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Ansia e depressione dei lavoratori abbassano il Pil della Ue

Uno studio multidisciplinale sulla salute mentale dei lavoratori dell'Unione mostra come ansia e depressione siano fattori che influenzano la produttività e l'abbandono scolastico. Un problema che il Covid ha acuito e che va affrontato seriamente dai datori di lavoro e dal pubblico. L'Italia non ne esce malissimo: ha strutture pubbliche di ascolto, ma spende poco e ha pochi operatori sanitati dedicati
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ROMA - Spingere sul Pil per crescere di più. Ma se i lavoratori non stanno bene, soffrono di ansia e depressione,  per esempio, puoi spingere quanto ti pare, ma qualcosa te la perdi per strada. Gli episodi di assenteismo e malattia fanno perdere (in termini di costi e minore produttività) ben l'1,6% del Pil europeo. Non sono proprio briciole, anche perché il Pil influisce su vari paramentri oltre a misurare la ricchezza del Paese, in questo caso dell'Unione intera. Il dato arriva da uno studio, durato un anno, del titolo "Headway 2023 - Mental Health Index", condotto da The European House Ambrosetti e Angelini Pharma, che altro non è che una fotografia multidimensionale che contiene i dati disponibili sulla salute mentale degli abitanti dei ventisette Paesi UE e del Regno Unito.

ROMA - Spingere sul Pil per crescere di più. Ma se i lavoratori non stanno bene, soffrono di ansia e depressione,  per esempio, puoi spingere quanto ti pare, ma qualcosa te la perdi per strada. Gli episodi di assenteismo e malattia fanno perdere (in termini di costi e minore produttività) ben l'1,6% del Pil europeo. Non sono proprio briciole, anche perché il Pil influisce su vari paramentri oltre a misurare la ricchezza del Paese, in questo caso dell'Unione intera. Il dato arriva da uno studio, durato un anno, del titolo "Headway 2023 - Mental Health Index", condotto da The European House Ambrosetti e Angelini Pharma, che altro non è che una fotografia multidimensionale che contiene i dati disponibili sulla salute mentale degli abitanti dei ventisette Paesi UE e del Regno Unito.

D'altra parte la salute e il benessere dei lavoratori sono sempre più riconosciuti come una questione rilevante: il tasso di occupazione delle persone affette da depressione è molto eterogeneo, con tassi che oscillano tra il 26,9% della Romania al 68% della Germania (ma forse si tratta di una lieve depressione, non della malattiva vera e proprio, che può essere invalidante). Un altro dato salta agli occhi: a livello europeo, le persone con disordini mentali percepiscono un salario del 58% più basso rispetto a quello mediano. In Italia al contrario quello che pesa è il gap occupazionale che è risultato del -31,6% per chi è affetto da un disturbo mentale rispetto al resto della popolazione. Come dire che chi ne soffre, ha meno opportunità di trovare un lavoro.

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A questa situazione già così complessa si è aggiunta l'epidemia di Covid-19, che ha completamente stravolto la vita personale e lavorativa di tutti. E a pagare il prezzo più alto sono state le donne: ben il 53% ha dichiarato come il lockdown abbia avuto un impatto negativo sulla loro salute mentale, contro il 37% degli uomini. E ben l'83% di loro (contro il 36% degli uomini), ha denunciato un aumento importante dello stato di depressione.

Non solo. Tra le categorie più vulnerabili, le persone affette da disturbi mentali sono tra quelle che hanno risentito di più dell'interruzione dei servizi di presa in carico. Secondo uno studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il 93% dei Paesi ha riportato una paralisi di uno o più servizi per i pazienti con problemi mentali,  il 78% e 75% dei Paesi la completa o parziale interruzione dei servizi di salute mentale, rispettivamente, nelle scuole e nei luoghi di lavoro. E sì perché anche i giovani hanno sofferto causa pandemia: il rischio di depressione nella popolazione dai 18 ai 34 anni è stato sempre più alto, fino a raggiungere il 64% durante l'ultima ondata del virus. E questo influisce sull'abbandono scolastico, già molto alto in Italia. 

Ma di cosa soffrono gli europei? Le più diffuse patologie sono ansia (5.529 casi per 100.000 abitanti) e depressione (4.367 casi per 100.000 abitanti), seguite da bipolarismo, disturbo dello spettro autistico e schizofrenia (337 per 100.000 abitanti). Il suicidio è la sesta causa di morte nella popolazione Ue di età inferiore ai 70 anni e la quarta sotto i 20 anni. E qui l'Italia ne esce bene (registra 5,9 casi ogni 100mila abitanti). Ne esce bene l'Italia anche in relazione all'assistenza. Insieme a Paesi Bassi, Irlanda e Danimarca, ha ottenuto il punteggio più alto riguardo la qualità dell'assistenza sanitaria alle persone affette da un disturbo mentale. Però il nostro Paese ottiene valori inferiori alla media Ue per quanto riguarda la disponibilità di operatori sanitari (psichiatri, psicologi e infermieri). E spende poco: solo il 3,5% delle risorse viene destinato in modo specifico alla salute mentale, un valore modesto rispetto alla Germania (11,3%), Svezia (10%) e Regno Unito (9,5%). Se vogliamo veder crescere il Pil, verrebbe da dire, facciamo più attenzione alla salute mentale dei lavoratori.

"L'Headway 2023 Mental Health Index  ha dichiarato Pierluigi Antonelli, ad di di Angelini Pharma - offre la prima panoramica completa sullo stato dei sistemi sanitari in materia di salute mentale in Europa. Il rapporto evidenzia la percentuale di disturbi mentali tra le persone in età lavorativa e l'urgente necessità anche per i datori di lavoro di creare politiche adeguate che rispondano ai loro bisogni di salute mentale". Così il famigerato Pil forse crescerà di più.