Jackson Hole, tocca a Powell: il governatore Fed chiamato a rassicurare i mercati (e confermarsi il posto)
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - Jackson Hole, il momento della verità è giunto. Nel pomeriggio italiano il numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell, parlerà dal tradizionale appuntamento di fine estate delle banche centrali. L'aspettativa da parte dei mercati è elevata, anche se nelle ultime ore i report delle banche d'affari e delle case d'investimento hanno un po' smorzato le prospettive di ascoltare parole dirimenti dalle labbra del governatore americano. Il tema forte sul tavolo è il tapering, la fine degli stimoli straordinari lanciati dalla Fed che ancora oggi acquista 120 miliardi di dollari al mese tra titoli di Stato e emissioni legate ai mutui. Una chiusura dei rubinetti giustificata dai lunghi anni di supporto all'economia, dalla prospettiva di inflazione in crescita e di ripresa economica solida, dal fatto che anche la politica fiscale ha fatto tanto per rimettere la prima economia al mondo in carreggiata, con i maxi-aiuti firmati Tru…
MILANO - Jackson Hole, il momento della verità è giunto. Nel pomeriggio italiano il numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell, parlerà dal tradizionale appuntamento di fine estate delle banche centrali. L'aspettativa da parte dei mercati è elevata, anche se nelle ultime ore i report delle banche d'affari e delle case d'investimento hanno un po' smorzato le prospettive di ascoltare parole dirimenti dalle labbra del governatore americano. Il tema forte sul tavolo è il tapering, la fine degli stimoli straordinari lanciati dalla Fed che ancora oggi acquista 120 miliardi di dollari al mese tra titoli di Stato e emissioni legate ai mutui. Una chiusura dei rubinetti giustificata dai lunghi anni di supporto all'economia, dalla prospettiva di inflazione in crescita e di ripresa economica solida, dal fatto che anche la politica fiscale ha fatto tanto per rimettere la prima economia al mondo in carreggiata, con i maxi-aiuti firmati Trump prima e Biden poi che hanno raggiunto milioni di statunitensi. Ma le incertezze all'orizzonte restano tante e la cautela è massima.
Jackson Hole, quando i banchieri anticipano le mosse: Draghi e il Qe
Da trent'anni e passa, nel Wyoming la Fed di Kansas City organizza il simposio che raccoglie i principali protagonisti della politica monetaria e della scena economica internazionale. A partecipare (a pagamento, dopo rigidissima selezione) sono solitamente i pezzi da novanta delle banche centrali, della finanza, dell'accademia economica che si ritrovano per dibattiti di altissimo livello: lontani dalle pressioni quotidiane politiche e di mercato, Jackson Hole "permette ai partecipanti di fare un passo indietro e sfidare i loro presupposti e questa è una componente chiave del successo del Simposio", quanto sostiene la presidente della Federal Reserve Bank di Kansas City, Esther George.
I primi eventi, a partire dall'inaugurazione del 1978 che si tenne a Kansas City, per poi toccare Vail e Denver in Colorado e approdare tra i monti del Wyoming nel 1982, furono dedicati all'agricoltura. Paul Volcker, allora presidente della Fed, fu l'ospite d'onore che inaugurò la presenza dei massimi banchieri centrali. Nel tempo, in un contesto dai toni sempre molto elevati ma non formali, l'attenzione dei mercati è stata catturata dal fatto che l'evento è diventato un luogo perfetto perché i banchieri mettessero sul tavolo indizi su come si sarebbero comportati nei mesi a venire. Una delle leve della politica monetaria che ha preso sempre più forza è infatti la comunicazione al mercato: preparare le borse e gli investitori alle decisioni che verranno ufficializzate poi nelle sedi opportune, ovvero le riunioni dei diversi comitati delle banche centrali. Tra i governatori che hanno rubato la scena al Simposio, c'è anche Mario Draghi: nel 2014, il 22 agosto, da presidente della Bce anticipò la svolta che di lì a pochi mesi avrebbe impresso con il lancio del Quantitative easing.
Il tapering e i dubbi sulla ripresa
Quest'anno, viste anche alcune assenze e la modalità "in remoto" che continua a farla da padrona per l'emergenza sanitaria, l'attesa è tutta per Powell, che parla alle 16 italiane. Il governatore è chiamato a un difficile equilibrismo. Il chiarimento atteso dai mercati è quello sul tapering: l'avvio della riduzione degli stimoli monetari lanciati massicciamente per portare gli Stati Uniti fuori dal pericolo di quella che si pensava potesse essere una crisi tremenda, con prospettive di stagnazione per gli anni a venire. Nei fatti, dopo il primo contraccolpo pandemico, le cose sono andate diversamente.
La Fed ha azzerato i tassi e pompa 120 miliardi di dollari nell'economia Usa ogni mese. Il bilancio della banca centrale americana è lievitato a 8.300 miliardi di dollari, il doppio di prima della pandemia. Intanto la prima potenza economica al mondo si è rimessa in moto, la crisi è stata molto breve e addirittura i prezzi si sono scaldati più del previsto, anche per una serie di concause (difficoltà nelle forniture, caro delle materie prime, ingorghi logistici) che esulano dalla politica monetaria.
Il lavoro è ripartito, alcune aziende lamentano la penuria di persone pronte a prestare la loro manodopera. Ma la variante Delta ancora spaventa, il numero di disoccupati non è tornato ai livelli pre-pandemici, ci sono tra gli stessi banchieri frizioni tra chi ritiene che si debbano chiudere i rubinetti per non far surriscaldare l'economia e chi invece pensa sia necessario dare ancora il proprio supporto. Con timing perfetto, alla vigilia del discorso del governatore è stato il falco di St Louis, Bullard, a scandire in una intervista alla Cnbc che "l'economia corre" e quindi è bene "avviare la riduzione degli acquisti" senza "essere compiacenti". Sulla stessa linea si è messa la padrona di casa a Jackson Hole, Esther George - per la quale il tapering è "meglio presto che tardi" -, a sua volta con il collega di Dallas: Robert Kaplan. "Ritengo che quando ci riuniremo in settembre sarà il momento giusto per annunciare una revisione degli acquisti da iniziare a eseguire in ottobre o poco dopo", ha detto.
Powell deve trovare un compromesso tra queste valutazioni e tra queste forze che si respingono. Non deve deludere i mercati, che sono ai massimi e si aspettano un atterraggio morbido, ma ha anche un occhio rivolto verso Washington, visto che il suo mandato è in scadenza a febbraio. Sul punto, però, arrivano messaggi distensivi: scondo la Bloomberg, i consiglieri di Joe Biden stanno valutando di raccomandare al presidente americano la conferma di Powell per un secondo mandato, affiancato da Lael Brainard alla vicepresidenza per accontentare i progressisti democratici.
Le attese delle banche d'affari
Dopo le minute di luglio della Fed, è emerso chiaramente che il tapering è sul tavolo e ci si aspetta che già nella riunione di settembre, o tutt'al più in quella successiva, se ne dia l'annuncio ufficiale. Per alcuni potrebbe partire già nel 2021, ma sarà comunque molto graduale. E lo stesso Powell ha puù volte fatto capire che la fine degli acquisti non sarà meccanicamente seguita da un rialzo dei tassi, anche perché la Fed ha cambiato la propria impostazione e ora tollera più facilmente un periodo di inflazione superiore al 2% (l'obiettivo del suo mandato) prima di dovere intervenire.
Nelle ultime ore, i commenti degli analisti hanno un po' smorzato le attese verso gli annunci di Jackson Hole. "Non ci aspettiamo grandi sorprese dal discorso di Powell", ha scritto Alan Levenson, capo economista per gli Usa dell'asset manager T. Rowe Price. Nell'ultima riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, è emerso che sono ormai considerati centrati i "sostanziali progressi" sul fronte dell'inflazione ma mancano quelli sul fronte del lavoro. "I policymaker hanno indicato che il taper con tutta probabilità inizierà a fine 2021 o inizio 2022, a condizione che gli sviluppi sul fronte economico siano in linea con le attese", ha annotato Levenson. Visto che il mercato si aspetta un "preavviso" prima di modificare il piano d'acquisti, l'analista crede che "si concretizzerà in un'indicazione sul fatto che il mercato del lavoro sia vicino alla soglia necessaria per iniziare il taper, mentre nella riunione successiva il Fomc annuncerà che il taper avrà inizio nel mese seguente (fatto salvo che la ripresa del mercato del lavoro continui a soddisfare le aspettative della Fed)". Il calendario a questo punto dovrebbe essere: il segnale nella riunione del 22 settembre, per annunciare in quella del 3 novembre il via al tapering dal dicembre successivo. In questo scenario, da Jackson Hole "il messaggio del Presidente Powell a Jackson Hole dovrebbe aprire la via al "preavviso" del 22 settembre, pur senza impegnarsi in alcuna azione".
Anche Mohammed Kazmi di Union Bancaire Privée rimanda la palla alla riunione di settembre, quando saranno disponibili anche dati freschi sul lavoro Usa, mentre Gero Jung, capo economista di Mirabaud Asset Management, si aspetta qualche accenno ma ancora con toni da colomba. Ben Laidler, Global Markets Strategist di eToro, conferma l'attesa per settembre e annota che in ogni caso "la stretta sarà lenta, ben telegrafata, e che i mercati saranno in grado di assorbirla. Tuttavia, siamo in un territorio inesplorato ed è probabile che la volatilità aumenti". Per Laidler, davanti a Powell si delinea una strategia in due mosse: "La prima sarà tagliare i suoi 120 miliardi di dollari al mese di acquisti di obbligazioni a zero entro la metà e la fine del 2022. Questo rallenterà e poi terminerà la crescita del suo bilancio, che poi scenderà naturalmente con la scadenza delle obbligazioni. E' improbabile che vendano qualcosa". Come secondo passaggio, "la Fed andrà ad aumentare gradualmente il tasso di interesse dei Fed funds, a partire dalla fine del 2022/inizio 2023, a seconda dell'inflazione e delle prospettive del Pil". Si muoverà in un terreno vergine: "Il bilancio della Fed non è mai stato così grande o i tassi di interesse così bassi. Pertanto, la Fed si muoverà lentamente e in modo trasparente, e solo in base a quanto l'economia possa sostenere". Quello che è da evitare è il "tantrum" del 2013, quando i mercati subirono le decisioni di stretta come uno choc: "Pensiamo che la storia delle sorprese del mercato obbligazionario e i timori di un tantrum siano esagerati".