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Bonomi all'attacco sul Green Pass in azienda: "I sindacati fanno un grande errore". E critica il ministro Orlando: "Vuole punire le imprese"

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi 
Al Meeting di Rimini il leader degli industriali stigmatizza il rifiuto dei confederali di non sedersi a un tavolo per aggiornare i protocolli di sicurezza: "Troppo facile rimandare la palla al governo". Bocciato il decreto anti delocalizzazioni: "Il ministro del Lavoro e il sottosegretario Todde colpiscono le aziende sull'onda dell'emotività"
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RIMINI - Striglia partiti e sindacati, chiede l’adozione incondizionata del Green Pass per lavoro e scuola, attacca il ministro Orlando e la sottosegretaria del Mise Todde. Perché, dice Carlo Bonomi, “io non accetto il fallimento. Che sarebbe il fallimento di tutti, non degli industriali, ma del Paese”.

E' la giornata di Confindustria al Meeting di Rimini. Dove il vertice di viale dell’Astronomia ribadisce: “Temo questo autunno” in cui le forze politiche, preoccupate solo “delle proprie bandierine, battaglie ideologiche e questioni di tessere o consenso” potrebbero “bloccare l’azione di governo”. Per questo, torna a chiedere “responsabilità, senza infingimenti” e ricalca le parole usate dal Presidente della Repubblica: “Il vaccino come dovere”. Stesso sguardo frontale, stessi toni forti di un anno fa. Lo ricorda anche ora, a margine, con un mezzo sorriso. “Eravamo in poch…

RIMINI - Striglia partiti e sindacati, chiede l’adozione incondizionata del Green Pass per lavoro e scuola, attacca il ministro Orlando e la sottosegretaria del Mise Todde. Perché, dice Carlo Bonomi, “io non accetto il fallimento. Che sarebbe il fallimento di tutti, non degli industriali, ma del Paese”.

E' la giornata di Confindustria al Meeting di Rimini. Dove il vertice di viale dell’Astronomia ribadisce: “Temo questo autunno” in cui le forze politiche, preoccupate solo “delle proprie bandierine, battaglie ideologiche e questioni di tessere o consenso” potrebbero “bloccare l’azione di governo”. Per questo, torna a chiedere “responsabilità, senza infingimenti” e ricalca le parole usate dal Presidente della Repubblica: “Il vaccino come dovere”. Stesso sguardo frontale, stessi toni forti di un anno fa. Lo ricorda anche ora, a margine, con un mezzo sorriso. “Eravamo in pochissimi al Meeting, ma c’era Draghi che aveva centrato il punto, e a tanti sembrava che in fondo non facesse la differenza. Invece c’era, e adesso bisogna continuare, andare fino in fondo”, commenta con Repubblica, dopo aver partecipato al dialogo sulle imprese nella ripresa. “L’anno scorso come oggi eravamo al lavoro e siamo operativi negli uffici. Il momento è difficilissimo e le aziende hanno bisogno di assistenza, servizi, riferimenti”.   

La questione, per Bonomi, “non è invocare la legge sull’obbligatorietà del vaccino, troppo facile scaricare tutto sulle norme che verranno. Né mettere in sicurezza le mense: ma le scuole e i luoghi di lavoro, possibile che nessuno se ne renda conto in questo Paese? Possibile che nessuno abbia un moto di orgoglio e responsabilità per sedersi a un tavolo e trovare una soluzione insieme, che aiuti il paese. Dobbiamo darci una mano tutti in questo momento. E se non lo capiamo falliamo nella nostra missione, e io il fallimento non lo accetto, non lo accetto per il Paese e non lo accetto per i miei figli". Il riferimento è ai sindacati, che chiedono al governo un intervento legislativo ma secondo Bonomi stanno facendo "un grande errore" a non aprire un dialogo con le imprese per aggiornare i protocolli per la sicurezza stilati lo scorso anno: "Non abbiamo tempo da perdere, abbiamo il dovere sociale di sederci a un tavolo assieme e trovare soluzioni. Io sono disponibile, lo ero ieri e lo sono oggi".

Bonomi ne ha anche per la linea del Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e della sottosegretaria del Ministero dello Sviluppo economico Todde, che dopo stanno preparando dopo i casi di licenziamenti collettivi annunciati da alcune multinazionali stanno preparando una norma anti delocalizzazioni. “Noi abbiamo una interlocuzione con tutti i partiti, spieghiamo quali sono secondo noi le direttive. Orlando e Todde pensano di punire le imprese sull’onda dell’emotività per due o tre casi che hanno ben altra origine e su cui dobbiamo intervenire”. Il numero uno di Confindustria tiene a ricordare che “Il Paese è stato tenuto insieme dalla industria manifatturiera. Negli altri Paesi per quel settore ci sarebbe stato un atto di riguardo, qui no. E’  brutto licenziare con un whatsapp, non è questo il metodo. Ma lo ha detto Tridico, dell’Inps, che abbiamo assunto quattrocentomila persone in più. Stiamo investendo e il tuo asset lo dovresti proteggere. Ci vuole reciprocità. E allora, caro Stato mi devi 58 miliardi? Dammeli. Non dovevi chiudere 1.300 imprese pubbliche? Perché non lo fai? Perché sono poltronifici".

E tuttavia, cosa dovrebbe fare un Ministro per tutelare il lavoro e le garanzie di migliaia di famiglie? “Ma per questo – replica Bonomi con Repubblica – abbiamo cercato di fare la nostra parte e chiesto impegno sui temi della formazione, degli ammortizzatori sociali. In una parola: sulle politiche del lavoro. Non credo che la strada sia di proteggere il lavoro come era e dove era: questo è anacronistico. Non lo dice Confindustria, lo dice la storia e i fatti che avvengono nel mondo. Noi abbiamo presentato da luglio dell'anno scorso una nostra proposta di riforma, sono passati due ministri del Lavoro e siamo ancora in attesa di una riforma che ogni settimana veniva annunciata. Ma dobbiamo creare le condizioni per lo sviluppo, non arroccarci su posizioni agli antipodi di quello che avviene nel mondo del lavoro reale".

Ecco perché, continua, “sulla riforma degli ammortizzatori siamo stati i primi a dire 'sì' a uno strumento universale, ma se è universale deve essere pagato da tutti, non si può pensare che paghino sempre i soliti”. Il leader degli industriali è convinto che a dominare nei partiti, specie ora, alla vigilia delle amministrative nelle grandi città – che intersecano la scelta del futuro Capo dello Stato – siano calcoli interni, legati ai destini dei singoli. “I distinguo dei partiti sono già iniziati. Sono molto preoccupato che l'azione del governo sulle riforme sia rallentata da una maggioranza eterogenea". Ma, precisa Bonomi, “io non voglio dare pagelle, non è il mio compito, vorrei solo si capisse che dobbiamo remare nella stessa direzione: il futuro del Paese”. Su quella rotta, per lui, la prima svolta da cui ripartire è l’adozione del Green Pass. “Sono pronto anche adesso ad accordarmi con i sindacati per un protocollo sui vaccini in azienda. Lo firmerei qui in diretta. I sindacati hanno fatto un grande errore quando si sono rifiutati di sedersi a un tavolo comune per dare al Paese un contributo per risolvere le incognite sanitarie. Abbiamo due grandissime figure di riferimento. Il presidente Mattarella e il Papa. E il Capo dello Stato ha usato parole importanti, non scelte a caso: ha parlato di 'valorizzare i corpi sociali' e di 'dovere'. Il vaccino è un dovere e si dovrebbe ripetere l'operazione che fecero i nostri padri negli anni Sessanta per salvare migliaia di bambini dalla polio. Invece abbiamo fallito, e lo dico nonostante io fossi il più disponibile all'accordo".