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Dalla Vecchia (Confindustria): aggiornare i protocolli sulla sicurezza in azienda e basta smart working

La presidente degli industriali di Vicenza: "Green pass ok, ma è ora che la vita e il lavoro della maggioranza degli italiani non siano più condizionati da chi rifiuta di vaccinarsi". "Lavorato bene con i sindacati anche se adesso pensano di più al consenso". "Calmierare il prezzo dei tamponi, però li paghi chi non si vuole immunizzare"
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ROMA - “Bene la soluzione scelta per il Green pass, ora bisogna ragionare e intervenire sui protocolli di sicurezza nelle fabbriche e nei posti di lavoro. Vanno assolutamente aggiornati perché si possa gradualmente tornare ad una vita normale senza dover sottostare alle limitazioni indotte dalla minoranza che non si vaccina”. Laura Dalla Vecchia è da qualche mese presidente degli industriali di Vicenza, il cuore manifatturiero di quel nordest da sempre crogiuolo di vitalità produttiva (quasi 2000 imprese con spiccata vocazione all’export e oltre 85mila lavoratori). Ma anche di dinamiche politiche non scontate, soprattutto se si guarda all’interno della Lega che in Veneto affonda radici storiche e pragmatiche. Dalla Vecchia guida a Schio un’azienda metalmeccanica con 400 addetti: “Nel Vicentino, e non solo, c’è aria di ripresa economica. Sarebbe un delitto non agevolarla”.

Confindustria nel 2020 resisteva alle…

ROMA - “Bene la soluzione scelta per il Green pass, ora bisogna ragionare e intervenire sui protocolli di sicurezza nelle fabbriche e nei posti di lavoro. Vanno assolutamente aggiornati perché si possa gradualmente tornare ad una vita normale senza dover sottostare alle limitazioni indotte dalla minoranza che non si vaccina”. Laura Dalla Vecchia è da qualche mese presidente degli industriali di Vicenza, il cuore manifatturiero di quel nordest da sempre crogiuolo di vitalità produttiva (quasi 2000 imprese con spiccata vocazione all’export e oltre 85mila lavoratori). Ma anche di dinamiche politiche non scontate, soprattutto se si guarda all’interno della Lega che in Veneto affonda radici storiche e pragmatiche. Dalla Vecchia guida a Schio un’azienda metalmeccanica con 400 addetti: “Nel Vicentino, e non solo, c’è aria di ripresa economica. Sarebbe un delitto non agevolarla”.

Confindustria nel 2020 resisteva alle pressioni del sindacato per l’introduzione delle misure di sicurezza nelle fabbriche, un pressing che portò poi ai protocolli condivisi. Stiamo tornando a quella contrapposizione tra lavoro e salute?

“Guardi, i protocolli sono stata la cosa più bella che abbiamo fatto insieme ai sindacati. Abbiamo salvato l’Italia, la vita e l’economia”.

Insisto, se non era per i sindacati le fabbriche in quel momento sarebbero rimaste aperte e senza tutele per i lavoratori…

“E’ vero, i sindacati fecero la battaglia per farci chiudere le aziende, un confronto che ho vissuto anche io sulla mia pelle, nei miei stabilimenti. Ma loro come noi e come tutti gli italiani eravamo spiazzati da un’emergenza inedita. Non si sapeva nulla del virus, di come combatterlo, si navigava a vista. Non c’erano neanche le mascherine. Non si aveva una giusta percezione della gravità della pandemia. C’era gente che moriva perché curata nel modo sbagliato. L’unico dato certo era solo quella cappa di paura che gravava sull’intero Paese. Era difficilissimo tutelare nello stesso tempo salute e lavoro. Poi l’abbiamo fatto con i protocolli condivisi”.

Perché ritiene che i protocolli ora vadano aggiornati?

“Perché esiste il vaccino e perché oltre l’80% della popolazione è immunizzata. E’ assurdo che  per colpa del 20% rappresentato da chi non si vaccina, si debba continuare a fare una vita sacrificata da regole ferree. Il paradosso è che siamo passati dai furbetti del vaccino che scavalcavano anziani e operatori sanitari, all’esatto contrario cioè i furbetti che pensano di non vaccinarsi sulle spalle degli altri. Come si è fatto per il Green pass, è il momento di mettersi al tavolo con governo e sindacati per rivedere e aggiornare i protocolli”.

I sindacati, però, preferivano il vaccino obbligatorio al Green pass e ora spingono per la gratuità dei tamponi.

“Condivido la linea scelta dal governo, cioè quella di usare il Green pass come incentivo concreto alla vaccinazione. Sono d’accordo anche sulla necessità di calmierare il prezzo dei tamponi, senza però scaricare il costo sulle imprese, che hanno già speso tantissimo per introdurre le misure di sicurezza, o sulla collettività. Insomma, il tampone se lo deve comunque pagare la persona che non vuole vaccinarsi”.

Come si spiega la posizione del sindacato, passato dalla linea della fermezza senza se e senza ma del 2020 alla posizione odierna scettica sul Green pass?

“Credo si tratti di dinamiche del consenso”.

Anche sullo smart working come risposta alla pandemia nel nostro Paese, si stanno rivedendo posizioni che fino a qualche tempo fa sembravano ormai un dato acquisito. Si pensi a quanto sostiene il ministro della Pubblica amministrazione, Brunetta…

“Io ovviamente posso parlare per le industrie private ed allora dico che lo smart working isola le persone, mentre il lavoro deve essere di squadra, confronto continuo. Non è un caso che proprio le grandi aziende hi-tech, le prime a sposare nel mondo la filosofia del lavoro da remoto, stanno tornando sui propri passi chiedendo addirittura ai propri dipendenti di incontrarsi, magari anche solo per mangiare insieme una pizza. Anche io, nella mia azienda, non vedo l’ora di poter tornare a spendere soldi per far viaggiare la gente…”.

Molte imprese, però, hanno colto al balzo la necessità dello smart working come risposta all’emergenza della pandemia, trasformandola in una scorciatoia verso il taglio di costi…

“Potrei dire che anche una parte dei lavoratori hanno approfittato dei vantaggi dello smart working. E’ inevitabile che ci siano eccezioni all’interno di tendenze generali virtuose. Anche perché certi risparmi non portano da nessuna parte”.