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Manovra, sale il pressing dei sindacati sulle pensioni. Bombardieri: "Draghi ne parli con noi o costretti a farlo in modo diverso"

Le sigle pronte alla mobilitazione a fronte della prospettiva di innalzamento graduale dell'età di pensionamento. Il presidente del Consiglio le convoca domani alle 18. Durigon tiene la linea della Lega: "No ritorno alla Fornero". Anche Bonomi (Confindustria) contro le Quote: "Guardare a lavori usuranti"
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MILANO - Il superamento di Quota 100 e la sistemazione della materia pensionistica - senza la quale, dal 2022, scatterebbe il ritorno alla Legge Fornero - si confermano il terreno di scontro più accidentato per il governo Draghi, alle prese con la definizione della Manovra attesa in Consiglio dei ministri mercoledì o, al più tardi, giovedì prossimo. Il tema è altamente divisivo, sia dentro la maggioranza - in particolare con la Lega, artefice della sperimentazione triennale per lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi - che fuori da essa, e in particolare nel rapporto con i sindacati. Questi chiedono coinvolgimento nelle decisioni e una riforma previdenziale strutturale; in alternativa, indicano sempre più chiaramente la via della mobilitazione.

Il governo, con il Documento programmatico di bilancio consegnato all'Europa, ha messo sul piatto 600 milioni di risorse per il prossimo anno e - come ricostruito da Repubbl…

MILANO - Il superamento di Quota 100 e la sistemazione della materia pensionistica - senza la quale, dal 2022, scatterebbe il ritorno alla Legge Fornero - si confermano il terreno di scontro più accidentato per il governo Draghi, alle prese con la definizione della Manovra attesa in Consiglio dei ministri mercoledì o, al più tardi, giovedì prossimo. Il tema è altamente divisivo, sia dentro la maggioranza - in particolare con la Lega, artefice della sperimentazione triennale per lasciare il lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi - che fuori da essa, e in particolare nel rapporto con i sindacati. Questi chiedono coinvolgimento nelle decisioni e una riforma previdenziale strutturale; in alternativa, indicano sempre più chiaramente la via della mobilitazione.

Il governo, con il Documento programmatico di bilancio consegnato all'Europa, ha messo sul piatto 600 milioni di risorse per il prossimo anno e - come ricostruito da Repubblica - su questa cifra l'esecutivo non intende trattare. Così come ritiene inderogabile il ritorno graduale al pensionamento a 67 anni, fatte salve altre forme di flessibilità che potrebbero passare dalla riedizione di Opzione Donna e dall'allargameno della platea dei lavori usuranti che accedono all'Ape Sociale. Quel che resta da definire è dunque il percorso che porterà alla nuova/vecchia "normalità", che sarà per l'appunto il pensionamento a 67 anni. E qui si gioca la partita di questi giorni.

Bombardieri (Uil): "Il governo ci parli di pensioni, o costretti a farlo in modo diverso"

Per evitare il famoso scalone che creerebbe una disparità di trattamento tra quotisti e non, separati magari da pochi mesi alla nascita, l'opzione affacciata sul tavolo delle trattative è quella di un sistema di quote intermedie, a partire da Quota 102 (che si otterrebbe con un mix di 64 anni anagrafici e 38 di contributi) da mantenere in vigore soltanto per il prossimo anno. Una eventualità contro la quale il sindacato sta andando in pressing sempre più serrato. Qualche giorno fa era stato il segretario della Cgil, Maurizio Landini, a bollare questo passaggio transitorio (che potrebbe poi prevedere anche una Quota 104, nel 2023) come "una presa in giro". Una posizione dura, a supporto della quale il sindacato di corso d'Italia ha portato i suoi numeri: una simile gradualità darebbe flessibilità in uscita solo a 10mila persone, rivelandosi di fatto una proposta vuota di contenuto per i lavoratori.

I confederali aspettano di parlarne direttamente con il premier e il governo. E l'occasione pare essere arrivata, visto che da Palazzo Chigi è partita una convocazione per martedì alle 18. Sullo sfondo si profilano iniziative di aperto dissenso. Le ha confermate il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, questa mattina, lamentando di fatto il mancato coinvolgimento del sindacato nella discussione: di pensioni e riforma degli ammortizzatori sociali, ha detto ad Agorà su RaiTre, "non abbiamo parlato" con Draghi "e ovviamente mi sa che se non succederà saremo costretti a farlo in modo diverso". Sulle pensioni in particolare, per Bombardieri "la politica fa scelte elettorali piuttosto che affrontare la questione in maniera strutturale, preferendo non decidere per mancanza di coraggio". Il leader della Uil ha definito quota 100 "un 'ambo secco': se avevi quei due numeri vincevi il premio, altrimenti no. Va superata, ma con una riforma strutturale".

La Lega si compatta con il "no" al ritorno alla Fornero

Se i sindacati prospettano manifestazioni in piazza, la Lega si arma per vedere tramontare la sperimentazione che aveva congegnato con il Conte I, ma prova a vendere cara la pelle. A tenere il punto è Claudio Durigon, l'ex segretario all'Economia che aveva dato le dimissioni dopo il caso dell'intitolazione di un parco di Latina ad Arnaldo Mussolini e che si occupa di Lavoro e previdenza per il Carroccio. "Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni media", ha detto oggi, "la Lega non è 'verso il sì' alle nuove misure sulle pensioni. Stiamo ancora lavorando alla riforma, con buonsenso e determinazione. L'obiettivo è non tornare alla Fornero". Posizione ribadita dal sottosegretario Federico Freni, che di Durigon ha preso il posto: "L'obiettivo della Lega è evitare un ritorno alla Fornero: la discussione per una riforma ragionevole è in corso. Inutile soffermarsi ora su numeri e quote: dobbiamo dare risposte concrete alle lavoratrici ed ai lavoratori che attendono di poter andare in pensione". Sulla posizione leghista si sintonizza Walter Rizzetto, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione Lavoro: "La possibilità di un ritorno alla legge Fornero sarebbe la follia. Non vi sarà normalità se non sarà reso effettivo il diritto alla pensione e il conseguente diritto di far valere i contributi previdenziali versati negli anni dal lavoratore".

Pd e Confindustria puntano sui lavori gravosi

Tra gli altri partiti trova terreno più fertile l'ipotesi di superare di slancio la spermientazione dell'esecutivo gialloverde, per puntare sugli altri canali di flessibilità dedicati a donne e lavori usuranti. Enrico Rossi, ex presidente della Toscana del Pd, sostiene la posizione del segretario Letta, che "non ha sbagliato quando ha detto che sulle pensioni si sarebbe dovuto guardare più ai lavori gravosi e alle donne. Io aggiungo che si deve guardare anche ai giovani precari e sottopagati che andranno in pensione dopo 70 anni con una pensione da miseria". E ancor più netta è la ricostruzione di Teresa Bellanova (Iv) su Facebook: la viceministra delle Infrastrutture ricorda che con Quota 100 "dei tre giovani assunti per ogni pensionamento, neanche l'ombra. Sono stati i lavoratori pubblici i maggiori beneficiari della misura giallo-verde", definita con il Reddito di cittadinanza "il punto più alto del populismo". Per Bellanova "i posti di lavoro non si creano per magia, senza un impianto serio di politiche attive, e la povertà ha tanta più dignità di tante promesse politiche fatte solo per raccogliere qualche voto".

Anche il presidente del M5s, Giuseppe Conte, prende posizione in un post: "E' il momento di graduare i prepensionamenti in base alla gravosità dei lavori evitando un ritorno alla Legge Fornero, che tante difficoltà di natura economica e sociale ha fatto registrare nel nostro Paese - scrive sui social - La fase giusta per pensare a che sistema dare nel prossimo futuro ai tanti giovani precari per cui la pensione sembra sempre più un miraggio".

Forte contrarietà all'ipotesi di passaggi graduali arriva anche dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: "Noi siamo fortemente contrari a Quota 100, 102 o 104. Siamo contrari perché guardiamo i numeri da imprenditori e i numeri dicono che Quota 100 non ha ottenuto l'effetto che ci aspettavamo. Ricordo che ci era stato detto che per uno che andava in pensione venivano assunti in tre, nella realtà l'effetto è di 0,4, quindi non abbiamo neanche l'effetto sostitutivo". Apprezzata piuottosto l'iniziativa sui lavori gravosi: "Stiamo pensionando chi un lavoro ce l'ha e non stiamo offrendo un lavoro ai giovani. Noi riteniamo invece che si debba lavorare sui lavori usuranti, sui quali effettivamente c'è un problema", ha spiegato a margine dell'assemblea dell'Unione Industriali di Torino.