"Bollette, contro gli aumenti più rinnovabili e batterie. Ma siamo in grave ritardo"
di Luca Pagni , di Luca PagniHanno chiesto al governo Draghi di "abbandonare il prima possibile le tecnologie legate agli idrocarburi per le energie rinnovabili". E, in particolare al ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani "di accelerare la transizione ecologica invece di criticarla". Legambiente, Greenpeace e Wwf nei giorni scorsi hanno firmato un documento comune per dire la loro sull'aumento delle bollette dell'energia elettrica. Un rincaro da record (+40% per l'elettricità e +30% per il gas naturale) che costringe il governo a un intervento straordinario da 3,5 miliardi da spalmare sulle bollette. Ma per le tre associazioni ambientaliste - che su molti temi ultimamente si muovono in sintonia - le misure tampone non sono la risposta. Lo spiega in questa intervista Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
L’aumento delle bollette dipende in larga parte dai prezzi del gas naturale, cresciuto a livelli record. E in misura minore per l’aumento…
Hanno chiesto al governo Draghi di "abbandonare il prima possibile le tecnologie legate agli idrocarburi per le energie rinnovabili". E, in particolare al ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani "di accelerare la transizione ecologica invece di criticarla". Legambiente, Greenpeace e Wwf nei giorni scorsi hanno firmato un documento comune per dire la loro sull'aumento delle bollette dell'energia elettrica. Un rincaro da record (+40% per l'elettricità e +30% per il gas naturale) che costringe il governo a un intervento straordinario da 3,5 miliardi da spalmare sulle bollette. Ma per le tre associazioni ambientaliste - che su molti temi ultimamente si muovono in sintonia - le misure tampone non sono la risposta. Lo spiega in questa intervista Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
L’aumento delle bollette dipende in larga parte dai prezzi del gas naturale, cresciuto a livelli record. E in misura minore per l’aumento dei permessi per l’emissione di CO2. Accelerare la realizzazione di rinnovabili può essere una soluzione nel lungo periodo, ma nel breve dipenderemo ancora dal gas. Come limitare, allora, i rincari nel breve periodo senza dipendere dai mercati internazionali?
“Una strada è il taglio dei cosiddetti oneri impropri. In bollette ci sono tante voci che non hanno a che fare con la produzione di energia, ma sostengono i costi delle imprese energia o finanziano la dismissione dal nucleare. Il Governo ha promesso che con la prossima legge di Bilancio comincerà a mettere ordine, spostando questo costi sotto altre voci del bilancio dello stato. Ci sembra, finalmente, la strada giusta da percorrere".
Nel lungo periodo le rinnovabili dovranno prendere il posto delle centrali a gas. Ma negli ultimi tre anni l’Italia è rimasta indietro nelle nuove installazioni. Di questo passo il gas ci servirà più a lungo di quanto era previsto.
“Questo è un problema. Ci sono problemi nelle autorizzazioni degli impianti. E nemmeno l’ultimo decreto Semplificazioni del governo Draghi li ha risolti. Pensiamo, per esempio, ai tetti dei centri storici, che rappresentano almeno il 40% dell’estensione totale: le soprintendenze bloccano i lavori anche quando non si tratta di dimore storiche. Nemmeno il governo Draghi è riuscito a intervenire, per l’eccessiva timidezza del ministro Franceschini. Ma veramente non si capisce perché impianti solari di questa taglia non possano avere una procedura semplificata”.
Ma il solare non cresce nemmeno in aperta campagna, se è per questo. Come mai?
“Anche in questo caso, scontiamo procedure sempre troppo lunghe. Le imprese straniere sanno che per un impianto solare o fotovoltaico in Italia passano almeno 4 o 5 anni prima avere il via libera. E allora vanno altrove, come in Spagna, dove per le procedure occorre al massino un anno>.
Ma il ministro della Transizione ecologica Cingolani non aveva proprio il compito di presentare un provvedimento per dimezzare almeno i tempi dei permessi?
“C’è stato un braccio di ferro tra i ministri Cingolani e Franceschini al termine del quale non sono arrivate le risposte attese dal settore. Di questo passo non centreremo gli obbiettivi sulle rinnovabili fissati dalla Ue al 2035”.
Anche se fossimo al passo con la realizzazioni delle rinnovabili, non sapremo dove mettere l’energia prodotta. Siamo in ritardo anche con la realizzazioni di batterie e accumuli di energia.
“E’ una partita decisiva. Gli accumuli sono strategici: nel mondo di sta giocando una partita importante nell’ambito della ricerca delle batterie e non dobbiamo starne fuori, approfittare del fatto che sono disponibili finanziamenti pubblici e privati. L’Italia è sempre stata al vertice della tecnologie della batterie al piombo e sarebbe demenziale essere tagliati fuori nel momento in cui si avvicina il momento di uno sviluppo industriale che segnerà i prossimi anni".