Sevel, si aggrava la crisi dei chip. I sindacati: "Taglio per 900 lavoratori"
di Diego Longhin , di Diego LonghinTORINO - Si aggravano gli effetti della crisi dei microchip sugli stabilimenti Stellantis in Italia. Alla Sevel di Atessa, dove si producono il Ducato e gli altri veicoli commerciali Peugeot e Citroen, l'azienda ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori che dal 27 settembre lo stabilimento, ora impostato a 18 turni, passerà a 15. Manovra che avrà anche un impatto sugli addetti che ora sono impiegati nello stabilimento in provincia di Chieti per garantire la massima produttività, oltre 300 mila mezzi nel 2021. Oltre ai 5.650 dipendenti stabili del comprensorio nato come partnership tra l'Italia e la Francia ben prima delle nozze tra Fca e Psa, ci sono i trasfertisti e gli interinali. I numeri degli impatti sul lavoro sono ancora in definizione: "La scelta dell'azienda determinerà una riduzione occupazionale di oltre 900 unità, che nell'intenzioni dell'azienda verrà compensata con l'interruzione dell'attivit…
TORINO - Si aggravano gli effetti della crisi dei microchip sugli stabilimenti Stellantis in Italia. Alla Sevel di Atessa, dove si producono il Ducato e gli altri veicoli commerciali Peugeot e Citroen, l'azienda ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori che dal 27 settembre lo stabilimento, ora impostato a 18 turni, passerà a 15. Manovra che avrà anche un impatto sugli addetti che ora sono impiegati nello stabilimento in provincia di Chieti per garantire la massima produttività, oltre 300 mila mezzi nel 2021. Oltre ai 5.650 dipendenti stabili del comprensorio nato come partnership tra l'Italia e la Francia ben prima delle nozze tra Fca e Psa, ci sono i trasfertisti e gli interinali. I numeri degli impatti sul lavoro sono ancora in definizione: "La scelta dell'azienda determinerà una riduzione occupazionale di oltre 900 unità, che nell'intenzioni dell'azienda verrà compensata con l'interruzione dell'attività di trasferta di circa 600 cassintegrati provenienti dagli altri stabilimenti del gruppo, con la possibilità che tornino in cassa, e con l'interruzione del rapporto di somministrazione di circa 300 lavoratori, degli attuali 750 presenti in azienda", sottolineano i sindacati.
Lo stop nel dito di Stellantis, gruppo che ha tra i primi azionisti la holding Exor che controlla Repubblica, è provocato dalla mancanza di rifornimenti di un chip nella centralina ABS Bosch fornita dallo stabilimento malese. "La decisione aziendale di intervenire sui lavoratori ci vede contrari e la consideriamo gravissima", sottolinea Ferdinando Uliano della Fim-Cisl. E aggiunge: "Si decide di intervenire pesantemente sui lavoratori che prestano l'attività lavorativa da molto tempo in Sevel, scaricando su di loro una difficoltà determinatasi sui semiconduttori. Ci sono strumenti alternativi di compensazione, come gli ammortizzatori sociali ordinari, utilizzati negli altri stabilimenti senza comportare un contraccolpo occupazionale".
La situazione delle forniture dei microchip si sta aggravando: "Nei giorni scorsi abbiamo sollecitato la convocazione del tavolo Stellantis al Mise, crediamo che la situazione del gruppo debba essere presa in carico dal presidente del Consiglio - sottolinea Uliano - nel frattempo insieme alle altre organizzazioni sindacali stiamo decidendo le iniziative di protesta da mettere in campo".
"La situazione in Sevel provoca nell'immediato un problema salariale e in prospettiva può comportare pesanti rischi occupazionali e industriali, giacché la situazione di difficoltà delle forniture dovrebbe durare probabilmente fino alla primavera secondo le stesse stime aziendali. L'Italia non può permettersi di arrivare in ritardo rispetto alle alte potenze industriali nel ripristino delle forniture, come purtroppo in troppi casi è avvenuto in passato", dicono Rocco Palombella, segretario generale Uilm, e Gianluca Ficco Responsabile del settore auto.
Per la Fiom la situazione è ancora più pesante. Ai numeri comunicati oggi per i metalmeccanici della Cgil bisogna aggiungere anche i 150 mandati "a casa nei mesi scorsi per un totale di 1.100. "Il problema di approvvigionamento di componenti deve essere chiarito perché riguarda tutto il settore dell’automotive, ma sembra ormai chiaro che lo stabilimento che si sta realizzando a Gliwice, in Polonia, stia determinando anche nuove strategie da parte di Stellantis e che l’azienda riorganizzando le produzioni mette a rischio la crescita produttiva e occupazionale dello stabilimento Sevel e dell’indotto", dicono Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, e Michele De Palma, segretario Fiom-Cgil e responsabile auto. Anche la Fiom guarda verso Palazzo Chigi per la riapertura di un confronto al più presto.
La scorsa settimana l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, aveva visitato proprio lo stabilimento di Val di Sangro, sottolineando che è una fabbrica strategica per il gruppo, ma sulla questione dei lavoratori somministrati non aveva dato garanzie rispetto al loro ingresso in azienda. I sindacati avevano già ipotizzato una giornata di sciopero, senza però ancora fissare la data, rispetto alla questione somministrati. "Le fluttuazioni dei mercati nazionali e internazionali generate dalla pandemia e dalla carenza di chip sono fonte di un crescente senso di incertezza e l'azienda sta attuando le migliori soluzioni logistiche per difendere i propri lavoratori e l'intera organizzazione", il commento di Stellantis sulla situazione dello stabilimento Sevel. "La conclusione di una parte dei contratti di somministrazione in Sevel rientra nelle normali attività di gestione della forza lavoro di Stellantis in tutti gli stabilimenti europei nell'ambito di questi momenti di instabilità che riguardano tutto il settore automotive mondiale", aggiunge il gruppo che ribadisce: "il nostro obiettivo è tutelare l'azienda ed i propri lavoratori. L'evoluzione della situazione, considerata l'incertezza della stessa, è monitorata quotidianamente".
All'indomani dell'emergere della situazione di Sevel, dal convegno Fismic-Confsal a Torino, Pietro de Biasi, responsabile delle relazioni industriali di Stellantis, ha ulteriormente dettagliato: "La gravità congiunturale della crisi dei semiconduttori fa sì che lo stabilimento di Sevel non sia in grado di sopportare l'aumento della produzione deciso lo scorso aprile". E poi ha aggiunto: "Non è un ridimensionamento del percorso storico dello stabilimento ma la necessità di fronteggiare la situazione". "La grande maggioranza delle eccedenze - ha spiegato - è un prestito da altri stabilimenti dove, quindi, faranno ritorno e l'impatto in termini sociali di questa situazione, che spero sia temporanea, è molto limitato".