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L'export di beni Made in Italy verso il recupero dei livelli pre-Covid: chiuderà il 2021 a 482 miliardi

Il rapporto di Sace descrive una ripresa ancora a macchia di leopardo: soffrono tessile e servizi. Il medagliere dei Paesi di sbocco più dinamici: Germania, Usa e Svizzera da oro. Il ministro Franco: "La ripresa è intensa ma restano incertezze. Grande leva dal Pnrr, ma non risolve tutti i problemi". Con le riforme le esportazioni guadagnerebbero 3,5 punti di crescita al 2025
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MILANO - L'export di Made in Italy nel mondo si prepara a tornare ai livelli antecedenti il Covid già nel corso del 2021, forte di un rimbalzo stimato all'11,3% (una previsione in rialzo rispetto al +9% precedente) con vendite di beni in valore proiettate a raggiungere quota 482 miliardi di euro. E' quanto prevede Sace, la società pubblica (gruppo Cdp) che si occupa di supporto alle esportazioni e assicurazione a favore delle imprese. Alla presentazione del Rapporto Export 2021 il ministro dell'Economia, Daniele Franco, collegato in videoconferenza ha spiegato che "il nostro paese sta vivendo una fase di ripresa intensa" ma "ci sono incertezze nella prospettiva economica". La ripresa "è sostenuta dalla riapertura delle attività economiche e anche dalle misure di politica economica attuate in Italia e nel contesto internazionale" e i "processi vaccinali rappresentano una componente essenziale in questo proce…

MILANO - L'export di Made in Italy nel mondo si prepara a tornare ai livelli antecedenti il Covid già nel corso del 2021, forte di un rimbalzo stimato all'11,3% (una previsione in rialzo rispetto al +9% precedente) con vendite di beni in valore proiettate a raggiungere quota 482 miliardi di euro. E' quanto prevede Sace, la società pubblica (gruppo Cdp) che si occupa di supporto alle esportazioni e assicurazione a favore delle imprese. Alla presentazione del Rapporto Export 2021 il ministro dell'Economia, Daniele Franco, collegato in videoconferenza ha spiegato che "il nostro paese sta vivendo una fase di ripresa intensa" ma "ci sono incertezze nella prospettiva economica". La ripresa "è sostenuta dalla riapertura delle attività economiche e anche dalle misure di politica economica attuate in Italia e nel contesto internazionale" e i "processi vaccinali rappresentano una componente essenziale in questo processo di ripresa", ha spiegato Franco. Ma "ci sono incertezze nella prospettiva economica; la ripresa è intensa e in corso ma resta esposta a nuove ondate della pandemia" per questo è "importante procedere con il processo di vaccinazione ed evitare la diffusione della malattia".

Nell'analisi di Sace, si stima che l'andamento dell'export possa proseguire la sua risalita con un ritmo del 5,4% nel corso del prossimo anno, per poi assestarsi su un +4% nel corso del biennio successivo. Si tratta dunque di una ripresa vera e propria, più che di un mero rimbalzo, visto che il ritmo pre-crisi era in media annua del +3,1% tra 2012 e 2019. Alla fine del 2024, verrà così raggiunto il valore di 550 miliardi di euro di esportazioni di beni. "Questa considerevole performance sarà raggiunta anche grazie agli ingenti programmi di ripresa (come il Next Generation EU in Ue e il piano infrastrutturale negli Usa) che genereranno una domanda aggiuntiva".

"Quanto all'export italiano di servizi, maggiormente colpito dalle misure restrittive legate alla pandemia con impatto negativo soprattutto sul turismo, è atteso un recupero solo parziale nel 2021 (+5,1%) - dice ancora la Sace - La vera e propria ripresa avverrà nel 2022 quando l'export di servizi tornerà ai livelli del 2019, grazie a un incremento del 35,1%. La crescita proseguirà anche nel biennio successivo a un ritmo medio del 5%, toccando i 120 miliardi di euro alla fine dell'orizzonte di previsione".

I rischi di varianti Covid o le opportunità di un boom di fiducia

Se questi sono i numeri dello scenario "di base" elaborato nel rapporto coordinato dal capo economista Alessandro Terzulli, non mancano le alternative che dipendono dall'andamento della campagna vaccinale e dall'evoluzione della fiducia delle imprese a livello globale. Lo scenario alternativo ottimistico è definito quello di "confidence boost", ovvero di un incremento della fiducia con una crescita economica globale più intensa sia nel 2021 che nel 2022, con l'accelerazione che poi proseguirebbe nel biennio successivo a ritmi minori e in linea con le previsioni dello scenario base. In questo caso, "il valore delle esportazioni italiane di beni nel 2021 segnerebbe +14,7%, pari a 3,4 punti percentuali in più rispetto allo scenario base. Dinamica più accentuata nel 2022 (+3,7 punti percentuali) e al termine dell'orizzonte di previsione il nostro export potrebbe arrivare a superare i 577 miliardi di euro contro i 550 previsti dalla baseline".

Purtroppo la pandemia non fa ancora escludere che ci sia uno scenario peggiore, che il rapporto chiama sinistramente delle "nuove varianti" e che, "seppur con una minore probabilità di accadimento", prevede che "la ripresa dell'economia globale rallenterebbe inevitabilmente con un ritorno alle misure restrittive di contenimento del contagio e un deterioramento della fiducia di imprese e famiglie. Questo scenario prevede una crescita iniziale più ridotta seguita da un calo marcato rispetto al modello base. Le ripercussioni sul valore delle esportazioni italiane di beni sarebbero significative e concentrate prevalentemente nel prossimo anno. In questo scenario la crescita delle nostre esportazioni sarebbe più limitata quest'anno (+7,2%) e pressoché nulla nel 2022. Il pieno recupero delle vendite Made in Italy nei mercati esteri sarebbe quindi rimandato al 2023".

I settori e i Paesi trainanti: la ripartenza è ancora irregolare

Un'altra caratteristica della ripartenza del Made in Italy, in un quadro che ha inevitabilmente ancora tante variabili irrisolte, è di essere "a macchia di leopardo". Sia per le geografie di sbocco, che per i settori di appartenenza delle imprese.

Da quest'ultimo punto di vista, per i beni di consumo non ci si attende ancora una ripresa completa nel 2021: il colpo subito l'anno scorso - come conseguenza del minor reddito disponibile e dell'elevata incertezza che ha indotto le famiglie a una maggiore propensione al risparmio - è stato troppo forte. Paga iin particolare dazio ancora il settore del tessile e abbigliamento, le cui prospettive sono solo in parte bilanciate da dinamiche più favorevoli "per altri consumi e prodotti in legno". Mantenendo una quota preponderante sull'export italiano, "i beni di investimento supereranno i valori del 2019, sulla spinta di apparecchi elettrici e meccanica strumentale, che beneficeranno dei piani di rilancio varati da diversi partner commerciali, e dell'automotive, grazie soprattutto all'impulso green", dice ancora il rapporto. Tra gli ambiti citati come particolarmente dinamici ci sono quelli di "metalli e gomma e plastica"; proseguirà poi la crescita della chimica, dopo aver chiuso il 2020 in positivo con il forte traino della farmaceutica. Continuerà a confermarsi positiva anche la performance del raggruppamento agroalimentare, "sostenuto lo scorso anno dai prodotti legati al consumo domestico e quest'anno dalla ripartenza del canale legato all'ospitalità".

Quanto alla mappa dei flussi di Made in Italy, nell'anno delle Olimpiadi di Tokyo il rapporto Sace traccia un medagliere dei mercati di sbocco più o meno ricettivi. Nella categoria "oro" vanno i Paesi dove il nostro export ha recuperato prontamente e rimarrà dinamico negli anni successivi, nell'"argento" quelli dove tornerà sui livelli pre-crisi già quest'anno, ma procederà poi a ritmi più contenuti, per chiudere con il "bronzo" ai Paesi che nel 2021 non avranno ancora recuperato i valori pre-crisi, pur continuando a mantenere prospettive positive di crescita in un orizzonte temporale più ampio.

Oro

Argento

Bronzo

Paese

Export italiano 2020 (€)

Paese

Export italiano 2020 (€)

Paese

Export italiano 2020 (€)

Germania

55,7 mld

Francia

44,7 mld

Regno Unito

22,4 mld

Stati Uniti

42,5 mld

Paesi Bassi

11,3 mld

Spagna

20,4 mld

Svizzera

25,2 mld

Brasile

3,6 mld

Austria

9,2 mld

 

Dalle riforme un possibile +3,5% per l'export

Nell'analisi non poteva mancare un riferimento al Pnrr, il Piano di investimenti per la ripartenza. Per il ministro Franco è "una importante leva per passare a un sentiero di crescita più elevata: il piano deve aiutarci ad elevare il paese a nuovi canoni climatici e tecnologici che caratterizzeranno entrambi la fase post Covid". Ma, ha ammonito il ministro, "non risolve da solo tutti i problemi, quindi dobbiamo continuare a usare tutti gli altri strumenti di politica economica tra cui ci sono strumenti di sostegno alle esportazioni".
 
Il rapporto Sace sconta nel suo scenario base gli investimenti del Pnrr, ma aggiunge anche uno sguardo su cosa accadrebbe se l'Italia realizzasse le riforme attese. "L’intensità della crescita del Pil italiano sarebbe più marcata lungo l’orizzonte di previsione, soprattutto nell’ultimo triennio; nel 2025 l’output nazionale aumenterebbe del 2,7% rispetto al modello base, come riflesso della spinta degli investimenti e delle riforme volte ad accrescere la produttività con ricadute positive sul Pil potenziale". Grazie a un guadagno in competitività da parte delle imprese, nel caso di piena realizzazione delle riforme, l'export di beni al 2025 sarebbe di 3,5 punti percentuali più alto rispetto allo scenario di base.