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Il colosso dei chip alza i prezzi: rincari in vista per l'elettronica mentre continua il boom di vendite dei computer

(reuters)
Tsmc ritoccherà il listino tra il 10 e il 20%, mentre la scarsità di materia prima e componenti è un trend che continua a mostrarsi chiaramente nell'industria elettronica e nell'automotive: lo dimostrano anche le trimestrali di Dell e Hp, in forte crescita ma minacciate dai problemi di produzione. Intanto la Ue accende un faro su Nvidia-Arm
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MILANO - Rincari in vista per l'elettronica, in una fase assai delicata per tutta la filiera che dai semiconduttori passa per i chip e arriva all'industria automobilistica, interessata da una mancanza di materia prima e componentistica che sta facendo fortemente rallentare la produzione e alzare i prezzi.

Nel mezzo di questa bufera, dovuta all'accelerazione improvvisa della domanda subito dopo lo choc della pandemia che ha azzerato i magazzini, il maggior produttore di chip - la taiwanese Tsmc - si prepara a ritoccare i listini. Visto che la materia che tratta è assai rara, ovviamente lo farà al rialzo: il Wall Street Journal ha parlato di incrementi del tariffario nell'ordine del 10% per i chip più avanzati (dove è accreditato di coprire il 90% del mercato) e addirittura del 20% per quelli a minor valore aggiunto, che interessano proprio l'industria automobilistica. I rincari scatteranno tra la fine di quest'anno e l'inizio del…

MILANO - Rincari in vista per l'elettronica, in una fase assai delicata per tutta la filiera che dai semiconduttori passa per i chip e arriva all'industria automobilistica, interessata da una mancanza di materia prima e componentistica che sta facendo fortemente rallentare la produzione e alzare i prezzi.

Nel mezzo di questa bufera, dovuta all'accelerazione improvvisa della domanda subito dopo lo choc della pandemia che ha azzerato i magazzini, il maggior produttore di chip - la taiwanese Tsmc - si prepara a ritoccare i listini. Visto che la materia che tratta è assai rara, ovviamente lo farà al rialzo: il Wall Street Journal ha parlato di incrementi del tariffario nell'ordine del 10% per i chip più avanzati (dove è accreditato di coprire il 90% del mercato) e addirittura del 20% per quelli a minor valore aggiunto, che interessano proprio l'industria automobilistica. I rincari scatteranno tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2022, hanno spiegato fonti qualificate al quotidiano newyorkese. E resta da vedere come i clienti di Tsmc decideranno di affrontarli: se assorbirli e limare i propri margini, oppure trasferirli almeno in parte sul prodotto finale e quindi sui consumatori.

Tra i clienti di Tsmc che si preparano a far di conto per capire cosa succederà, c'è anche Apple che monta i microprocessori taiwanesi nei suoi iPhone: le società non hanno commentato sulle ipotesi di contraccolpo sui costi. Ma già nell'ultima conferenza sui conti trimestrali, Cupertino aveva avvisato che la carenza di chip aveva colpito iPad e Mac nella parte iniziale dell'anno e che nell'autunno si sarebbe potuta sentire anche sugli iPhone.

Dai Pc alle auto, tutti gli ambiti toccati

Anche l'industria dei computer è chiaramente interessata. La remotizzazione del lavoro e della scuola ha fatto sì che famiglie e aziende corressero a rinnovare le proprie dotazioni tecnologiche, generando un momento positivo per il comparto. Dell ha appena riportato i suoi conti trimestrali con ricavi (26,1 miliardi di dollari) e profitti (2,24 per azione) superiori alle attese degli analisti, spinti proprio dalla spesa da parte delle aziende in dotazioni tecnologiche. Le sole vendite di Pc sono salite del 27% sull'anno scorso nel secondo trimestre, che per questa singola voce è stato da record: ora la sfida è trasformare la società da venditrice one-shot di macchine a fornitrice di servizi in abbonamento.

Anche Hp ha pubblicato i suoi conti trimestrali, che hanno mostrato una crescita del 7% delle vendite (ma poco sotto le attese). Il ceo Enrique Lores ha spiegato che la domanda è ancora sostenuta, ma la mancanza di componenti low-cost non permette alla società di tenere a pieno il passo delle richieste: un problema che per il manager durerà ancora per molti trimestri. Altra certezza, per il prossimo futuro, è che i prezzi dei laptop e affini saliranno, proprio per la carenza di chip e altri componenti che stanno portando in alto il costo finale del prodotto.

Altro comparto, ancora forti legami con chip e semiconduttori: si parla dell'industria automotive, che come ricorda il Wsj è stata ampiamente interessata (e lo è ancora) dal problema. Pochi giorni fa c'è stata una raffica di annunci di case automobilistiche costrette a rivedere i piani di produzione per l'assenza di semiconduttori. Il caso più clamoroso è stato quello della Toyota, che ha tagliato del 40% la produzione di settembre. Ma anche negli Stati Uniti le ripercussioni sono importanti - General Motors ha dovuto spegnere tre impianti dove produce i redditizi pickup, solo per citare un caso - così come in Europa, dove sono state coinvolte nella catena dei disagi (dovuti, in parte, anche ai focolai di Covid lungo le supply chain) Audi, Volkswagen e Stellantis in Francia.

Le ragioni di Tsmc e il faro Ue su Nvidia-Arm

Dal suo punto di vista, il ritocco del listino aiuta Tsmc da due punti di vista. In ragione del boom della domanda e della difficoltà a tenerne il passo per i colli di bottiglia sulle forniture, prezzi più alti raffreddano la corsa dei clienti a far scorte e consentono in teoria a un maggior numero di pretendenti di arrivare a ottenere quanto serve loro. In seconda battuta, Tsmc sta facendo scorta di provviste per finanziare i suoi investimenti in capacità produttiva: ha annunciato un piano da 100 miliardi di dollari in tre anni per ricerca e sviluppo, ma anche nuove linee produttive. Tra le altre, ha avviato la costruzione di uno stabilimento da 12 miliardi in Arizona.

Se Tsmc punta a svilupparsi internamente, allo shopping ha guardato Nvidia che ha acquisito il produttore di chip britannico Arm, per 54 miliardi di dollari. Sull'operazione, rivela oggi il Financial Times, si posa il faro della Ue: a settembre la Commissione avvierà una indagine formale sull'operazione che riguarderà possibili effetti distorsivi sul mercato e la concorrenza nel settore. Una analisi che comincerà dopo che il colosso americano notificherà ufficialmente alla Commissione europea il suo piano di acquisizione di Arm, verosimilmente - per quanto ricostruito dal quotidiano della City - dopo il 6 settembre. Anche il governo di Londra ha avviato lo scorso maggio un'indagine sull'operazione, annunciata lo scorso 13 settembre dal colosso americano.