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China Telecom bandita dagli Usa: “Rischio spionaggio”

(ansa)
Revocata la licenza in nome della sicurezza nazionale. Nel mirino altre aziende
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PECHINO - Meno male che si era trattato di colloqui “schietti e costruttivi”. Solamente poche ore dopo l’incontro — virtuale — tra il vicepremier cinese Liu He e la segretaria al Tesoro americano Janet Yellen per cercare di appianare gli attriti della lunga battaglia commerciale tra Pechino e Washington, la Federal Communications Commission (Fcc) — il regolatore statunitense delle trasmissioni e delle comunicazioni — ha deciso di revocare per il territorio americano la licenza a China Telecom America. Motivi di sicurezza nazionale. Ora, il colosso delle Tlc cinese, che ha già bollato la decisione come “deludente” promettendo di «perseguire tutte le opzioni disponibili per continuare a fornire i servizi ai nostri clienti», avrà due mesi di tempo per chiudere tutto.

Il controllo della società da parte del governo cinese le ha dato l’opportunità di «accedere, archiviare, interromper…

PECHINO - Meno male che si era trattato di colloqui “schietti e costruttivi”. Solamente poche ore dopo l’incontro — virtuale — tra il vicepremier cinese Liu He e la segretaria al Tesoro americano Janet Yellen per cercare di appianare gli attriti della lunga battaglia commerciale tra Pechino e Washington, la Federal Communications Commission (Fcc) — il regolatore statunitense delle trasmissioni e delle comunicazioni — ha deciso di revocare per il territorio americano la licenza a China Telecom America. Motivi di sicurezza nazionale. Ora, il colosso delle Tlc cinese, che ha già bollato la decisione come “deludente” promettendo di «perseguire tutte le opzioni disponibili per continuare a fornire i servizi ai nostri clienti», avrà due mesi di tempo per chiudere tutto.

Il controllo della società da parte del governo cinese le ha dato l’opportunità di «accedere, archiviare, interrompere e/o deviare le comunicazioni statunitensi». E questo potrebbe portare ad «attività di spionaggio e altre attività dannose contro gli Stati Uniti». Questa la motivazione della Fcc. Che aggiunge: «È quasi certamente costretta ad ottemperare alle richieste del governo cinese in assenza di procedure legali soggette a supervisione giuridica indipendente». Un chiaro messaggio a Pechino contro la possibile infiltrazione di reti chiave da parte di aziende cinesi. Che arriva in un momento di ulteriori tensioni geopolitiche: dalla questione di Taiwan a Hong Kong fino al rispetto dei diritti umani in Tibet e nel Xinjiang.

La stessa agenzia americana aveva avvertito già a marzo che altre aziende controllate dallo Stato erano sotto stretta osservazione: la China Unicom Americas e la Pacific Networks Corp con la sua controllata ComNet. Alle quali presto potrebbe toccare lo stesso destino.

Operativa da vent’anni negli Usa, China Telecom America forniva i propri servizi a «più di 4 milioni di sino-americani, 2 milioni di turisti in visita negli Usa ogni anno, 300 mila studenti cinesi nelle università americane e oltre 1.500 aziende cinesi in America». China Telecom è l’ultima ad essere presa di mira dai funzionari statunitensi per problemi di sicurezza nazionale. La questione diventò prioritaria nell’agenda dell’ex presidente Trump. Huawei, ad esempio — già accusata almeno dal 2012 dal governo americano di essere al soldo di Pechino — nel 2019 viene messa nella entity list del Dipartimento del Commercio americano: un elenco di aziende alle quali viene vietato l’acquisto di componenti “made in Usa” senza che prima ci sia un esplicito consenso da parte del governo di Washington.

Mossa che provocherà poi, poco dopo, la decisione di Google di non dotare più i dispositivi dell’azienda cinese del sistema operativo Android. Sempre due anni fa, invece, la Fcc aveva revocato la licenza a China Mobile.
Immediato il contraccolpo in Borsa, con le azioni delle società tech cinesi quotate negli Usa e a Hong Kong in ribasso, dove l’indice Hang Seng ha chiuso a fine giornata a -1,57%.