di posizione della categoria della Cgil che si occupa del settore della ristorazione: l’esigenza è la definizione tempestiva da parte del Governo di un quadro regolativo di riferimento che consenta a sindacati ed imprese di confrontarsi ed individuare le soluzioni più idonee, evitando il ricorso sistematico a faq, a maggior ragione per problematiche di non semplice gestione".

Già tutti i sindacati confederati avevano stato richiesto un incontro al governo e in particolare ai ministri Orlando (Lavoro) e Speranza (Salute). Ma dalla Cisl, il segretario Sbarra, intervistato da Repubblica, si è detto pronto a tornare a discutere sul punto anche in seno al Protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: "Siamo pronti a tornare al tavolo per rafforzare il Protocollo sulla sicurezza e anche a discutere di Green pass per accedere a mense e spazi comuni. Ma diciamo no a fughe in avanti senza confronto, ad azioni unilaterali calate dall’alto tramite Faq che dividono i lavoratori e creano solo caos".

Le grandi imprese si stanno organizzando. Quelle dei servizi possono ancora ampiamente contare sullo smart working, quindi anche il rientro dalle ferie dovrebbe essere soft. Ma per i ruoli in cui la presenza è necessaria, se da una parte si applicano le indicazioni di Palazzo Chigi e dunque si chiede di esibire il Green pass, dall'altra si ritagliano soluzioni su misura introducendo ad esempio la possibilità di prendere il cibo da asporto e di consumarlo o all'aperto (sperando nel tempo clemente) o in luoghi dove ci sia il distanziamento assicurato: Mediaset ed Enel, alcuni esempi di colossi citati dal Sole24Ore.

Anche tra le imprese, per altro, c'è a volte un rimpallo di responsabilità. In questo caso, il pomo della discordia è quello dei controlli. Le associazioni della ristorazione hanno chiesto unitariamente un incontro al governo e chiarito che non si ritengono responsabili di dovere controllare se i dipententi abbiano o meno la certificazione in regola. Ma dentro la stessa Confindustria ci sono voci che riconoscono come il certificato verde sia "lo strumento più efficace che abbiamo a disposizione" - come ha dichiarato il presidente degli imprenditori Piemonte, Marco Gay: "Averlo come riferimento è la cosa più efficace. E quindi non vorrei che ci riducessimo a un discorso tra chi è contro e chi è a favore, qui dobbiamo essere tutti a favore della salute".

Dalla Fipe-Confcommercio è partita una lettera a Draghi con una proposta di uso modulare del certificato: "Il ritorno alla stagione delle misure restrittive sulle imprese deve essere scongiurato in ogni modo e lo strumento migliore per raggiungere il risultato è il Green pass", ha scritto l'associazione. "Perché ciò si realizzi occorre collegare l’utilizzo progressivo del Green pass all’evoluzione del quadro epidemiologico prevedendo che il cambio di colore delle regioni si accompagni proprio ad un uso più estensivo del certificato".