Visentini: "I sindacati si sono indeboliti, così la destra estrema si sta infiltrando nei luoghi di lavoro"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil Luca Visentini, dal 2015 segretario generale della Confederazione sindacale Europea, porterà "la solidarietà e il sostegno di tutto il movimento sindacale europeo per questi fatti orribili che sono accaduti in questi giorni", ma anche "un contributo perché il sindacato diventi uno dei protagonisti della mobilitazione democratica e di promozione dei valori alla base dell'Unione Europera".
Segretario, cosa dirà in piazza San Giovanni insieme a Landini, Sbarra e Bombardieri?
"Anche all'interno della Ces abbiamo avviato una riflessione su tema delle destre estreme e su come il sindacato debba reagire per evitare che questi movimenti si infiltrino nei luoghi di lavoro. Non è una questione solo italiana, perché riguarda molti altri Paesi europei, a cominciare da quelli in cui questi movimenti riescono ad arrivare al governo, come l'Ungheria. E le cause sono precede…
ROMA - Alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil Luca Visentini, dal 2015 segretario generale della Confederazione sindacale Europea, porterà "la solidarietà e il sostegno di tutto il movimento sindacale europeo per questi fatti orribili che sono accaduti in questi giorni", ma anche "un contributo perché il sindacato diventi uno dei protagonisti della mobilitazione democratica e di promozione dei valori alla base dell'Unione Europera".
Segretario, cosa dirà in piazza San Giovanni insieme a Landini, Sbarra e Bombardieri?
"Anche all'interno della Ces abbiamo avviato una riflessione su tema delle destre estreme e su come il sindacato debba reagire per evitare che questi movimenti si infiltrino nei luoghi di lavoro. Non è una questione solo italiana, perché riguarda molti altri Paesi europei, a cominciare da quelli in cui questi movimenti riescono ad arrivare al governo, come l'Ungheria. E le cause sono precedenti alla pandemia: il cambio climatico e la rivoluzione digitale hanno accelerato l'emarginazione di moltissimi lavoratori, che si sono ritrovati privi di protezione. Il sindacato deve mantenere i canali aperti, ma c'è un clima abbastanza negativo in Europa, c'è il rischio che questa destra parafascista con sentimenti antieuropei possa favorire una deriva autoritaria. Serve dunque una ampia convergenza democratica".
Al di là delle destre violente, dei criminali che hanno attaccato la sede della Cgil la scorsa settimana, non c'è anche una parte di delusione da parte di lavoratori pacificamente contrari al vaccino, che non si sono sentiti adeguatamente tutelati? Considerato che i leader sindacali hanno sostenuto a lungo che nessuno avrebbe dovuto "pagare per lavorare", e che quindi i tamponi avrebbero dovuto essere a carico del datore di lavoro, o dello Stato.
"E’ corretto dire che i lavoratori no Vax non sono da colpevolizzare, bisogna rispettare le posizioni individuali, anche se noi siamo convinti che la vaccinazione sia la strada maestra per risolvere i problemi legati alla pandemia. I lavoratori che non vogliono vaccinarsi costituiscono una minoranza, anche se rumorosa, il problema forse va un po' ridimensionato, ma io credo che il sindacato italiano si sia trovato in una posizione difficile perché l'Italia è l'unico Paese al mondo che ha richiesto il Green Pass per poter lavorare. Correttamente, il sindacato ha chiesto invece che si optasse per la vaccinazione obbligatoria, che già esiste, e che è una conquista democratica consolidata, ma non è stato possibile per un problema di capacità decisionale delle forze politiche. Altrettanto correttamente il sindacato ha chiesto che il costo dei tamponi non venisse scaricato sui lavoratori, ma non l'ha ottenuto. E' ingeneroso dire che esiste un problema di sfiducia generalizzata verso i sindacati per scelte compiute dal governo a causa delle contraddizioni interne della sua maggioranza. Piuttosto, il sindacato ha lavorato bene fin dall'inizo per la tutela della sicurezza dei lavoratori, firmando protocolli di sicurezza che sono stati di esempio anche per molti Paesi europei".
Però anche ieri, con l'entrata in vigore dell'obbligo del Green Pass nei luoghi di lavoro, si sono visti e sentiti molti slogan antisindacali.
"Esiste un problema di sfiducia generalizzata verso i sindacati e le istituzioni che non è un fenomeno soltanto italiano, deriva dal fatto che le crisi epocali degli ultimi 20 anni sono state pagate soprattutto dai lavoratori in termini di tagli ai salari, alle prestazioni sociali e ai diritti alla contrattazione collettiva. Il sindacato ha perso forza. Adesso siamo usciti da un'ubriacatura di oltre 20 anni di neoliberismo, in cui si sosteneva da parte di tutte le forze poltiche che la mano magica del mercato avrebbe risolto tutti i problemi. Si può anche capire che i lavoratori vittime di questa situazioni se la prendano con il sindacato, ma in realtà questi fenomeni sono frutto di scelte e politiche economiche contro le quali il sindacato si era battuto. I sindacati non possono diventare il capro espiatorio dei problemi che non hanno creato".
Adesso con i piani europei e nazionali c'è l'opportunità anche di costruire una ripresa inclusiva, che riporti al centro i lavoratori, compresi quelli emarginati, quelli che hanno perso il lavoro a causa della crisi attuale o di quelle precedenti.
"La priorità principale è che non si ripetatano gli errori del passato Tanti soldi pubblici da investire non si possono disperdere in mille rivoli senza avere piani strategici: serve un piano economico sostenibile, inclusivo, ed equo. E che rispetti tre condizioni: la prima è che la spesa pubblica deve essere collegata a una condizionalità, neanche un euro deve essere speso senza che questa spesa venga collegata alla creazione di posti di lavoro. Non si può avere di nuovo una ripresa senza lavoro, come è accaduto in passato. Secondo, bisogna gestire il cambiamento climatico e la rivoluzione digitale in modo che i lavoratori siano pronti, non bisogna pensare al loro ricollocamento quando è già troppo tardi perché sono già fuori dal mercato del lavoro. Infine, dobbiamo utilizzare i soldi del Recovery per ricostruire il nostro modello sociale, rilanciare un nuovo Patto nella Ue, a fronte della distruzione dei diritti e delle prestazioni che erano il fondamento del modello Europe. E queste tre cose vanno fatte con il coinvolgimento delle parti sociali".
A fronte della disgregazione dei diritti, e della perdita di potere d'acquisto dei lavoratori, Bruxelles ha rilanciato il salario minimo.
"Il fatto che la Ue abbia deciso di rimettere al centro la questione salariale non significa che il salario minimo per legge sia la risposta giusta per tutti i Paesi. Gli strumenti variano a seconda della situazione nazionale: in Bulgaria o in Polonia è l'unica via, perché non esiste la contrattazione collettiva. In Italia, o nei Paesi scandinavi, la contrattazione collettiva è fondamentale, rappresenta una copertura che va estesa a tutti i settori, coprendo anche i precari e gli autonomi. E quindi la direttiva Ue, va nella direzione giusta, perché considera le diverse situazioni. In Italia bisogna anche risolvere il problema dei centinaia di contratti pirata, con clausole che penalizzano intere categorie di lavoratori. Su questo c’è una discussione aperta: speriamo che l'Italia sia capace addirittura di anticipare la direttiva Ue, con norme che rafforzino la contrattazione collettiva".