MILANO - Sempre più utili da commissioni per le banche italiane nel triennio, da gestione dei risparmi o vendita di polizze. E meno credito, dato il livello infimo dei tassi e il crescente impatto delle nuove regole Bce "a calendario".
È quanto s'intravede nelle strategie pluriennali, dal 2019 nel cassetto ma che ora tornano sull'onda della ripresa post pandemia. Da venerdì e per tre mesi i primi quattro gruppi del Paese, padroni di metà del mercato, daranno i piani d'impresa: Banco Bpm inizia venerdì 5, Unicredit il 9 dicembre, Intesa Sanpaolo e Bper a febbraio. Dopo un decennio tra "ristrutturazioni" e "resilienze" il clima sta cambiando, e "redditività" ora è il mantra. Obiettivo comune sarà rilanciare i profitti, e i dividendi, a corollario della nuova fiducia e crescita dell'economia italiana, spinta dal Pnrr di cui le banche proveranno a farsi volano.
Ma la strada pe…
MILANO - Sempre più utili da commissioni per le banche italiane nel triennio, da gestione dei risparmi o vendita di polizze. E meno credito, dato il livello infimo dei tassi e il crescente impatto delle nuove regole Bce "a calendario".
È quanto s'intravede nelle strategie pluriennali, dal 2019 nel cassetto ma che ora tornano sull'onda della ripresa post pandemia. Da venerdì e per tre mesi i primi quattro gruppi del Paese, padroni di metà del mercato, daranno i piani d'impresa: Banco Bpm inizia venerdì 5, Unicredit il 9 dicembre, Intesa Sanpaolo e Bper a febbraio. Dopo un decennio tra "ristrutturazioni" e "resilienze" il clima sta cambiando, e "redditività" ora è il mantra. Obiettivo comune sarà rilanciare i profitti, e i dividendi, a corollario della nuova fiducia e crescita dell'economia italiana, spinta dal Pnrr di cui le banche proveranno a farsi volano.
Ma la strada per pareggiare la rendita del capitale al costo annuo (10% circa), non è breve né lineare, anche perché gli istituti sono in fasi diverse. Il credito, che già per Intesa Sanpaolo e Banco Bpm non è più il cardine dei profitti, sarà ancor più residuale, dato che i tassi d'interesse zero - e la Bce dice che non li alzerà nel triennio - piallano i margini.
Sui prestiti getta ombre sinistre pure il calendar provisioning imposto dalla Bce per alzare le rettifiche sui quelli deteriorati dal 2018, con aumento settennale fino al 100% nel 2024. Con gli anni il credito a rischio sarà più caro: in più, sul monte prestiti in essere la Bce potrebbe chiedere, già a dicembre, fino a 20 centesimi di capitale in più.
Banco Bpm studia un modello più integrato, per inglobare sempre più proventi dalle polizze vendute: e ha già rivisto le partnership con Cattolica e Covea, con opzioni di riacquisto a due anni. Mettendosi in proprio, il gruppo guidato da Giuseppe Castagna guadagnerà fino a 100 milioni in più e in caso di nozze, non da escludere con Unicredit o Bper, avrà mani più libere.
Intermonte sim incardina sulle commissioni, viste salire del 5% annuo, la marcia degli utili, fino ai 725 milioni del 2024. Sul fronte costi, malgrado anni di "pulizia" la banca potrebbe più che dimezzare il rischio creditizio: nel 2020 perse 1,27 euro ogni 100 prestati, ma scenderà sotto 0,50 nel 2024.
Per Unicredit, invece, i giochi sono tutti da fare, più ancora dopo che è saltato l'acquisto opportunistico di Mps. L'assenza di fabbriche prodotto di risparmio e polizze priva il gruppo della redditività ottimale perciò gli operatori stimano acquisti mirati nelle nicchie, o almeno una revisione drastica dei patti distributivi in essere. Le risorse ci sono: anche senza la "dote Mps", Unicredit ha quasi 10 miliardi di capitale in eccesso. Per questo molti stimano che ne userà in ogni caso una parte per il riacquisto di azioni proprie, come arma per fare acquisizioni.
A febbraio toccherà a Intesa Sanpaolo, già un leader nel trasformare i depositi in risparmi e polizze. Il gruppo ha segnalato in autunno due milioni di clienti sprovvisti di dossier titoli e il nuovo piano cercherà anzitutto di arruolarli nei risparmiatori. Uno studio di Barclays stima un piano "in continuità", dove la sostenibilità dei profitti potrebbe indurre la Bce a tenere i dividendi sugli alti livelli attuali.
Bper, a febbraio, dovrà invece mescolare di più le carte. Ha da finire il riassetto sui 500 sportelli avuti da Ubi e da decidere se fare l'affondo su Popolare di Sondrio. In assenza di fusioni, Barclays vede come fulcro del piano il taglio di costi, anche del lavoro (1.700 uscite al 2024 siglate un mese fa). "I piani avranno in comune le tensioni sul margine d'interesse e una crescita delle commissioni, costi stabili per il calo di quelli su lavoro e credito che compensa l'inflazione e gli investimenti tecnologici, e per tutti il tentativo di tornare a una redditività normale", dice Paola Sabbione di Barclays, che ha confermato le stime su Banco Bpm, Intesa Sanpaolo (comprare) e Unicredit (neutrale), ma ridotto Bper da "comprare" a "neutrale".