Illy: "Se bloccano il porto, deve intervenire subito la forza pubblica"
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiTRIESTE – “Scioperare è un diritto costituzionale, impedire con la forza di lavorare a chi vuole esercitare quest’altro diritto, è un reato. Se i ribelli al Green pass bloccassero i varchi del porto di Trieste, mi auguro un intervento immediato e deciso delle forze dell’ordine per ristabilire la legalità. Lo Stato non può permettere l’interruzione violenta di un pubblico servizio senza reagire. Il rischio oggi è lasciar scivolare il Paese in anarchia e ricatti estremisti”.
Green Pass, i portuali di Trieste: "Pronti a discutere se obbligo slitta a 30 ottobre"
Riccardo Illy, già sindaco e presidente della Regione, simbolo dell’imprenditoria globalizzata del Nordest, guarda le petroliere ferme nel porto della sua città e premette di “non conoscere nel dettaglio la sorprendente crisi che in queste ore scuote uno degli snodi commerciali europei …
TRIESTE – “Scioperare è un diritto costituzionale, impedire con la forza di lavorare a chi vuole esercitare quest’altro diritto, è un reato. Se i ribelli al Green pass bloccassero i varchi del porto di Trieste, mi auguro un intervento immediato e deciso delle forze dell’ordine per ristabilire la legalità. Lo Stato non può permettere l’interruzione violenta di un pubblico servizio senza reagire. Il rischio oggi è lasciar scivolare il Paese in anarchia e ricatti estremisti”.
Green Pass, i portuali di Trieste: "Pronti a discutere se obbligo slitta a 30 ottobre"
Riccardo Illy, già sindaco e presidente della Regione, simbolo dell’imprenditoria globalizzata del Nordest, guarda le petroliere ferme nel porto della sua città e premette di “non conoscere nel dettaglio la sorprendente crisi che in queste ore scuote uno degli snodi commerciali europei di maggior successo”. “Avverto però – dice a Repubblica – che un blocco ad oltranza cadrebbe come un macigno sulla ripresa interna e internazionale, in una fase già critica del trasporto marittimo globale”.
Come si può evitare il conflitto estremo tra salute e lavoro?
“Condivido in pieno la linea del governo Draghi. Vaccini e Green pass servono a neutralizzare il virus e a contrastare le varianti. L’obbligo di certificazione spinge sicurezza collettiva e ripresa economica. Sono obbiettivi non rinviabili e aver fissato una scadenza pone l’Italia all’avanguardia tra i Paesi democratici. Lo scontro si evita con la linea dura contro un’esigua minoranza di professionisti del caos e di estremisti infiltrati da forze che si ispirano al fascismo”.
L’obbligo di Green pass nell’ottobre della ripresa rallenta l’uscita dalla crisi Covid?
“Al contrario, senza questa scadenza non saremmo oltre l’80% di vaccinati. Il punto critico è che fino a quando i vaccini anti-Covid non avranno la liberatoria sanitaria ufficiale, non possono diventare obbligatori come gli altri per ragioni di responsabilità pubblica. E’ il prezzo per limitare le vittime, ma pure la prova della pretestuosità della guerra No pass”.
Cosa intende dire?
“Trieste è da sempre una città di grandi viaggiatori. A migliaia ogni anno vanno in altri continenti, a partire da Asia e Africa, che impongono agli stranieri una lunga serie di vaccini. Non mi risulta che nessuno abbia mai rinunciato a spostarsi per paura di un siero. Se il rifiuto esplode oggi, quando in gioco ci sono vita e lavoro, significa che il problema non è il Green pass”.
Quale pensa che invece sia?
“La crescente sensazione di impunità di un ribellismo violento che usa il vaccino quale foglia di fico per inconfessati obbiettivi di destabilizzazione politica. Per questo mi auguro che a Trieste e altrove lo Stato intervenga con la forza delle leggi a difesa dei diritti costituzionali, primi fra tutti salute e lavoro”.
Perché Trieste conta una percentuale tanto bassa di certificazioni e oltre 15 mila persone in piazza contro l’obbligo?
“Siamo una città di giovani pensionati. Tanta gente non lavora più, ma non è vecchia al punto da sentirsi minacciata dal Covid. Abbiamo un mare di persone che non hanno nulla da fare e che vivono aggrappati alle fake news: se c’è una manifestazione ci vanno per ingannare la noia e fare casino”.
Crede che i ribelli riusciranno a bloccare il porto a lungo?
“No perché l’offerta di tamponi gratuiti garantiti dalle aziende ha risolto anche il problema del dover pagare per lavorare. I sindacati ufficiali si sono sfilati, la maggioranza dei portuali non capisce più la ragione della rivolta e teme di ripiombare nella storica crisi dello scalo. Sta prevalendo la voglia di lavorare e chi non vuole il Green pass può fare il tampone senza rimetterci: gli irriducibili, sputando nel piatto dove mangiano, dovranno rivelare gli obbiettivi finora taciuti. Non credo che la base li condivida più”.
Quanto costerebbe all’Italia il blocco del suo porto più importante?
“I danni sarebbero consistenti non solo per il nostro Paese. Sui trasporti oceanici, causa pandemia, la tensione è altissima da mesi. Per caricare un container, ammesso di trovarlo, possono essere necessarie settimane. Gli slot per le navi non sono mai certi, lungo rotte cruciali la navigazione può richiedere oltre un mese. La situazione è già gravissima: aggiungere il blocco dei porti in Italia innescherebbe una insostenibile emergenza economica non circoscritta all’Europa”.
Cosa teme di più oggi?
“Che la protesta anti Green pass lanciata dai portuali triestini degeneri in una più vasta guerriglia anti-sistema di frange estremiste che nulla hanno a che vedere con salute e lavoro. La violenza fascista e le connesse manovre per destabilizzare il Paese nel pieno di una crisi sanitaria vanno stroncate con la massima determinazione”.
Condivide la linea della moderazione fin qui promossa dal governo Draghi?
“Totalmente, se si riferisce al massimo impegno per spiegare e per convincere grazie all’efficacia della scienza e dei risultati ottenuti grazie ai vaccini. Io mi sono spinto a fare anche il siero sperimentale di Reithera. Ora però è il momento di garantire salute e libertà collettiva nella sostanza più profonda: facendo rispettare le leggi, anche opponendo l’uso della forza pubblica”.