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Maria Francesca Marino, la manager tornata in Calabria dopo 16 anni: "Volevo essere un esempio per il territorio"

Donne impresa. Nata a Catanzaro, dopo gli studi in ingegneria ha viaggiato a lungo in Italia all'estero. Poi la possibilità di rientrare nella propria regione, diventando direttrice dello stabilimento Baker Hughes di Vibo Valentia: "Sono partita con tanta tristezza, torno da vincitrice"
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È tornata a casa, nella sua Calabria. Dopo sedici anni di studi, di viaggi di lavoro nel mondo, e di esperienza. Con la laurea in Ingegneria meccanica, conseguita a Pisa, sede universitaria scelta per il livello di eccellenza. In un ruolo apicale, quello di direttrice dello stabilimento Baker Hughes a Vibo Valentia, un'azienda Usa di tecnologia per il settore energetico, attiva in 120 paesi del mondo con più di 55mila dipendenti di cui il 20 per cento donna, e un fatturato 2020 di 20,7 miliardi di dollari.


Nata a Catanzaro, 35 anni, Maria Francesca Marino dal novembre scorso guida la fabbrica calabrese davanti al mare, che progetta e costruisce turbine a gas e compressori per il mercato dell'energia. Lo stabilimento di Vibo è da quasi 60 anni motore pulsante nel settore degli scambiatori ad aria per diverse applicazioni. A un chilometro dal porto, a 40 dal grande hub di Gioia Tauro e a 25 dallo scalo aereo di Lamezia Terme, dà lavoro a 80 dipenden…

È tornata a casa, nella sua Calabria. Dopo sedici anni di studi, di viaggi di lavoro nel mondo, e di esperienza. Con la laurea in Ingegneria meccanica, conseguita a Pisa, sede universitaria scelta per il livello di eccellenza. In un ruolo apicale, quello di direttrice dello stabilimento Baker Hughes a Vibo Valentia, un'azienda Usa di tecnologia per il settore energetico, attiva in 120 paesi del mondo con più di 55mila dipendenti di cui il 20 per cento donna, e un fatturato 2020 di 20,7 miliardi di dollari.


Nata a Catanzaro, 35 anni, Maria Francesca Marino dal novembre scorso guida la fabbrica calabrese davanti al mare, che progetta e costruisce turbine a gas e compressori per il mercato dell'energia. Lo stabilimento di Vibo è da quasi 60 anni motore pulsante nel settore degli scambiatori ad aria per diverse applicazioni. A un chilometro dal porto, a 40 dal grande hub di Gioia Tauro e a 25 dallo scalo aereo di Lamezia Terme, dà lavoro a 80 dipendenti, con un indotto di 20 aziende calabresi che registra un giro di affari di 14 milioni di euro, e si avvale di importanti collaborazioni con l'università della Calabria e con le scuole del territorio. Non a caso la top manager è stata chiamata anche da Confindustria Vibo Valentia per guidare la sezione Metalmeccanica nel prossimo biennio.

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"Questo stabilimento era specializzato in grossi refrigeranti, scambiatori ad aria. Negli ultimi cinque anni ha diversificato i prodotti e aumentato la propria competitività nell'ambito delle vestizioni meccaniche ed elettriche dei basamenti ausiliari e delle centraline olio di turbine a gas, e la fabbricazione di grandi casse esterne di compressori centrifughi".


L'insediamento principale in Italia di Baker Hughes, nata nel luglio 2017 dalla fusione tra Ge Oil & Gas e Baker Hughes, è la storica Nuovo Pignone, a Firenze, oggi quartier generale globale del business Turbomachinery & process solutions. Oltre l'Arno la compagnia si dirama in cinque regioni con fabbriche a Vibo Valentia, Bari, Talamona, vicino Sondrio, Casavatore, alle porte di Napoli, e Avenza, in provincia di Massa Carrara, il cantiere per l'assemblaggio di grandi moduli industriali.


Dal 2019 la compagnia statunitense ha investito a Vibo 10 milioni di euro in una nuova linea produttiva tutta robotizzata e digitale, dedicata a componenti statorici di turbine a gas a basso impatto ambientale, alta efficienza e già testate anche per l'idrogeno. "Nella visione dell'azienda questo stabilimento diventerà un centro di produzione di tecnologie innovative, un esempio di transizione ecologica. E stiamo valutando altri investimenti per produrre impianti che catturano l'anidride carbonica, per azzerare le emissioni dei nostri prodotti a livello mondiale. In questo, Vibo ha un ruolo centrale. Siamo nella fase di progettazione".


Maria Francesca Marino viene da una famiglia di medici, il papà Filippo e la mamma Helda sono pediatri, è la prima di quattro sorelle. Cresciuta fino a 18 anni in Calabria, patita della matematica pur senza un interesse specifico, pensava però a come impegnarsi in modo concreto. "Ho visto nell'ingegneria meccanica degli sbocchi lavorativi. Mi ha influenzato mia madre appassionata di auto sportive e motori". Ce l'ha fatta a tornare al Sud, "è stata una soddisfazione e un orgoglio. Sono andata via con tanta tristezza e molta speranza. Mio figlio Lorenzo, di due anni, e mio marito oggi sono qui con me. Lui pure ingegnere, lavora in Baker a Firenze, viaggia, ci va una volta al mese. L'azienda mi ha dato la possibilità di gestire il work life balance e ha trovato sempre il modo di motivarmi. Per avere qualcosa di meglio, tornare vincitrice, essere un esempio per il territorio".


La sua storia è stata raccontata e discussa. Può servire da stimolo per tante donne e uomini. "Mi piace ricordare che quando ho comunicato ai miei la notizia che andavo lontano a studiare, 16 anni fa, mi hanno accompagnato in macchina a Pisa e sono andati via nella notte con il cuore stretto. Siamo una famiglia unita, un bel contesto, non è stato facile separarsi ma ho sempre promesso a mia madre che sarei tornata. E quando è accaduto è stato emozionante".


Dirigere  per Maria Francesca Marino è come essere un imprenditore. "Considero Vibo una tappa importantissima, professionale, personale, formativa. Una tappa che mi dà la giusta carica e formazione per il futuro, perché guardo anche al dopo e alle altre opportunità che mi potrà dare. Ci metto grinta, determinazione, passione. In Baker c'è molto la cultura di dare feedback costruttivi. La nostra politica è: errori e fallimenti intesi come occasioni di miglioramento. Per la paura dell'errore non si progredisce". Cura verso i dipendenti. Alzare la voce mai. "Voglio dare l'esempio. Nella zona di Vibo si è sviluppato il tessuto delle imprese in ambito agroalimentare e turistico e anche il settore metalmeccanico. Siamo fondamentali per tante persone, con attenzione per il benessere psicofisico dei dipendenti, delle famiglie e della comunità".


Crescere è anche creare dei profili professionali, "perciò investo sulla formazione. Tanti vanno via a studiare e a lavorare. Dobbiamo trovare nuovi talenti. Nel welfare sto aprendo di più all'esterno lo stabilimento". Ha inaugurato un parco perché in quell'area mancava. Per famiglie e bambini, campi di calcio, di pallavolo, la biblioteca, l'angolo lettura, la palestra. In alcuni giorni è aperto anche alla comunità vibonese. "Siamo stati hub vaccinale per i dipendenti e le loro famiglie".


La flessibilità sa cos'è e l'ho dimostrato. "Ho sempre dato disponibilità ad andare fuori, in Italia e all'estero. Con Baker sono stata selezionata per un programma che dura tre anni, paragonabile a un Mba, serve a dare una conoscenza orizzontale globale. Ho viaggiato: Huston, Cincinnati in Ohio, New York, Atlanta. Sono stata in Arabia Saudita, un'esperienza culturale oltreché tecnica. In questi anni ho gestito acquisizioni, ho incontrato clienti, costruito un background tecnico. Mi sono seduta ai tavoli con i big del settore. Spesso fuori dalla mia zona di comfort"


Prima della laurea ha fatto un tirocinio nel settore automotive a Livorno e ha ricevuto diverse proposte di lavoro. "Dalla Piaggio che mi offriva un contratto a tempo indeterminato e in contemporanea da General Electric a Firenze. Optai per un tirocinio in Ge che aveva un programma di leadership in un biennio. Ho fatto la scelta giusta. Dovevo completare due esami e laurearmi. Ho sostenuto vari colloqui per l'ammissione a Firenze. Sono entrata nell'ingegneria delle turbine a gas, ho ruotato in tre comparti diversi. Mi sono creata un certo network ed è stato un ottimo passaggio dal mondo universitario al lavoro. Eravamo in undici, cinque ragazze. L'azienda per cui lavoro ha una politica forte che punta molto sulla diversity, di prospettive e di pensiero: è quella che genera l'innovazione. Abbiamo alcune donne ben distribuite anche sulle linee produttive nelle officine". Dal 2017 è partito un processo di trasformazione, è cambiato l'aspetto culturale e delle tecnologie che vengono prodotte. "Ora siamo sia energy che technology company. La missione di Baker Hughes è quella di sostenere con la sua impronta hi-tech il progresso dell'energia, rendendola più sicura, pulita ed efficiente sia per le persone che per il pianeta, con l'obiettivo dell'abbattimento totale delle emissioni di Co2 e di un futuro energetico sostenibile. Decarbonizzazione e idrogeno sono i nostri pilastri".


È durante un incontro tra il direttore generale e dipendenti di livello base, da cui dovevano venire fuori delle idee, che la carriera di Maria Francesca Marino fa un salto in avanti. "Alzo la mano e dico la mia per ridurre i costi del prodotto. Un metodo che prevede, analisi tecniche alla mano, un negoziato più stringente con i fornitori. Raccolgo un grande consenso. Da un giorno all'altro mi sono trovata a guidare un'intera parte dell'organizzazione, responsabile di taglio costi di turbine e compressori. Taglio ottenuto con una percentuale a doppia cifra, ed è nato anche un team che applica il metodo da me concepito e esportato negli stabilimenti italiani ed esteri di Baker Hughes".


Questo è stato il trampolino di lancio che le ha permesso di partecipare a quel programma avanzato per creare figure executive, passando per una selezione severa, 15 persone su 150 partecipanti all'anno in tutta la società. "Ho maturato la decisione di fare il direttore di stabilimento. L'azienda ha accolto la mia richiesta. Ho lavorato per costruire skills necessari per assumere questo ruolo. Nel mio intimoVibo era quello che desideravo. Baker lo ha capito e mi è venuta incontro".


La vita di prima per la manager era costellata di viaggi: capitali europee, Usa, Hawai, Egitto. Ora c'è il mare di Vibo davanti a cui correre al mattino presto, prima che Lorenzo si svegli. "Mi piace lo sport, ho fatto kick boxing e spinning. Ora mi dedico tanto al bimbo, facciamo colazione e lo accompagno all'asilo".


In agenda mette sempre qualche evento da organizzare nel parco. "Mi sono utili anche per creare i team". In un'ora è a Catanzaro dove ogni tanto ritrova la famiglia d'origine. "Il tempo libero è sempre pochissimo e se devo scegliere una lettura, preferisco siti web e giornali specializzati per rimanere aggiornata su come va il pianeta, cosa si muove nell'innovazione e nelle tecnologie. Per trovare sempre nuove idee".
Nello stabilimento di Vibo da quando c'è lei al timone sono cambiate tante cose. "Lavoro non solo per far crescere l'azienda ma anche il mondo produttivo che c'è intorno a noi, perché da soli è come essere un grattacielo nel deserto".