Katia Bassi al volante delle supercar milionarie: cinesi e americani si incontrano a Reggio Emilia per creare le auto elettriche di lusso
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaBenvenuti nella Motor Valley di Reggio Emilia. Qui, Faw, colosso cinese nella produzione di automobili, e gli americani di Silk Ev, società internazionale di ingegneria e design automotive, produrranno auto elettriche di lusso. Alla guida della fabbrica di super car Silk-Faw a Gavassa, c'è Katia Bassi, 53 anni, nata a Pavia, cresciuta a Locate di Triulzi, a 15 chilometri da Milano, una carriera da manager fitta di passaggi di azienda in azienda, con una lunga esperienza nel settore dell'automotive ma non soltanto, in Italia e all'estero. Bassi è stata chiamata come managing director da Jonathan Krane, presidente di Silk-Faw, business man statunitense, che vive a New York, attivo nel campo degli hedge found.
Il mega sito produttivo sorgerà su 360mila metri quadri, con un investimento di 1,3 miliardi di euro e una prospettiva entro il 2028 di oltre mille assunzioni. "La posa della prima pietra è prevista nel prossimo anno. Il debutto …
Benvenuti nella Motor Valley di Reggio Emilia. Qui, Faw, colosso cinese nella produzione di automobili, e gli americani di Silk Ev, società internazionale di ingegneria e design automotive, produrranno auto elettriche di lusso. Alla guida della fabbrica di super car Silk-Faw a Gavassa, c'è Katia Bassi, 53 anni, nata a Pavia, cresciuta a Locate di Triulzi, a 15 chilometri da Milano, una carriera da manager fitta di passaggi di azienda in azienda, con una lunga esperienza nel settore dell'automotive ma non soltanto, in Italia e all'estero. Bassi è stata chiamata come managing director da Jonathan Krane, presidente di Silk-Faw, business man statunitense, che vive a New York, attivo nel campo degli hedge found.
Il mega sito produttivo sorgerà su 360mila metri quadri, con un investimento di 1,3 miliardi di euro e una prospettiva entro il 2028 di oltre mille assunzioni. "La posa della prima pietra è prevista nel prossimo anno. Il debutto della hypercar S9 avverrà nel 2023". Le automobili, destinate a un pubblico alto spendente, sono le Hongqi, il brand originario nato in Cina nel 1959, voluto da Mao. Avrà un mercato internazionale, con un focus sulla piazza cinese dove l'azienda ha fondamenta molto solide, e pochi altri, come il Middle East, dove c'è già un network distributivo affermato. L'obiettivo è espandersi nel resto del mondo. "Stiamo lavorando con agenzie internazionali per creare una filosofia e un nuovo brand che valga per tutti". Gli Stati Uniti saranno uno dei mercati più importanti, in Europa l'ingresso si prevede graduale. Hongqi conta più di 130mila dipendenti e un fatturato di 75 miliardi di euro. "Oggi vuole rendere il brand appetibile per le nuove generazioni con vetture cosiddette 'saloon', una fusione tra auto sportiva e berlina di lusso. Con la differenza che saranno elettriche. La S9 è quella che stiamo per costruire noi. Alcune migliaia all'anno. La hypercar supera per prezzo un milione e mezzo, mentre le super sport car vanno dai 200 ai 300 mila euro".
La squadra che sta lavorando al progetto, scelta dal presidente Krane, comprende Walter De Silva, vice presidente con responsabilità per il design, Roberto Fedeli (già in Ferrari, Maserati e Alfa) nel ruolo di chief technology e innovation officer, e Amedeo Felisa, ex ceo di Ferrari e ora consigliere speciale di Krane. Dopo il liceo linguistico al Cardinal Ferrari, un istituto religioso di Milano, e due lauree, in Scienze Politiche a Milano e in Giurisprudenza a Pavia, Katia Bassi voleva lavorare al Tribunale dei minori. "È sempre stato il mio chiodo fisso. Figlia unica, ho vissuto con una mamma che aveva problemi di salute e sono cresciuta più in fretta di come sarebbe stato giusto. Per questo mi sono sempre impegnata nel volontariato tra i bambini. Mentre collaboravo in uno studio notarile, un'amica mi ha presentato alcune persone che lavoravano in Swatch, il brand svizzero di orologi. E da lì il mio percorso ha preso un'altra direzione". Appassionata dell'aspetto commerciale, non ancora laureata, Katia Bassi ha iniziato come product manager, poi ha assunto la responsabilità di marketing director per Tissot e in seguito per Pierre Balmain. "Lavoravo e studiavo. Volevo la dirigenza prima dei trent'anni". Nel 1993 entra a Vicenza nel gruppo Cielo, azienda che commercializzava i brand Yukiko e Miluna. Su questa scia approda a Damiani per avviare una startup.
Dietro l'angolo tuttavia c'è la Ferrari, che con Montezemolo voleva portare a Maranello la società di merchandising, con il progetto dei negozi monomarca. Bassi, come direttrice del marketing, vive dal 2002 al 2007 il momento di massimo splendore della Formula Uno con il 'cavallino' al top delle classifiche con Michael Schumacher. "Resto nel settore dello sport, anche se la mia personale attitudine sarebbe stata per il mondo della moda e del beauty, quando mi chiama l'Inter, sempre come marketing director. A me più delle aziende piacciono i progetti, io seguo quelli". Nel club calcistico della famiglia Moratti, che voleva rendere la squadra e l'azienda ancora più internazionali, era l'epoca di Mourinho allenatore, Bassi vive momenti appassionanti. Molti viaggi in Cina e in altri paesi all'estero al seguito della squadra nel periodo degli incontri amichevoli.
Tempo due anni e dall'Inghilterra la top manager viene ingaggiata per far decollare il business della Nba, il basket americano, in Italia e nel resto d'Europa. "Il mio compito era mettere in piedi una struttura che si interfacciasse con gli Usa. La società in Europa aveva sede a Londra, un team corposo di persone, e l'Italia cominciava a dare grossi segnali nel mondo del basket che è il secondo sport nazionale dopo il calcio. Nel 2009 ho imparato da Nba il digital quando da noi era soltanto agli inizi. Stava partendo Facebook ma loro avevano visto lungo, vendevano pacchetti on line, quello che è oggi l'on demand di Netflix con i film, esisteva già per lo sport. Ero direttore generale e senior vice president Emea. Avevo come base Milano, Londra, New York, ho promosso eventi, ho portato in Italia in campioni del basket americano. Sono stati quattro anni molto divertenti".
Soprattutto un altro trampolino di carriera. Aston Martin automobili, con i suoi investitori del Kuwait, la assume come managing director. L'obiettivo era iniziare l'opera di internazionalizzazione anche negli Stati Uniti. "Ero l'unica straniera e poi donna, hanno dimostrato apertura, ha contato la mia esperienza. Ho passato in quell'azienda quasi cinque anni, vivevo a Londra e andavo ogni giorno in ufficio a Gaydon, un paese che dista 130 chilometri. Ma Stefano Domenicali, amministratore delegato di Lamborghini, le propone un progetto di lancio di una nuova vettura, Urus, il suv più orientato al mondo femminile. "È stata l'occasione per lasciare l'Inghilterra e tornare in Italia, con sede a Sant'Agata Bolognese. Negli anni pre Covid, tantissimi spostamenti, viaggi, relazioni. Abbiamo portato il suv alle presentazioni in giro per il mondo. E lavorato per rendere il brand un po' più trasversale. Dai cinque milioni di fan nel 2017 l'ho lasciata nel 2021 che era prossima ai 30 milioni. Una nicchia che però ha avuto una crescita esponenziale di clienti e ha duplicato il fatturato in due anni". Katia Bassi ha un marito che scrive, dipinge, ha fatto a lungo formazione per le aziende. "Viviamo a Milano. Sono sicuramente molto contenta del mio stipendio. Ho trovato sempre persone che mi hanno dato delle grandi chance. Non ho combattuto particolari battaglie, amo dare opportunità a chi ha voglia di crescere". Krane, l'investitore americano è arrivato a Katia Bassi tramite un passaparola. "Mi ha raccontato la sua visione e che cosa aveva in testa di fare. Mi ha fatto brillare gli occhi, è veramente l'occasione della vita per molti colleghi, ingegneri affermati e non, e ci è sembrato il modo per restituire a questo territorio, l'Emilia Romagna, quel che abbiamo preso. Non capita spesso a un professionista di ricominciare completamente da zero. Stiamo assumendo tanti giovani ingegneri neo laureati perché portino innovazione. Donne e uomini. Multiculturalismo è il denominatore comune. L'indotto, poi, con il suo patrimonio di eccellenze internazionali nella meccanica, meccatronica, ingegneria e robotica, ne avrà grandi riflessi positivi. È un pezzo di economia che si mette in moto. Il nostro obiettivo è allevare delle nuove generazioni, lasciare questo a chi viene dopo di noi".
Il territorio della Motor Valley ha offerto alla nuova società un'accoglienza calorosa. "La scelta del sito aveva un arco piuttosto ampio: Bologna, Modena, c'era anche l'Inghilterra e altre sedi all'estero. Noi volevamo restare qui, e le istituzioni di Reggio Emilia e della regione hanno messo in campo oltre che lo spazio, le energie. Dal punto di vista umano si sono spesi tantissimo e ci stanno aiutando a realizzare un progetto che si vede raramente in Italia". Avendo iniziato questa nuova avventura a giugno, la manager ha fatto poche vacanze. Sceglie in genere posti tranquilli, ama per esempio la Val d'Orcia, dove rilassarsi e leggere in pace. Autori americani che parlano di business. "Daniel Goleman con 'Focus' ha fatto un capolavoro". Ma anche i gialli di Jo Nesbo e i romanzi come 'Di chi è la colpa', l'ultimo di Alessandro Piperno. "Mi piace tanto il teatro, ne soffro la mancanza". Si sveglia alle sei di mattina e va a correre. "Non faccio sport di squadra". Ci sono soltanto altre due o tre donne capi d'azienda nel settore automotive al mondo. C'è di che sentirsi fuori dall'ordinario. "Penso di essere al posto giusto al momento giusto. Abbiamo ancora tanto da fare. Il mio ruolo è del tutto integrato in una fase di cambiamento epocale dal punto di vista umano, perché le nuove generazioni hanno una visione nuova e diversa della funzione sociale che spetta al mondo imprenditoriale. Prestano grande attenzione all'etica delle aziende, le analizzano in modo puntuale. Ti boicotto o ti premio a seconda di come tu ti comporti. È per questo che vorremmo creare un'azienda con certe caratteristiche, e che non sia distante dalle comunità che un domani si potranno permettere una supersportiva elettrica. Vorremmo poter parlare di azienda e di valore senza il timore di non essere capiti. Per il volontariato con i bambini sto costruendo qualcosa di stabile".