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Turismo, la Confcommercio vede la ripresa. "Ma il recupero sul pre-Covid è ancora lontano"

(agf)
L'estate si è caratterizzata per una concentrazione dei flussi ad agosto e verso le località balneari. Ritornano gli stranieri, ma molto localizzati in alcune aree (i tedeschi in Veneto e Friuli), mentre i flussi intercontinentali latitano. Budget tagliati, i turisti lamentano il caro-prezzi
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MILANO - Una "estate di ripresa" ma con "forti criticità" che lasciano il "recupero rispetto al pre-Covid ancora molto lontano". E' il primo bilancio, parziale, che arriva della Confturismo-Confcommercio sulla Vacanze spa, il settore martoriato dalle chiusure per lockdown e dalle esigenze di contenimento sanitario che - grazie soprattutto ai flussi degli italiani - è tornato a vedere la luce ma lamenta ancora un gap con la situazione di normalità.

Nell'analisi dell'associazione di imprenditori turistici, commissionata alla Swg, emerge che rispetto ai 25 milioni di italiani che solitamente si muovono tra giugno e settembre, 4,5 milioni hanno deciso (o sono stati costretti) a non farlo. "Degli altri 20,5 milioni - spiega la Confcommercio - il 71% ha fatto almeno una vacanza di 5 notti o più, mentre il 18% si è concesso solo uno o più soggiorni più brevi, sempre con pernottamento: il 5% si è invece limitato ad escursioni giornaliere, mentre il 6% punta su settembre, ma ancora non è certo di partire".

Vacanze concentrate: agosto al mare

Gli addetti ai lavori notano l'inversione di un trend che si era manifestato nelle stagioni precedenti e rispondeva al tentativo degli operatori di "allungare" la stagione oltre le canoniche settimane a cavallo tra luglio e agosto. Una tendenza che con il Covid ha conosciuto un passo indietro. "Fortemente negativa la concentrazione temporale delle scelte di viaggio, che mette in crisi tutti gli sforzi compiuti in passato per destagionalizzare i flussi - annota il dossier - Ben il 51% delle partenze tra la seconda metà di luglio e agosto. Male giugno, scelto solo dall’8%, e la prima metà di luglio, mentre settembre sembrerebbe resistere, con un 12% totale".

Anche dal punto di vista delle mete, il menu vacanziero degli italiani è concentrato sul mare: "Le mete balneari al 64% e a seguire - con un divario che sembra incolmabile – la montagna al 18% e le città d’arte, che non si schiodano dal 9%. Un panorama che influisce negativamente anche sulla percezione del costo della vacanza, giudicata esplicitamente come elemento critico di quest’estate dal 2% degli intervistati, che dichiara di avere speso più di quanto intendeva". Proprio dal punto di vista delle spese, il budget degli italiani in vacanza sembra essersi ristretto: -14% sul 2020 e addirittura -30% sul 2019, ultima estate "normale".

Tornano gli stranieri, ma latitano ancora gli intercontinentali

Se gli italiani all'estero hanno ripreso a fluire (il 14% del campione) - soprattutto verso Grecia, Spagna e Francia - il flusso contrario è ripartito ma ancora in modo molto circoscritto. "Al netto di fenomeni di prossimità, come quelli che hanno, ad esempio, riportato buona parte dei turisti di lingua tedesca sulle spiagge di Veneto e Friuli, e di un contenuto segnale positivo dato dagli Europei, di intercontinentali se ne vedono ancora pochissimi".