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Vince la linea del presidente Xi, anche la Cina avrà le tasse sulla casa

(afp)
Avviato un progetto pilota in alcune città, che al momento non sono state rese note. La misura cerca di sgonfiare la bolla immobiliare, fatta di indebitamenti folli da parte delle società del settore e prezzi in continua ascesa: il corto circuito che rischia di mandare al tappeto Evergrande
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PECHINO - Nonostante i dubbi e le resistenze della vigilia, alla fine la linea del presidente è passata. Anche questa volta. Ieri il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo - il massimo organo legislativo cinese - ha dato il via libera alla sperimentazione in alcune aree pilota per i prossimi cinque anni di una tassa sugli immobili. "Al fine di avanzare attivamente la legislazione e la riforma dell'imposta sugli immobili, promuovere un consumo abitativo ragionevole, un uso economico e intensivo delle risorse del territorio e lo sviluppo stabile e sano del mercato immobiliare", si legge nel testo diffuso dall'agenzia ufficiale Xinhua. Ora toccherà al Consiglio di Stato - cioè il governo - stabilire quali aree saranno coinvolte in questo esperimento e fornire ulteriori dettagli. 

Xi Jinping lo ripete ormai da anni: “La casa è per viverci, non per specularci”. E proprio sul settore immobiliare Xi ha lan…

PECHINO - Nonostante i dubbi e le resistenze della vigilia, alla fine la linea del presidente è passata. Anche questa volta. Ieri il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo - il massimo organo legislativo cinese - ha dato il via libera alla sperimentazione in alcune aree pilota per i prossimi cinque anni di una tassa sugli immobili. "Al fine di avanzare attivamente la legislazione e la riforma dell'imposta sugli immobili, promuovere un consumo abitativo ragionevole, un uso economico e intensivo delle risorse del territorio e lo sviluppo stabile e sano del mercato immobiliare", si legge nel testo diffuso dall'agenzia ufficiale Xinhua. Ora toccherà al Consiglio di Stato - cioè il governo - stabilire quali aree saranno coinvolte in questo esperimento e fornire ulteriori dettagli. 

Xi Jinping lo ripete ormai da anni: “La casa è per viverci, non per specularci”. E proprio sul settore immobiliare Xi ha lanciato la propria crociata, cercando di mettere fine a quel sistema viziato da indebitamenti, facili prestiti e speculazioni, provando a sgonfiare quella bolla del mattone cresciuta a dismisura. Una crisi venuta a galla negli ultimi mesi con Evergrande che, con un debito monstre di 309 miliardi, è a un passo dalla bancarotta. Questa mattina, tuttavia, il colosso del real estate ha provato a tranquillizzare investitori e creditori annunciando che è pronta a riprendere i lavori in più di 10 progetti in varie città del Paese rimasti fermi dopo la crisi di liquidità. 

La tassa si applicherà sia alle proprietà residenziali sia a quelle non residenziali - recita il comunicato ufficiale della Xinhua - nonché ai proprietari di terreni. Non si applicherà, invece, ai terreni rurali e alle case costruite su di essi. 

La nuova imposta, notano gli analisti, dovrebbe riuscire a tenere sotto controllo i prezzi delle case dopo essere saliti alle stelle di oltre il 2000% dagli anni ’90 ad oggi. Circa l'80% della ricchezza delle famiglie cinesi è nel settore immobiliare, ma chi compra paga soltanto un’imposta una tantum al momento dell’acquisto della proprietà. Ciò significa che molti hanno una seconda o addirittura più case che spesso scelgono di lasciare vuote. Di una tassa sulla casa in Cina se ne parla almeno dal 2003 e i programmi pilota che fino ad ora erano stati avviati si sono arenati da almeno una decina d’anni, quando città come Shanghai e Chongqing iniziarono a far pagare a proprietari di abitazioni di lusso e di seconde case imposte tra lo 0,4% e l’1,2%. 

"Le vendite di terreni non sono più una fonte sostenibile di entrate per il governo", hanno spiegato gli economisti di Capital Economics in una nota. “E questa imposizione graduale dovrebbe anche mitigare i timori che una tassa del genere possa causare un crollo dei prezzi”. 

Altri analisti, interpellati dal quotidiano Nikkei - sono convinti che presto il progetto si estenderà andando a comprendere le zone più ricche della Cina orientale e meridionale come le province del Zhejiang e del Guangdong. “Specialmente Hangzhou”, la città quartier generale di Alibaba.