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Italia bocciata sulla strada dello sviluppo sostenibile: la pandemia ha bloccato i miglioramenti, così obiettivi Onu a rischio

La pagella dell'Asvis sulla base degli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni unite. L'anno scorso peggioramenti dalla povertà all'educazione, dall'uguaglianza di genere alle città. La ricetta per accelerare consegnata al governo: lo Sviluppo sostenibile deve entrare in Costituzione
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MILANO - Passi indietro nella strada per lo Sviluppo sostenibile in Italia. Tanto che la maggior parte degli obiettivi fissati per la fine del decennio rischiano seriamente di restare solo buone intenzioni sulla carta. Nel 2020 della pandemia, che ha riallargato la forbice nella società e gettato centinaia di migliaia di persone nell'incubo della povertà, la pagella dell'Asvis sul raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 redatta nel 2015 dalle Nazioni unite presenta molti peggioramenti rispetto alla versione del 2019.

Una situazione che i presidenti dell'Alleanza, Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini, stigmatizzano in un vero e proprio appello che introduce il rapporto: "Avvertiamo l'esigenza di iniziare il Rapporto con un grido di allarme e una parola di speranza: non possiamo più perdere tempo, dobbiamo mettere a frutto tutte le nostre energie per portare avanti un cambiamento. La nostra più grande sfida per complessit&ag…

MILANO - Passi indietro nella strada per lo Sviluppo sostenibile in Italia. Tanto che la maggior parte degli obiettivi fissati per la fine del decennio rischiano seriamente di restare solo buone intenzioni sulla carta. Nel 2020 della pandemia, che ha riallargato la forbice nella società e gettato centinaia di migliaia di persone nell'incubo della povertà, la pagella dell'Asvis sul raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 redatta nel 2015 dalle Nazioni unite presenta molti peggioramenti rispetto alla versione del 2019.

Una situazione che i presidenti dell'Alleanza, Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini, stigmatizzano in un vero e proprio appello che introduce il rapporto: "Avvertiamo l'esigenza di iniziare il Rapporto con un grido di allarme e una parola di speranza: non possiamo più perdere tempo, dobbiamo mettere a frutto tutte le nostre energie per portare avanti un cambiamento. La nostra più grande sfida per complessità e impegno sarà la lotta ai cambiamenti climatici, questione che riguarda l'ambiente, l'economia e il funzionamento delle nostre società". "I segnali di allarme sono sempre più inequivocabili", si dice ancora nell'appello. "La nostra responsabilità nel garantire uno stato di salute planetario che tuteli il futuro nostro e delle nuove generazioni deve essere un obiettivo prioritario per tutti. Le scelte che facciamo oggi possono garantire un futuro realmente sostenibile delle nostre società, ma il tempo a disposizione per invertire la rotta appare purtroppo sempre più ristretto".

La pagella dell'Italia sugli obiettivi di sostenibilità

Vediamo dunque nel dettaglio questa pagella. Nel 2020 l'Italia migliora solo in tre obiettivi, quelli che riguardano sistema energetico; lotta al cambiamento climatico; e giustizia e istituzioni solide. In altri tre casi - alimentazione e agricoltura sostenibile; acqua; e innovazione - il quadro non cambia sostanzialmente. Poi arrivano ben nove obiettivi in cui il voto scende: povertà; salute; educazione; uguaglianza di genere; condizione economica e occupazionale; disuguaglianze; condizioni delle città; ecosistema terrestre; e cooperazione internazionale. Restano due ambiti (economia circolare ed ecosistemi marini) nei quali mancano le informazioni per aggiornare il voto.

Anche il raffronto con gli altri Paesi europei è critico:secondo l'analisi - relativa questa volta ai dati del 2019, quindi senza neppure scontare il peggioramento legato alla pandemia - l'Italia è sotto la media europea per 10 dei 16 indicatori analizzati, allineata per 3 e al di sopra per 3. Il quadro non è certo roseo anche allargando l'osservazione a un periodo più lungo: nel decennio chiuso con il 2020, l'Italia ha registrato miglioramenti per salute; uguaglianza di genere; sistema energetico; innovazione; lotta al cambiamento climatico. In altrettanti casi la situazione peggiora: povertà; acqua; condizione economica e occupazionale; ecosistema terrestre e cooperazione internazionale. Mentre per altri cinque (alimentazione e agricoltura sostenibile, educazione, disuguaglianze, condizioni delle città, giustizia e istituzioni solide) la condizione appare sostanzialmente invariata.

Il rapporto è poi arricchito da un ulteriore approfondimento che fa riferimento ai 32 target quantitativi (nei quali si dettagliano i 17 Sdgs delle Nazioni Unite). Considerando quel che è accaduto negli ultimi anni, l'Italia è sulla strada per centrare solo i Target associati a quattro obiettivi: coltivazioni destinate a colture biologiche (Goal 2), morti in incidenti stradali (Goal 3), consumi finali lordi di energia (Goal 7) e tasso di riciclaggio (Goal 12). In qualche altro caso si potrebbe fare uno scatto decisivo, mentre sono "negative o decisamente negative" le tendenze per 21 target quantitativi: persone a rischio povertà o esclusione sociale (Goal 1), fertilizzanti distribuiti in agricoltura (Goal 2), partecipazione alla scuola d’infanzia (Goal 4), parità di genere nel tasso di occupazione e nel Numero occupati specializzati in ICT (Goal 5), efficienza delle reti idriche (Goal 6), energia da fonti rinnovabili (Goal 7), Tasso di occupazione e Quota di NEET (Goal 8), Trasporto merci su ferrovia e Spesa per ricerca e sviluppo (Goal 9), Disuguaglianza del reddito (Goal 10), Offerta del trasporto pubblico locale e Qualità dell’aria (Goal 11), Emissioni di gas serra (Goal 13), Sovrasfruttamento degli stock ittici e aree marine protette (Goal 14), Consumo di suolo (Goal 15), Affollamento degli istituti di pena e Durata dei procedimenti civili (Goal 16), Quota di Aiuto Pubblico allo Sviluppo sul RNL (Goal 17).

L'agenda per il governo

Se, sulla scorta di questi dati, Mallen e Stefanini rimarcano come "la situazione del nostro Paese sia critica. Se non interverranno cambi di passo decisi, l'Italia non conseguirà gli Obiettivi dell'Agenda 2030 nei tempi concordati in sede Onu, con conseguenze gravi". D'altra parte un cambio di passo è atteso dal nuovo governo e dal Pnrr: ecco le proposte sistemiche lanciate dall'Alleanza nel suo rapporto, proprio nell'ottica della realizzazione del Recovery fund da parte del governo:

  • portare a compimento l'iter legislativo per l'inserimento in Costituzione del Principio di sviluppo sostenibile;
  • definire con chiarezza la responsabilità della Presidenza del Consiglio nel sovraintendere all'attuazione complessiva dell'Agenda 2030 in Italia;
  • aggiornare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS), in coerenza con le proposte formulate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con il Programma Nazionale di Riforma (PNR);
  • aggiornare il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima), per allinearlo agli obiettivi europei di un taglio alle emissioni per almeno il 55% entro il 2030, nella direzione della neutralità climatica entro il 2050 e approvare il Piano Nazionale dell'Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) aggiornato ai nuovi indirizzi dell'UE;
  • costruire a partire dalla Legge di Bilancio per il 2022, un piano con una sequenza temporale definita per l'eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e dannosi per l'ambiente;
  • assumere gli impegni internazionali sul contrasto ai cambiamenti climatici e perdita di biodiversità come guida delle politiche nazionali;
  • creare, con la Legge di Bilancio per il 2022, un Ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica, con il compito di effettuare ricerche sulle future evoluzioni dei fenomeni sociali, ambientali ed economici e sulle loro implicazioni per il disegno e l'attuazione delle politiche pubbliche, anche a livello locale;
  • attuare rapidamente la Strategia nazionale per la parità di genere presentato dalla Ministra Bonetti e istituire un Tavolo di confronto istituzionale permanente con la società civile sulle politiche di genere;
  • garantire che il tema delle giovani generazioni, indicato come trasversale dal PNRR italiano, abbia un'effettiva valenza nel disegno di tutte le politiche;
  • riformare complessivamente l'esistente sistema di welfare per dargli una prospettiva universale, semplificando le procedure e l'accesso ai servizi e garantendo la copertura alle fasce della popolazione attualmente escluse;
  • garantire il raggiungimento della quota dello 0,7% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) per l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo da parte dell'Italia entro il 2025, e proporre che la medesima scadenza venga rispettata a livello europeo.