Clarks, tutta una città in sciopero contro il taglio degli stipendi: pub, postini e famiglie con i lavoratori contro il fondo che ha acquistato le "scarpe del deserto"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - Tutti abbiamo o abbiamo avuto un paio di Clarks, le scarpe di pelle scamosciate ispirate dalle calzature dei soldati britannici in Africa durante la Seconda guerra mondiale, diventate uno dei marchi più riconoscibili del pianeta. Ma adesso la leggendaria azienda inglese ha intrapreso una battaglia contro i propri stessi lavoratori, che rispondono scioperando e mettendo picchetti davanti al quartier generale. Acquistata nel marzo scorso da LionRock Capital, un fondo di investimenti di Hong Kong, la società aveva già trasferito dal 2006 tutta la produzione all'estero, mantenendo tuttavia il centro distribuzione e la sede centrale a Street, nella contea del Somerset, la piccola città in cui fu fondata nel 1825 dai fratelli Cyrus e James Clark. Da ditta a gestione familiare in due secoli è diventata un colosso globale, con 1400 punti vendita sparsi per il mondo, senonché la pandemia le ha assestato un duro colpo, provocando lo scorso…
LONDRA - Tutti abbiamo o abbiamo avuto un paio di Clarks, le scarpe di pelle scamosciate ispirate dalle calzature dei soldati britannici in Africa durante la Seconda guerra mondiale, diventate uno dei marchi più riconoscibili del pianeta. Ma adesso la leggendaria azienda inglese ha intrapreso una battaglia contro i propri stessi lavoratori, che rispondono scioperando e mettendo picchetti davanti al quartier generale. Acquistata nel marzo scorso da LionRock Capital, un fondo di investimenti di Hong Kong, la società aveva già trasferito dal 2006 tutta la produzione all'estero, mantenendo tuttavia il centro distribuzione e la sede centrale a Street, nella contea del Somerset, la piccola città in cui fu fondata nel 1825 dai fratelli Cyrus e James Clark. Da ditta a gestione familiare in due secoli è diventata un colosso globale, con 1400 punti vendita sparsi per il mondo, senonché la pandemia le ha assestato un duro colpo, provocando lo scorso anno una perdita di 180 milioni di sterline, pari a oltre 200 milioni di euro.
Per questo ora i suoi manager hanno chiesto allo staff in Inghilterra di accettare una riduzione del salario del 15 per cento e minacciano di licenziare chi non ci sta. I dipendenti sono insorti, dichiarando uno sciopero che dura da due settimane, e la minuscola comunità di 11 mila abitanti di Street si è stretta attorno a loro. Interpellato dal Guardian, dice Trevor Stephens, che lavora da 17 anni nell'azienda dei "desert boots", gli scarponcini del deserto, come continuano a essere chiamati anche se vengono indossati da una popolazione urbana: "I fondatori erano all'avanguardia nel prendersi cura dei propri operai, per i quali costruirono case, scuole e perfino una piscina, ma la proprietà odierna è prepotente, vuole costringerci a tagliare lo stipendio, distruggendo le nostre vite". Oltre al salario, il provvedimento riguarda ferie, malattia e altri benefici. E il fatto che i discendenti dei fratelli Clarks abbiano ancora una piccola quota nella società inasprisce ulteriormente gli animi.
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La Clarks risponde che la crisi del Covid ha causato un calo del 44 per cento nel fatturato con perdite record: "Non è stata una decisione presa alla leggera", afferma un comunicato, "bensì un piano per assicurare la sopravvivenza dell'azienda a lungo termine, con la priorità di proteggere i 4 mila posti di lavoro che abbiamo in Gran Bretagna". Un dirigente precisa che metà dei lavoratori, quelli che avevano già un salario minimo, finiranno per ricevere un aumento, seppur minimo, e che le riduzioni non entreranno in vigore prima del 2023.
Ma nelle vie di Street l'iniziativa suscita sdegno: è come la rottura di un patto secolare in una città-azienda dove un tempo tutto girava attorno alla Clarks e tutti erano orgogliosi di contribuire da generazioni a renderla un brand riconoscibile ovunque. "E' questo il futuro del lavoro nel nostro paese, dittatura industriale invece che negoziati con la controparte?", protesta Dave Chappple, capo del sindacato di categoria. Pub e caffè cittadini inviano da mangiare e da bere gratis ogni giorno ai lavoratori in sciopero, i postini locali rifiutano di oltrepassare i picchetti per cui la posta non viene più consegnata all'azienda, praticamente ogni famiglia esprime solidarietà ai dipendenti, molti dei quali affermano che una riduzione del 15 per cento non permetterebbe loro di pagare il mutuo e tirare avanti dignitosamente come hanno sempre fatto. L'ultima battaglia delle "desert boots" si combatte nelle campagne del Somerset, con il rischio che non vinca nessuno.