Crisi industriali, la legge sul tavolo di Draghi ma le multinazionali continuano a licenziare
di Marco Patucchi , di Marco PatucchiIl governo punta a varare entro settembre il provvedimento frena-delocalizzazioni: Palazzo Chigi media tra le varie anime della maggioranza, mentre da Whirlpool a Gkn restano irrisolte le crisi di sempre. E ne spuntano di nuove, come la Riello in Abruzzo.
ROMA - "Il decreto delocalizzazioni è diventato un fantasma che si aggira nelle stanze di Palazzo Chigi. Pretendiamo risposte concrete e non rimarremo fermi aspettando Godot". Nei giorni delle ennesime manifestazioni (con annessi blocchi autostradali) delle operaie e degli operai Whirlpool a Napoli, il segretario generale della Uilm Campania, Antonio Accursio, ha tirato fuori dal cilindro la proverbiale citazione beckettiana. Una felice sintesi di quanto sta accadendo dopo la breve parentesi estiva sul fronte delle crisi industriali italiane. Mentre i casi che hanno innescato il progetto governativo di una legge anti-delocalizzazioni (da Gkn a Gianetti Ruote, da Acc a, appunto, Whirlpool) continuano a restare irrisolti, spuntano nuove chiusure di fabbriche senza una rete protettiva per i lavoratori.
Ultima in ordine di tempo la multinazionale americana Carrier che ha annunciato l'abbandono dello stabilimento Riello di Villanova di Cepagatti (Abruzzo), produzione …
ROMA - "Il decreto delocalizzazioni è diventato un fantasma che si aggira nelle stanze di Palazzo Chigi. Pretendiamo risposte concrete e non rimarremo fermi aspettando Godot". Nei giorni delle ennesime manifestazioni (con annessi blocchi autostradali) delle operaie e degli operai Whirlpool a Napoli, il segretario generale della Uilm Campania, Antonio Accursio, ha tirato fuori dal cilindro la proverbiale citazione beckettiana. Una felice sintesi di quanto sta accadendo dopo la breve parentesi estiva sul fronte delle crisi industriali italiane. Mentre i casi che hanno innescato il progetto governativo di una legge anti-delocalizzazioni (da Gkn a Gianetti Ruote, da Acc a, appunto, Whirlpool) continuano a restare irrisolti, spuntano nuove chiusure di fabbriche senza una rete protettiva per i lavoratori.
Ultima in ordine di tempo la multinazionale americana Carrier che ha annunciato l'abbandono dello stabilimento Riello di Villanova di Cepagatti (Abruzzo), produzione caldaie: 71 addetti lasciati in strada da un giorno all'altro con la solita motivazione, "le analisi di mercato ci dicono che produrre qui non conviene più, ci concentriamo su altri stabilimenti". Carrier fattura nel mondo 17,5 miliardi di dollari l'anno e impiega 56 mila persone in 160 Paesi: l'Abruzzo, dunque, è solo un puntino nel mappamondo, che si può cancellare anche se gli equilibri economico-finanziari del gruppo reggono alla grande. Le analisi di mercato da un lato; la vita di famiglie, comunità e territori dall'altro.
L'intenzione del governo è di varare il provvedimento entro settembre (clima politico e sociale permettendo): accantonate definitivamente le ipotesi di sanzioni pesanti sul fatturato delle aziende che delocalizzano e di una black list delle multinazionali inadempienti, il lavoro dei tecnici si concentra ora sul versante "costruttivo" delle norme che, come dimostrano precedenti tentativi (ultimo in ordine di tempo il decreto Dignità targato Di Maio), devono comunque fare i conti con i vincoli delle regole nazionali e europee sulla libertà di impresa e di stabilimento. Dunque, unità d'intenti nella maggioranza sull'obbligo di comunicazione preventiva alle istituzioni, delle chiusure da parte delle aziende e sull'impegno dell'impresa stessa a collaborare ad un piano di gestione degli effetti occupazionali e sociali della chiusura (e qui l'articolato prevedrebbe il rimando alle politiche attive sul lavoro regolate da altre normative). Quanto alla parte dei disincentivi, l'orientamento sarebbe quello di allargare gli oneri previsti dalla legge 223 sui licenziamenti collettivi senza accordo sindacale, anche alle chiusure di aziende in bonis.
Venerdì, poi, al Mise Alessandra Todde riunirà il tavolo sulla Acc di Belluno, un caso paradossale: la fabbrica di compressori per frigo, abbandonata dalla cinese Wanbao, è in amministrazione straordinaria ma continua a produrre con buoni risultati (+8,1% il fatturato ad agosto sullo stesso mese del 2020); tramontata l'ipotesi del polo nazionale dei compressori con la ex Embraco (progettato dalla Todde e bocciato da Giorgetti), l'azienda veneta è alle prese con una mancanza di liquidità ed attende di poter accedere al Fondo di sostegno alle imprese in temporanea difficoltà, propedeutico anche alla eventuale vendita dello stabilimento.