Riforma fiscale, il governo parte da Irpef e taglio del cuneo
di Flavio Bini , di Flavio BiniMILANO - Mancata la scadenza estiva, la legge delega di riforma fiscale si prepara ad approdare sul tavolo del governo. Attesa per la fine di luglio nel cronoprogramma indicato dalll'esecutivo al momento della presentazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il pacchetto dovrebbe partire dai punti di intesa trovati all'interno della "Bicamerale" sulla Riforma guidata dai presidenti della Commissione Finanze di Camera e Senato Luigi Marattin e Luciano D'Alfonso. Il governo però, come chiarito dal ministro dell'Economia Daniele Franco a Cernobbio, ha ben chiaro quali saranno i due punti di partenza: la riduzione dell'Irpef e il taglio del cuneo fiscale.
Sul primo fronte il primo obi…
MILANO - Mancata la scadenza estiva, la legge delega di riforma fiscale si prepara ad approdare sul tavolo del governo. Attesa per la fine di luglio nel cronoprogramma indicato dalll'esecutivo al momento della presentazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il pacchetto dovrebbe partire dai punti di intesa trovati all'interno della "Bicamerale" sulla Riforma guidata dai presidenti della Commissione Finanze di Camera e Senato Luigi Marattin e Luciano D'Alfonso. Il governo però, come chiarito dal ministro dell'Economia Daniele Franco a Cernobbio, ha ben chiaro quali saranno i due punti di partenza: la riduzione dell'Irpef e il taglio del cuneo fiscale.
Sul primo fronte il primo obiettivo è una riduzione del carico sul cosiddetto ceto medio, cioè la fascia di contribuenti tra 28 e 55 mila euro a cui oggi viene applicata un'aliquota del 38%. Finora l'intesa tra e forze della maggioranza è stato sul principio e non sullo strumento. Il documento di inizio luglio parlava di "riduzione dell'aliquota media effettiva", cioè del prelievo reale in questa fascia di redditi compreso l'effetto delle eventuali detrazioni. Lo scoglio principale resta quello delle risorse. Al momento la dote per l'intervento sul Fisco è limitato a una manciata di miliardi mentre il documento condiviso dai partiti, nel suo complesso, prevedeva un costo complessivo di quasi 40 miliardi. Un primo punto di partenza potrebbe essere la riduzione dell'aliquota marginale attuale del 38% di qualche punto in attesa di una riordino più generale delle aliquote da realizzare quando le risorse a disposizione saranno maggiori.
Diverso il capitolo del taglio del cuneo. Intervistata da Repubblica la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra ha spiegato che mentre la Riforma fiscale avrà tempi lunghi, visto che dopo il via libera del cdm alla legge delega e l'ok del Parlamento serviranno tutti i decreti attuativi, un primo antipasto potrebbe arrivare già in legge di bilancio con un taglio del cuneo fiscale. Un punto, questo, su cui il ministro dell'Economia, è sembrato invece più prudente. In ogni caso una delle leve potrebbe essere quella della cancellazione dell'Irap almeno per alcune categoria di lavoratori, un intervento dai costi più contenuti e con un impatto più rilevante per la platea coinvolta.
I nodi da sciogliere: catasto e tax expenditures. Restano fuori flat tax e patrimoniale
Sullo sfondo restano invece alcuni dei capitoli più controversi, e su cui l'intesa nella maggioranza è per il momento ancora lontana. Tolti dal tavolo per il momento alcuni provvedimento bandiera, come flat tax e patrimoniale, le forze della Maggioranza dovranno trovare un punto di caduta sulla riforma del catasto, invocata da anni anche da organismi internazionali come l'Ocse, ma nodo spinosissimo per i possibili impatti negativi sui milioni di proprietari di immobili del Paese. Altro punto su cui la riforma insisterà sicuramente è l'intervento delle tax expenditures, la giungla di deduzioni e detrazioni che contribuiscono ad abbattere il carico fiscale reale, al di là delle detrazioni. Il bacino potenziale qui è ricchissimo: secondo l'ultimo rapporto annuale sulle spese fiscali, deduzioni e detrazioni sono passate da 444 nel 2017 a 602 nel 2021, con il costo è salito da 54,5 a 68,1 miliardi e dopo le ultime misure varate nel corso della pandemia - rileva l'Osservatorio Italiano dei Conti pubblici - è cresciuto fino a 75 miliardi.