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Stellantis, la crisi dei chip pesa più della pandemia: produzione in calo del 16,3% rispetto al 2019

La carenza di semiconduttori paralizza l'attività di quasi tutti gli stabilimenti, si salva solo Mirafiori con la produzione della 500e. Per la prima volta da 12 anni in affanno anche i veicoli commerciali
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TORINO - Alla vigilia del nuovo incontro al ministero dell’Interno tra sindacati e Stellantis, la Fim-Cisl scatta una nuova fotografia della situazione produttiva in Italia degli stabilimenti del gruppo. Un 2021 segnato dalla crisi dei semiconduttori che colpiscono di più della pandemia. Si salva solo Mirafiori, dove la produzione della 500e viene preservata dalla carenza di microchip. Con i veicoli commerciali, secondo i metalmeccanici della Cisl, si raggiunge quota 528.277 (+14,2% rispetto 2020). “Un dato in negativo rispetto al 2019, anno prepandemico, con un calo del 16,3% rispetto al 2019. L’incontro al Mise sarà importante perché avremo risposte dall’azienda rispetto agli investimenti previsti”, sottolinea Ferdinando Uliano, segretario della Fim e responsabile del gruppo. Per la prima volta sono negativi anche i veicoli commerciali, cosa mai successa negli ultimi 12 anni.

L’effetto è in gran parte riconducibile all…

TORINO - Alla vigilia del nuovo incontro al ministero dell’Interno tra sindacati e Stellantis, la Fim-Cisl scatta una nuova fotografia della situazione produttiva in Italia degli stabilimenti del gruppo. Un 2021 segnato dalla crisi dei semiconduttori che colpiscono di più della pandemia. Si salva solo Mirafiori, dove la produzione della 500e viene preservata dalla carenza di microchip. Con i veicoli commerciali, secondo i metalmeccanici della Cisl, si raggiunge quota 528.277 (+14,2% rispetto 2020). “Un dato in negativo rispetto al 2019, anno prepandemico, con un calo del 16,3% rispetto al 2019. L’incontro al Mise sarà importante perché avremo risposte dall’azienda rispetto agli investimenti previsti”, sottolinea Ferdinando Uliano, segretario della Fim e responsabile del gruppo. Per la prima volta sono negativi anche i veicoli commerciali, cosa mai successa negli ultimi 12 anni.

L’effetto è in gran parte riconducibile allo stop nelle produzioni determinato dalla mancanza dei semiconduttori. “La sofferenza riscontrata nei primi 6 mesi del 2021, si è aggravata nell’ultimo trimestre causando numerosi blocchi produttivi - sottolinea Uliano - i semiconduttori stanno determinando dei blocchi produttivi che stanno colpendo più del lockdown del 2020. L’unico stabilimento che non subisce fermate nell’ultimo trimestre è il polo produttivo torinese; in particolare la produzione della 500e, che non può fermarsi per i vincoli sul Co2, per evitare le salatissime sanzioni”.

L’incremento di circa 43.513 veicoli rispetto al 2020, compensano la perdita di circa 12.750 veicoli determinatesi negli stabilimenti di Cassino, Pomigliano e Melfi. “La situazione è veramente pesante, nell’ultimo trimestre su circa 50 giorni potenziali di lavoro (65 lavorativi – circa 15 gg ferie), solo il Polo Torinese e Maserati Modena non hanno subito fermate. Per gli altri stabilimenti si riducono i turni e le giornate lavorative utilizzando la Cig: Cassino -38%, Pomigliano – 70%, Melfi -54%. Anche Sevel passata indenne nel primo semestre, si ritrova con una riduzione delle giornate lavorative nel trimestre del 28%. Alla Sevel dove si produce il Ducato si rischia di tornare ai livelli del 2014”.

La preoccupazione maggiore è determinata dal fatto che il blocco si è concentrato pesantemente nel mese di settembre e le previsioni sono che la situazione si trascinerà a tutto il primo semestre del 2022. “Emblematica la situazione di Melfi che per settembre e ottobre lavorerà 7 giorni ogni mese. Vista la situazione, è certo che non si raggiungeranno nemmeno i 712.000 veicoli dell’anno della pandemia e del lockdown. A livello globale si stima che il contraccolpo sui volumi mondiali impatterà con meno 10 milioni di autovetture”, dice Uliano.

Un problema che i sindacati porteranno al tavolo di lunedì: “Il tema delle forniture delle materie prime, dei semiconduttori e dell’avvicinamento della catena del lavoro è un problema di ordine geopolitico - dice il segretario della Fim-Cisl - che il governo del nostro Paese deve affrontare in maniera strategica. Le nostre preoccupazioni riguardano i lavoratori che sono pesantemente colpiti sul piano del reddito da questa situazione, a cui si aggiungono le preoccupazioni che rischiano di determinarsi a cascata su investimenti e indotto, considerando anche che la transizione verso la mobilità sostenibile porterà ad effetti occupazionali nella componentistica. La nostra proposta è la creazione di un fondo per accompagnare questo percorso ammortizzando i traumi sui diversi livelli”. 

Dopo la partenza a marzo 2021 della produzione di Maserati MC20 a Modena, nei prossimi mesi sono previsti i lanci del Suv Grecale nello stabilimento di Cassino e del Suv di Alfa Romeo Tonale, anche nelle due versioni ibride, a Pomigliano d’Arco e delle due Maserati GT e GC a Mirafiori. Da parte dell’azienda le tempistiche sono sempre state confermate, senza slittamenti ulteriori. “Siamo però preoccupati per due ordini di problemi: quando calano le vendite e ricavi, gli investimenti potrebbero subire uno spostamento - dice Uliano - il secondo ordine di problemi è collegato al problema dei semiconduttori e al lancio commerciale delle nuove auto. Le attese sui nuovi prodotti non possono essere eccessive. Slittamenti temporali sui lanci rischiano di colpire ulteriormente l’occupazione e i salari, è per questo motivo che i vertici di Stellantis devono fornire garanzie ed esplicitare le difficoltà che potremmo avere nei prossimi mesi. Il governo non può osservare passivamente”.