MILANO - Le Borse europee chiudono caute in una giornata caratterizzata dall'attesa per la Fed che ha poi annunciato l'avvio del tapering, cioè la progressiva riduzione dell'acquisto di titoli nell'ambito del piano lanciato dalla banca centrale con l'inizio della pandemia. Come gli investitori avevano previsto non ci sono state invece novità sul fronte dei tassi, con il primo rialzo che stando alle indicazioni di settembre dovrebbe arrivare comunque nel 2022. Indici prevalentemente in calo in Asia, dove Tokyo è rimasta chiusa per festività.
"Oggi la Federal Reserve terrà la sua conferenza stampa. Si prevede l’annuncio da parte del Federal Open Market Committee (FOMC) di una graduale diminuzione nell’acquisto di asset. Il Presidente Jerome Powell dovrebbe usare una comunicazione bilanciata riaffermando la forward guidance accomodante sui tassi", osservava Franços Rimeu, Senior Strategist di La Française AM. "Più in dettaglio, riteniamo probabile che il FOMC annunci un graduale tapering a cominciare da metà novembre con acquisti mensili a 10 miliardi di dollari per i titoli di Stato americani (Treasury) e 5 miliardi di dollari per gli MBS di istituti finanziari. Questo implicherebbe la fine del Quantitative Easing per giugno 2022".
Dopo l'impennata dei rendimenti dei titoli di Stato a seguito della conferenza stampa ufficiale di giovedì scorso, la presidente della Bce Christine Lagarde è tornata sul tema dei tassi e ha rassicurato il mercato all'evento per il 175esimo della Banca del Portogallo: "Una stretta delle condizioni finanziarie non è desiderabile ora che il potere d'acquisto è già compresso dai rincari energetici e dei carburanti, e rappresenterebbe un freno non necessario alla ripresa", ha detto. La Bce, attraverso la 'forward guidance' sui tassi d'interesse, ha "articolato chiaramente" le tre condizioni per un futuro rialzo dei tassi, e queste condizioni "è molto improbabile si realizzino il prossimo anno", ha ulteriormente chiarito.
Con queste rassicurazioni, il differenziale tra Btp e Bund è sceso sotto i 120 punti, in calo rispetto alla chiusura a 123,7 punti del giorno precedente e all'apertura, sostanzialmente stabile. Ha fatto segnare verso le 12,45 un minimo di 119,7 punti, sui livelli di una settimana fa. Nella seduta, secondo i dati reperibili sulla piattaforma Bloomberg, ha toccato finora un massimo di 124,5 punti poco dopo le 8. Il rendimento del decennale italiano è all'1,02%, in calo rispetto all'1,07% della chiusura del giorno prima.
In attesa di conoscere le mosse di Washington le Borse europee, come detto, hanno chiuso procedono caute: Milano si rafforza fino a chiudere in rialzo dello 0,69%. Deboli le altre: Londra cede lo 0,41%, Francoforte termina piatta (+0,02%) mentre è in lieve rialzo Parigi (+0,32%). A Piazza Affari riflettori puntati su Intesa Sanpaolo, che oggi ha diffuso i conti trimestrali, e Stellantis, dopo che ieri i numeri sulle immatricolazioni in Italia hanno registrato una forte battuta di arresto a causa soprattutto della penuria di chip. In netta crescita Ferrari all'indomani della trimestrale. Dopo l'annuncio delle decisioni della Fed, Wall Street chiude a nuovi record: il Dow Jones sale dello 0,29% a 36.157,02 punti, il Nasdaq avanza dell'1,04% a 15.811,59 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso dello 0,65% a 4.660,56 punti.
Poco mosso l'euro che a fine giornata è sotto quota 1,16 dollari in attesa della Fed. La moneta unica passa di mano a 1,1578 dollari e a 132,10 yen. Dollaro/yen a 114,09.
Tra gli appuntamenti della giornata si segnala che le imprese private negli Stati Uniti hanno assunto a ottobre 571 mila lavoratori, rispetto a un aumento di 523 mila rivisto al ribasso a settembre e ampiamente al di sopra delle aspettative del mercato di un aumento di 400 mila. E' stato il ritmo più veloce di creazione di posti di lavoro da giugno, poichè la domanda di lavoro ha continuato a riprendersi e l'ondata estiva di infezioni da Covid si è attenuata. Lo rileva il consueto sondaggio dell'Adp: i dati ufficiali sul mercato del lavoro saranno diffusi venerdì. L'attività nei servizi è aumentata a ottobre in Cina con l'indice elaborato da IHS Markit e pubblicato dal gruppo media Caixin e' salito a 53,8 dal 53,4 di settembre.
Crolla il prezzo del petrolio sui mercati dopo che ieri il presidente Usa Joe Biden ha chiesto all'Opec+ di aumentare la produzione. Gioca contro le quotazioni del greggio anche un rialzo delle scorte Usa: il Wti del Texas perde ora il 3,29% a 81,15 dollari al barile mentre il Brent del Mare del Nord arretra del 2,83% a 82,32 dollari.