✕

Snodo cruciale per petrolio e commercio con la Turchia: perché il porto di Trieste è strategico

Primo porto petrolifero del Mediterraneo, attraverso l'oleodotto transalpino rifornisce tutta l'Europa centrale. Il 90% delle merci è diretto verso l'estero
1 minuti di lettura

MILANO - Lo stop, per il momento, pare scongiurato. Ma il danno di una possibile interruzione delle attività del porto di Trieste più che all'interno dei confini italiani si sarebbe fatto sentire fin dentro l'Europa Continentale. L'infrastruttura è innanzitutto il primo porto petrolifero del Mediterraneo. Da Trieste infatti si snoda l'oleodotto transalpino che porta il petrolio nel cuore della Germania passando per l'Austria.  Nel primo semestre dell'anno, su 78,9 milioni di tonnellate di quello che viene tecnicamente definito rinfuso liquido ma è in prevalenza petrolio, 16,9 - circa un quinto - sono approdati attraverso lo scalo del Nord-Est. "Si tratta di un porto con una grande vocazione internazionale: circa il 90% delle merci è destinato all'estero", spiega Vittorio Torbianelli, segretario generale dell'autorità portuale. Un traffico assicurato soprattutto grazie all'imponente infrastrutt…

MILANO - Lo stop, per il momento, pare scongiurato. Ma il danno di una possibile interruzione delle attività del porto di Trieste più che all'interno dei confini italiani si sarebbe fatto sentire fin dentro l'Europa Continentale. L'infrastruttura è innanzitutto il primo porto petrolifero del Mediterraneo. Da Trieste infatti si snoda l'oleodotto transalpino che porta il petrolio nel cuore della Germania passando per l'Austria.  Nel primo semestre dell'anno, su 78,9 milioni di tonnellate di quello che viene tecnicamente definito rinfuso liquido ma è in prevalenza petrolio, 16,9 - circa un quinto - sono approdati attraverso lo scalo del Nord-Est. "Si tratta di un porto con una grande vocazione internazionale: circa il 90% delle merci è destinato all'estero", spiega Vittorio Torbianelli, segretario generale dell'autorità portuale. Un traffico assicurato soprattutto grazie all'imponente infrastruttura ferroviaria, che garantisce collegamenti dal porto al cuore dell'Europa e che oggi fa sì che il 52% dei container che sbarcano al porto prendano salgano sui treni invece di essere destinati al trasporto su gomma (48%).

Scorrendo i dati dell'Autorità Portuale è in assoluto il traffico petrolifero a fare da padrone: su 25 milioni di tonnellate movimentate nei primi sei mesi dell'anno, ai 16,9 milioni già citati attribuibili quasi per intero al petrolio, si aggiungono 70 mila tonnellate di cereali, 33 mila di calce, minerali e altri materiali per le costruzioni e 119 milioni di prodotti metallurgici. Fin qui i cosiddetti "rinfusi solidi" ma un altra quota rilevante riguarda i veri e propri container con prodotti più generico, con un totale di 8,5 milioni di tonnellate movimentate tra import ed export.

Tra questi quasi la metà è costituita da Ro-Ro, i semirimorchi che una volta scaricati sono già pronti ad essere agganciati a tir o a convogli ferroviari. Qui una quota rilevante riguarda l'interscambio con la Turchia. Grazie a un accordo sancito da un trattato internazionale, il Porto di Trieste è esentato dal contingentamento sui rimorchi previsto su altri scali, diventando così un punto di approdo preferenziale per le merci turche che viaggiano verso l'Europa, dalle auto ai tessuti fino ai prodotti chimici.

Complessivamente il porto di Trieste resta il primo per tonnellaggio totale in Italia. Secondo i dati di Assoporti sono state movimentale 25,7 milioni di tonnellate nei primi sei mesi, appena davanti a Genova (24,5) e Livorno (17,2). La crescita è stato impetuosa soprattutto negli ultimi anni: lo scalo è passato dalle 57 tonnellate movimentate nel 2015 ai 62 milioni del 2019, ultimo anno pre-pandemico. Quasi raddoppiati anche il numero di treni in transito dallo scalo, passati dai 6 mila del 2015 a circa 10 mila.