MILANO - All'attacco dei sindacati sul Green pass sui luoghi di lavoro, del decreto Orlando-Todde sulle delocalizzazioni, e preoccupato perché la variante Delta possa pesare su una ripresa che si sta rafforzando.
"All'uso estensivo del Green pass sui luoghi di lavoro il sindacato, o almeno una parte del sindacato, ha detto no, preferisce gettare la palla nel campo del governo, e dire 'se volete e ve la sentite imponete con una legge l'obbligo vaccinale'. È una fuga dalla responsabilità". Così il presidente di Confindustria Carlo Bonomi intervenendo in chiusura dell'Assemblea pubblica di Federalimentare in corso a Cibus. "Come presidente di Confindustria ho tentato ogni cosa per convincere il sindacato che dovevamo fronteggiare" la "nuova minaccia" dei contagi in ascesa con le varianti di coronavirus "con lo stesso spirito che ci ha portato tutti quanti a convenire sui protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro nei momenti più aspri del virus, quando ancora non c'erano i vaccini, nella primavera del 2020. Protocolli che erano i più avanzati in Europa, bastava adeguare quelli esistenti".
Sulla ripresa, Bonomi dice: il quadro complessivo di fronte a noi, "in cui ci conforta la solida ripresa di cui l'industria è stata protagonista" continua "a preoccuparci" e il primo motivo è "la sicurezza sanitaria. Al presidente Draghi, al generale Figliuolo, va riconosciuto uno straordinario passo avanti nel piano vaccinale ma le varianti del virus tornano a far salire i contagi nel mondo avanzato in maniera molto preoccupante".
Nel suo discorso anche un nuovo affondo sulle delocalizzazioni. "È per rispettare il mio mandato che ho sollevato il problema sullo stop ai licenziamenti ed è la stessa ragione per cui, dopo aver letto per due settimane sui media i dettagli della misura di cui si annunciava l'adozione di un decreto sui licenziamenti delle imprese oltre 250 dipendenti ho ritenuto necessario dire con forza che era meglio discuterne prima. Perché il decreto Orlando-Todde è la fotocopia della logica punitiva della legge Florange francese del 2014, legge del tutto smontata dalla Corte costituzionale francese come contraria a libertà di impresa garantita dal Trattato della Comunità europea".