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Ecco perché crescono i prezzi di diesel e benzina. "Ma il petrolio sta tenendo, con un contagio da gas ed elettricità la ripresa sarebbe a rischio"

(ansa)
I costi alla pompa ai massimi dal 2014, i consumatori chiedono un taglio del fisco che però porta allo Stato oltre 35 miliardi. Tabarelli (Nomisma Energia): "Sono in corso allineamenti ritardati rispetto ai valori del greggio sui mercati internazionali. Quel che preoccupa è la crisi energetica che vediamo in altri comparti e da cui per ora il petrolio è immune". Entro fine anno possibili rincari di altri 5 cent
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MILANO - I prezzi in crescita alla pompa per benzina e diesel hanno fatto risuonare gli allarmi dei consumatori sulla stangata in vista per le famiglie, ma la corsa del greggio potrebbe non fermarsi qui e anzi, a vedere quel che sta accadendo sul mercato energetico - gas, elettricità, carbone - nel suo complesso è quasi sorprendente che non stia succedendo di peggio.

Il rialzo dei prezzi e il conto per le famiglie

Ieri i dati del Mite hanno certificato che la verde (con 1,670 euro al litro) si è portata ai massimi dall'ottobre del 2014, e il diesel (arrivato a 1,516 euro) al top dal maggio del 2019. Immediata la reazione delle associazioni dei consumatori, che hanno calcolato il caro-pieno per le famiglie italiane. Secondo l'Unc dall'inizio dell'anno il costo di un pieno da 50 litri è aumentato di oltre 11 euro per la benzina e di quasi 10 euro per il gasolio, che significa su base annua una "stangata" ad autovettura di 275 euro …

MILANO - I prezzi in crescita alla pompa per benzina e diesel hanno fatto risuonare gli allarmi dei consumatori sulla stangata in vista per le famiglie, ma la corsa del greggio potrebbe non fermarsi qui e anzi, a vedere quel che sta accadendo sul mercato energetico - gas, elettricità, carbone - nel suo complesso è quasi sorprendente che non stia succedendo di peggio.

Il rialzo dei prezzi e il conto per le famiglie

Ieri i dati del Mite hanno certificato che la verde (con 1,670 euro al litro) si è portata ai massimi dall'ottobre del 2014, e il diesel (arrivato a 1,516 euro) al top dal maggio del 2019. Immediata la reazione delle associazioni dei consumatori, che hanno calcolato il caro-pieno per le famiglie italiane. Secondo l'Unc dall'inizio dell'anno il costo di un pieno da 50 litri è aumentato di oltre 11 euro per la benzina e di quasi 10 euro per il gasolio, che significa su base annua una "stangata" ad autovettura di 275 euro nel primo caso e di 237 nel secondo. Ancora maggiore l'effetto-rincaro se si guarda al confronto con il settembre del 2020, quando la benzina veleggiava sotto 1,4 euro e il diesel era a 1,26. Lo stesso pieno da 50 litri è rincarato di oltre 14 euro per la verde e di 12 euro e mezzo per il gasolio, intorno al +20% dunque, che significa un aggravio sul bilancio delle famiglie di 338 e 299 euro all'anno.

Crescono i guadagni delle raffinerie

Come si giustifica questo rincaro alla pompa di benzina? "Si tratta di aggiustamenti dei prezzi che arrivano in leggero ritardo rispetto a quello che si è visto sul mercato internazionale del greggio", spiega Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. Le quotazioni del barile erano infatti salite sensibilmente a inizio estate, poi si sono stabilizzate. Il Brent, la qualità di riferimento per il mercato europeo, era arrivato ai primi di luglio in area 78 dollari e ora staziona sui 75 dollari. Nel mentre, ad agosto, i consumi di carburanti per le auto in Italia sono saliti sia rispetto al 2020 (+9%) che rispetto all'agosto del 2019 (+4,1%). Il combinato disposto di questi fattori fa sì che "ora le raffinerie, che sono un pezzo di industria importante per l'Italia, stiano lavorando con margini in crescita". E le prospettive? La stima di Tabarelli è che per la fine dell'anno si torni a prezzi del Brent nel range tra 76 e 80 dollari e questo possa comportare una ulteriore crescita dei prezzi alla pompa nell'ordine dei 5 centesimi.

Il rischio contagio da luce e gas

Se questo è il quadro attuale e di breve termine, quel che preoccupa è l'esempio che arriva dagli altri beni elettrici e che l'esperto teme possa diffondersi come un effetto-contagio anche sul petrolio. "Siamo in una piena crisi delle materie prime energetiche, con un termine un po' forte possiamo parlare di apocalisse elettrica e del gas. I prezzi del gas sono quintuplicati sulle medie del 2020, quelli del carbone sono triplicati. Ci sono anche fenomeni speculativi dovuti all'abbondante liquidità in circolo, ma è chiaro che bisogna riflettere sull'efficienza di questi mercati". Di fronte a questo scenario, "tutto sommato quello che sta accadendo sul petrolio è davvero poca cosa, con una ripresa nell'ordine del 60% rispetto ai livelli segnati nel 2020. Ma bisogna vedere se questa tenuta durerà".

La domanda di greggio sta infatti ripartendo, e i Paesi produttori riuniti nel cartello Opec capitanato dall'Arabia Saudita, con l'aggiunta della Russia, hanno assicurato un aumento della produzione di pari-passo. Ma i livelli di domanda "sono ancora del 2-3% inferiori ai livelli pre-crisi, anche perché l'industria aerea è ancora a terra", spiega Tabarelli. Che però lancia un allarme 'industriale' su quel che potrebbe accadere: "Visto l'impegno sulla transizione energetica, le aziende petrolifere hanno tagliato gli investimenti nell'estrazione e trasformazione dei fossili. Se la domanda di petrolio dovesse ripartire in modo molto vigoroso, ci potrebbero essere grossi problemi nel tenere il passo. E se dovessimo vedere sul petrolio, che pesa ancora per il 95% della domanda di energia dal settore dei trasporti, quel che ora osserviamo su gas ed elettricità, si rischierebbe un collasso della ripresa globale con un'inflazione in netta salita". Per Tabarelli è ancora difficile tracciare un quadro chiaro, ora che siamo in uscita da uno choc senza precedenti come quello della pandemia: "Ci sono alcuni fattori che indicano una netta ripresa in vista, anche per l'industria aerea, con la voglia degli americani di toranre a muoversi, ma d'altra parte ci si domanda se i viaggi business torneranno mai ai livelli precedenti la crisi, visto il cambiamento imposto dal digitale a questo tipo di relazioni. Insomma, il ritorno alla normalità è disordinato e il cataclisma che stiamo vedendo su molti beni energetici ne è una perfetta rappresentazione: per il momento il petrolio si sta salvando".

Il peso delle accise e la domanda di un taglio fiscale

Salvati sì, ma comunque a un prezzo più caro. E infatti, quando si parla di aumenti alla pompa, quasi in automatico arriva la richiesta di taglio delle accise che gravano su di loro. L'hanno richiamata le associazioni dei consumatori, che già aspettano gli interventi del governo per calmierare la corsa in vista per le bollette. "Bisogna che il Governo intervenga non solo su luce e gas, ma anche sul caro benzina, riducendo le accise sui carburanti. Altrimenti queste tre voci rischiano di far schizzare verso l'alto l'inflazione con ripercussioni sul potere d'acquisto delle famiglie e, di conseguenza, sui consumi", hanno detto dall'Unc. L'Unem (Unione energie per la mobilità, ex Unione petrolifera) ha buon gioco a mettere in evidenza come la componente fiscale pesi in Italia più che altrove nel resto d'Europa, generando quell'effeto sul consumatore finale di avere la pompa più salata ma solo in parte per 'colpa' dei costi industriali.

I prezzi nell'Unione Europea a inizio agosto 2021
Euro/litro  BENZINA SENZA PIOMBO    GASOLIO AUTO         GPL  AUTO  
  prezzo componente prezzo al prezzo componente prezzo al prezzo componente prezzo al
  industriale fiscale consumo industriale fiscale consumo industriale fiscale consumo
AUSTRIA 0,608 0,709 1,317 0,631 0,612 1,243      
BELGIO 0,650 0,863 1,513 0,642 0,861 1,503 0,515 0,108 0,623
BULGARIA 0,553 0,546 1,099 0,567 0,510 1,077 0,335 0,180 0,514
CIPRO 0,653 0,647 1,301 0,690 0,620 1,309      
CROAZIA 0,658 0,806 1,463 0,705 0,685 1,389 0,543 0,145 0,688
DANIMARCA 0,725 0,963 1,688 0,693 0,718 1,412      
ESTONIA 0,645 0,805 1,449 0,649 0,576 1,225 0,409 0,313 0,722
FINLANDIA 0,642 1,050 1,692 0,710 0,803 1,513      
FRANCIA 0,627 0,955 1,582 0,592 0,849 1,441 0,594 0,257 0,851
GERMANIA 0,701 0,912 1,613 0,702 0,693 1,395 0,515 0,207 0,722
GRECIA 0,645 1,038 1,683 0,702 0,691 1,393      
IRLANDA 0,611 0,927 1,538 0,625 0,802 1,427      
LETTONIA 0,587 0,751 1,338 0,599 0,639 1,238 0,363 0,274 0,638
LITUANIA 0,605 0,691 1,296 0,603 0,577 1,179 0,349 0,268 0,618
LUSSEMBURGO 0,615 0,709 1,324 0,627 0,580 1,207 0,510 0,134 0,644
MALTA 0,586 0,754 1,340 0,553 0,657 1,210      
OLANDA 0,690 1,139 1,829 0,678 0,783 1,461 0,432 0,327 0,759
POLONIA 0,649 0,599 1,248 0,640 0,545 1,185 0,378 0,213 0,591
PORTOGALLO 0,688 0,980 1,668 0,666 0,784 1,450 0,404 0,297 0,701
REP. CECA 0,584 0,729 1,313 0,633 0,603 1,235 0,371 0,180 0,550
ROMANIA 0,637 0,563 1,200 0,646 0,528 1,174 0,453 0,175 0,628
SLOVACCHIA 0,635 0,779 1,414 0,649 0,607 1,256 0,424 0,203 0,627
SLOVENIA 0,594 0,674 1,269 0,603 0,699 1,302 0,466 0,242 0,708
SPAGNA 0,691 0,717 1,408 0,665 0,598 1,264 0,596 0,166 0,762
SVEZIA 0,660 0,970 1,630 0,852 0,789 1,641      
UNGHERIA 0,638 0,608 1,246 0,652 0,577 1,229 0,492 0,254 0,745
ITALIA 0,627 1,027 1,654 0,621 0,890 1,511 0,415 0,271 0,686
Media UE 27 0,661 0,879 1,540 0,652 0,716 1,368  media non calcolata dalla UE
Media Area EURO 0,667 0,926 1,593 0,649 0,745 1,394  media non calcolata dalla UE

Come spesso si ricorda, dietro le accise per la benzina c'è una storia quasi secolare di interventi che risalgono alla guerra in Etiopia e passano per il Vajont e l'Irpinia. Ma ormai il gettito finisce tutto nel calderone del bilancio dello Stato e se si guada ai soli prodotti da autotrazione significa un assegno da 25 miliardi l'anno, più 11 di Iva. "Ponderando gasolio e benzina l'Italia il Paese che ha la tassazione più alta - chiosa Tabarelli - Certamente di fronte a una crescente pressione sui prezzi un intervento sarebbe comprensibile. Ma si tratterebbe di una partita di giro, visto che sono risorse che lo Stato dovrebbe reperire altrove: non qualcosa di risolutivo".