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Lavorare quattro giorni alla settimana: il Belgio studia la compressione dell'orario

Il governo ha sul tavolo una riforma del lavoro che prevede di concentrare in meno giorni le stesse ore lavorate. Ma per gli esperti così si rischia di non ottenere benefici sullo stress. Intanto un plebiscito accoglie la proposta in Desigual: si lavora dal lunedì al giovedì, stipendio tagliato del 6,5%
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MILANO - Ciclicamente si è parlato, in più parti del mondo - dalla Spagna all'Islanda, passando per Unilever in Nuova Zelada -, di tagliare la settimana lavorativa da cinque a quattro giorni. Sono state adottate anche iniziative sperimentali in questo senso, ma finora non si è mai usciti dall'ambiente test. Ora, dopo la scorpacciata di smart working e l'accelerazione digitale arrivate con la pandemia, quando l'argomento torna sul tavolo sembra che siamo davvero di fronte a una svolta possibile in modo strutturale, non solo in ambiente "test". Prova ne è il livello di discussione in Belgio, dove negli ultimi giorni si è accesa l'idea di procedere con una generalizzata riorganizzazione degli equilibri tra vita e lavoro. Una riforma che potrebbe essere approvata nei prossimi giorni.

MILANO - Ciclicamente si è parlato, in più parti del mondo - dalla Spagna all'Islanda, passando per Unilever in Nuova Zelada -, di tagliare la settimana lavorativa da cinque a quattro giorni. Sono state adottate anche iniziative sperimentali in questo senso, ma finora non si è mai usciti dall'ambiente test. Ora, dopo la scorpacciata di smart working e l'accelerazione digitale arrivate con la pandemia, quando l'argomento torna sul tavolo sembra che siamo davvero di fronte a una svolta possibile in modo strutturale, non solo in ambiente "test". Prova ne è il livello di discussione in Belgio, dove negli ultimi giorni si è accesa l'idea di procedere con una generalizzata riorganizzazione degli equilibri tra vita e lavoro. Una riforma che potrebbe essere approvata nei prossimi giorni.

E' stata Politico a riportare le intenzioni del ministro del Lavoro e dell'Economia, Pierre-Yves Dermagne, che ha rimarcato attraverso il suo portavoce come l'obiettivo sia quello di dare maggiore flessibilità ai lavoratori: un'idea discussa nel governo federale nell'ambito di una più ampia riforma del lavoro. Ma si tratta, secondo il portavoce, di un aspetto "fondamentale" della stessa riforma, per discutere il quale verranno coinvolti anche i rappresentanti dei lavoratori e dell'industria in una consultazione che prenderà almeno sei mesi.

Alcuni principi cardine sarebbero alla base della proposta: in primo luogo, la volontarietà dell'opzione per la settimana più corta. In secondo luogo, il fatto che l'orario complessivo di lavoro non ne risulterebbe ridimensionato: si tratterebbe soltanto di condensare in meno giorni il monte di 38-40 ore settimanali lavorate, portando così la giornata di fatica a circa nove ore e mezza. E in questo modo, terzo aspetto, ne risulterebbe anche confermato il livello salariale dei lavoratori che aderissero a questa settimana compressa. Nell'ambito della discussione con le parti sociali, poi, andrebbero definiti nel dettaglio anche le questioni inerenti il diritto alla disconnessione e altri aspetti pratici molto rilevanti.

Pur se in fase decisamente embrionale, la via belga alla settimana corta fa già discutere. Parlando a Euronews, ad esempio, Will Stronge, il direttore del think tank britannico Autonomy che si batte proprio per l'accorciamento della settimana lavorativa, ha ribadito come la riduzione dell'orario di lavoro sia l'unica via attraverso la quale il benessere dei lavoratori possa esser accresciuto. Nel caso belga, invece, "saremmo solo di fronte a una compressione dell'orario di lavoro, non propriamente una settimana lavorativa più corta. Ma 'comprimendo' i lavoratori non avranno gli stessi benefici che otterrebbero 'riducendo'" l'orario di lavoro vero e proprio. A pagare le conseguenze non sarebbero solo i lavoratori: "Anche gli incrementi della produttività sarebbero minimi, perché i lavoratori sarebbero stanchi in ugual misura, se non di più", ha detto Stronge.

L'esempio al quale tutti guardano per ricordare quali sarebbero i benefici è quello dell'Islanda, dove tra il 2015 e il 2019 era stata condotta una vasta sperimentazione su 2.500 lavoratori pubblici e privati (l'1% della forza lavoro del Paese) e fu decisa una riduzione da 40 a 35 ore di lavoro, su quattro giorni o cinque flessibili. Tagliando le riunioni inutili, le pause caffè troppo lunghe e grazie alla digitalizzazione dei processi - ricorda il DailyMail - il risultato fu di avere lo stesso livello di produttività evitando crisi di stress e burnout.

In un'azienda, intanto, la settimana di quattro giorni diventa realtà: si tratta della spagnola Desigual, che aveva messo la proposta sotto referendum. Oggi ha annunciato che l'86% dei lavoratori potenzialmente interessati ha approvato il piano e quindi cinquecento persone della sede centrale di Barcellona inizieranno a organizzarsi con questa nuova modalità. Il piano prevede che la nuova settimana lavorativa scenda a quattro giorni (di cui tre in presenza e uno in smart working), con una riduzione dell'orario del 13,5% che comporterà un taglio in busta paga del 6,5 per cento.