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Reddito di cittadinanza, ecco come funziona all'estero

In Europa minori vincoli per gli stranieri rispetto a Italia e Danimarca, alla Germania il record per la spesa mentre in Francia il sistema punta a incentivare il lavoro. Gli obiettivi dell'Ue
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ROMA - Paese che vai, reddito di cittadinanza che trovi. Anzi, reddito minimo garantito a voler essere precisi. Perché un conto è distribuire soldi a disoccupati e bisognosi, un altro darli a tutti per il solo fatto di vivere in un determinato territorio (reddito universale di base). In Italia, come avevano già fatto gli altri Paesi europei, due anni e mezzo fa si è scelto di sostenere solo chi è in difficoltà. Oggi si dibatte se mantenere o modificare il Reddito di cittadinanza. 

La lotta alla povertà è al primo posto dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, che ha fissato come obiettivo entro la fine del decennio la riduzione di almeno la metà della percentuale di persone che vivono in povertà. Ma ogni Paese combatte questa battaglia in modo diverso. L’importo stanziat…

ROMA - Paese che vai, reddito di cittadinanza che trovi. Anzi, reddito minimo garantito a voler essere precisi. Perché un conto è distribuire soldi a disoccupati e bisognosi, un altro darli a tutti per il solo fatto di vivere in un determinato territorio (reddito universale di base). In Italia, come avevano già fatto gli altri Paesi europei, due anni e mezzo fa si è scelto di sostenere solo chi è in difficoltà. Oggi si dibatte se mantenere o modificare il Reddito di cittadinanza. 

La lotta alla povertà è al primo posto dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, che ha fissato come obiettivo entro la fine del decennio la riduzione di almeno la metà della percentuale di persone che vivono in povertà. Ma ogni Paese combatte questa battaglia in modo diverso. L’importo stanziato dallo Stato, le condizioni per poter richiedere il beneficio e gli incentivi a trovare lavoro sono le maggiori differenze.

All'estero meno limiti per gli stranieri

Tra i requisiti per poter accedere al Reddito di cittadinanza, è necessario essere residenti in Italia da 10 anni. In Europa solo la Danimarca (9 anni) ha un limite così stringente perché la media è di cinque anni. La scelta italiana riduce la platea dei beneficiari: senza questa condizione, secondo la relazione tecnica del governo del 2019, 92 mila famiglie straniere in più avrebbero potuto ricevere il sussidio. In base a uno studio dell’Alleanza contro la povertà, ora altre 150 mila famiglie riceverebbero il contributo se bastassero due anni di residenza, con una spesa ulteriore di 950 milioni l'anno da parte dello Stato. Invece con un requisito di cinque anni, si spenderebbero 600 milioni e ci sarebbero 98mila famiglie beneficiarie in più. 

Il record tedesco per fondi stanziati

In Germania è in vigore il programma Arbeitslosengeld II (Alg II), previsto dalla riforma Hartz IV varata dal governo Schroeder nel 2003 e modificata dopo l’inizio della pandemia. La cifra stanziata ammonta a 15 miliardi, l’1,5% del Pil, il massimo in Europa, dato che in media si viaggia tra lo 0,3 o lo 0,5%. I beneficiari del sussidio sono le persone abili al lavoro, anche se non disoccupate, e per riceverlo basta dichiarare di non avere un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia. È consentito il possesso di un veicolo nel caso di disoccupati o familiari con disabilità. Per i single è previsto un contributo di 432 euro al mese e le persone conviventi in maniera stabile ricevono 389 euro a testa. Cifre inferiori rispetto ai 580 euro in media a nucleo familiare erogati in Italia, ma destinate a un maggior numero di persone. E c'è anche la possibilità di chiedere un contributo per il costo dell’affitto. Riguardo alle sanzioni, se il beneficiario rifiuta di prendere parte a un corso di formazione o di accettare un lavoro, vede il sussidio diminuito del 30% per tre mesi. Al secondo rifiuto, riceve il 60% in meno e al terzo non riceve più nemmeno un euro per tre mesi. 

La via francese per incentivare il lavoro

Chi ha più di 25 anni e non lavora può fare domanda in Francia per il Revenu de solidarité active (Rsa-socle), ma gli stranieri devono essere residenti da almeno cinque anni. Il sussidio non ha limitazioni temporali e varia da 565,34 euro per una persona sola a 1.187,21 per una coppia con due figli. Per ogni componente in più della famiglia bisogna aggiungere 226,14 euro. Anche con lo scopo di incentivare i beneficiari dell'Rsa-socle ad accettare un lavoro, esiste il Prime activité al quale possono accedere tutte le persone dai 18 anni in su che hanno percepito nei tre mesi precedenti un reddito da lavoro autonomo o dipendente inferiore a 1.846,5 euro (1,5 volte il salario minimo legale, fissato per il 2021 a 1.231 euro). 

L’importo del sussidio è di 553,71 euro mensili e può essere aumentato in caso di figli e familiari a carico. Si tratta di un “in-work benefit”: uno strumento che ha lo scopo di aumentare il reddito, condizionato all’occupazione, rendendo più appetibili gli impieghi a bassa remunerazione perché prevede anche un bonus con un meccanismo incrementale. Questo contributo, corrisposto a chi guadagna almeno 605 euro al mese, prima cresce all'aumentare del reddito percepito rispetto al salario minimo legale e poi decresce fino ad annullarsi insieme ai 553,71 euro quando i guadagni raggiungono 1.846,5 euro mensili. 

Diversa la scelta fatta in Italia, dove non esiste un salario minimo legale e non è previsto un meccanismo simile a quello francese. Se un beneficiario del Reddito di cittadinanza dovesse trovare lavoro, il sussidio diminuirebbe di 80 centesimi per ogni euro guadagnato fino all'aggiornamento della dichiarazione Isee.

Gli obiettivi dell'Unione europea

La Commissione europea a marzo del 2021 ha deciso di puntare, entro il 2030, a ridurre il numero di persone a rischio di esclusione sociale di almeno 15 milioni di persone, tra cui 5 milioni di bambini. Passare da 91 a 76 milioni significherebbe una riduzione del 16,5% dei poveri, quindi - come sottolinea la Caritas - al di sotto della soglia stabilita dalle Nazioni Unite dato che in Europa una persona su cinque vive in povertà. Inoltre l'Unione europea punta a raggiungere un tasso di occupazione di almeno il 78% e di aumentare il numero di adulti che frequentano corsi di formazione.