Maura Latini, ad di Coop Italia: "Facciamo fronte comune per l'inclusione delle donne sul lavoro"
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaDici bracciante e pensi subito a un uomo. Lo stereotipo. Invece le donne che lavorano in agricoltura sono tante, ma non le vedi e non le senti. Fantasmi. Farle uscire dall'ombra e capire di cosa hanno bisogno è un impegno che si è assunta Maura Latini, amministratore delegato di Coop Italia. Dal vertice della rete di cooperative italiane, con 6 milioni e 400mila soci, di supermercati e ipermercati, che Latini guida dal 2019, insieme alla Caritas e alle associazioni che lavorano nei territori, con la disponibilità dei fornitori di prodotti Coop, ha segnato un altro passaggio della campagna 'Close the gap' sulla parità di genere. Ha chiesto alle donne che cosa volevano dalla loro vita e ha organizzato giornate di formazione. Le tre filiere prese in esame sono quella del pomodoro da industria in Campania, dell'uva in Puglia e delle clementine in Calabria. "Le lavoratrici della piana di Sibari ci hanno chiesto di imparare l'informatica.…
Dici bracciante e pensi subito a un uomo. Lo stereotipo. Invece le donne che lavorano in agricoltura sono tante, ma non le vedi e non le senti. Fantasmi. Farle uscire dall'ombra e capire di cosa hanno bisogno è un impegno che si è assunta Maura Latini, amministratore delegato di Coop Italia. Dal vertice della rete di cooperative italiane, con 6 milioni e 400mila soci, di supermercati e ipermercati, che Latini guida dal 2019, insieme alla Caritas e alle associazioni che lavorano nei territori, con la disponibilità dei fornitori di prodotti Coop, ha segnato un altro passaggio della campagna 'Close the gap' sulla parità di genere. Ha chiesto alle donne che cosa volevano dalla loro vita e ha organizzato giornate di formazione. Le tre filiere prese in esame sono quella del pomodoro da industria in Campania, dell'uva in Puglia e delle clementine in Calabria. "Le lavoratrici della piana di Sibari ci hanno chiesto di imparare l'informatica. Avevano la consapevolezza che senza quelle conoscenze sono delle escluse. Hanno bisogno di conoscere i diritti e come aiutare i figli. I feedback sono stati molto positivi".
Riduzione delle differenze. "Siamo partiti dal punto delle donne, ma non ci fermeremo qui. È stato l'inizio di un percorso formativo e culturale". Coop Italia ha una rete di 5750 fornitori del prodotto Coop, di cui oltre il 75 per cento appartiene ad aziende medio piccole, e conta 57 mila lavoratori che sono per il 70 per cento donne. "Aprire le nostre attività a loro significa allargarsi mettendo a disposizione quello che si ha per fare fronte comune, se vogliamo cambiare la cultura del nostro paese verso una maggiore inclusività". Senza contare il battage sulla 'tampon tax', la proposta di ridurre l'Iva sugli assorbenti dal 22 al 4 per cento al grido di 'il ciclo non è un lusso', con banchetti di raccolta firme e presidi informativi in circa 250 supermercati in tutta Italia.
Battaglie quotidiane per Maura Latini, nata a Firenze e cresciuta nel Mugello, classe 1957. Una carriera tutta in Coop, fin dai 14 anni come cassiera in un supermercato vicino casa, nelle vacanze scolastiche. Figlia unica, pendolare in bus per tutti gli anni della scuola a Firenze. "La mia era una famiglia semplice, papà operaio metalmeccanico, la mamma ricamatrice". Il liceo artistico, "avevo una passione per la pittura e ce l'ho tuttora, ma una ragazzina di provincia all'epoca non poteva ambire a fare l'artista". Studi universitari in Scienze Politiche, "non per attitudine, ero eclettica", interrotti per mettersi a lavorare a tempo pieno, ancora cassiera in un supermercato del Mugello. Il suo più grande rimpianto. "Non si può lasciare gli studi. È stato un errore, mi sono vista su un binario morto, presa dalla disperazione, mentre sentivo dentro la voglia di fare tante cose. Mi ha dato però anche la forza di andare a vedere cosa c'era di buono in quello che avevo".
Da lì in avanti è stato per Maura Latini un crescendo di incarichi e di responsabilità, passando per accurate selezioni. "Conoscevo benissimo i supermercati e facevo passi avanti: caporeparto, poi vice direttore. Per la mia carriera ho salito tutti i gradini dell'organizzazione dei punti vendita. Se vuoi aggiungere altro ti devi preparare". Si annunciava la grande novità di Coop: l'avvento degli ipermercati. "Di punto in bianco mi è stato proposto di occuparmi della mega struttura che sarebbe nata in Toscana. Coop fece un accordo con una catena straniera di ipermercati per mandare i propri gruppi dirigenti futuri a imparare all'estero. Il primo salto è stato in Belgio. Per sei mesi fui dislocata nelle Ardenne. Lavoravo in uno store di 14 mila metri quadri. È stata un'esperienza professionale e umana, fondamentale per darmi sicurezza e apertura, per guardare al nuovo con delle certezze in più. Mi sono formata dal punto di vista organizzativo, tecnico, di gestione. Un esperto francese, con la sua consulenza, ci ha accompagnato nei primi percorsi di apertura. Seppure difficili da adattare al contesto italiano. È stato come un master, ma sul campo. In seguito ho partecipato a diversi corsi anche alla Bocconi, per aumentare le competenze e colmare le mie lacune".
A 30 anni Maura Latini è caposettore in un ipermercato. Dopo tre anni a Montevarchi, è la prima donna direttrice. "Dipendevano da me tutte le scelte necessarie a farlo funzionare. La gestione e selezione del personale, c'erano 400 addetti, le contrattazioni con i fornitori, ogni decisione. È stata un'esperienza impagabile; sopra di me c'era un presidente, ma mi muovevo in autonomia. In Toscana ne ho aperti tre. Man mano che aumentavano si individuava un collega che doveva prendere il mio posto. Quando il numero è cresciuto mi sono occupata della parte commerciale di sei strutture".
Come direttrice commerciale progettava assortimenti e promozioni. "Il supermercato è un crocevia, un luogo di incontro che ha bisogno di grande efficienza organizzativa e di relazione umana. E se è di Coop ha qualcosa di più: l'attenzione ai prodotti, al rispetto delle filiere, dell'etica, alle iniziative ambientali. Ci mettevo dentro la passione per dare il mio contributo".
Nel 2010 alla manager viene proposto un incarico nazionale. "Non dovevo occuparmi più della gestione dei punti vendita, in totale 1100, che è stata tutta la mia vita professionale. Voleva dire, invece, lavorare per l'insieme delle cooperative italiane sull'offerta e sul prezzo. Seguivo lo sviluppo del prodotto a marchio Coop, la comunicazione, gli indirizzi sulla qualità, eccetto che per i prodotti locali, del territorio, che vengono decisi direttamente dal consorzio delle cooperative". È un sistema con una autonomia molto spinta, i soci guidano e decidono il tipo di sviluppo e in quali territori aprire nuovi punti vendita.
Latini abbraccia la causa ambientalista che Coop ha intrapreso fin dagli anni Ottanta. "Nel 2018 abbiamo potuto dichiarare che non avevamo microplastiche nei prodotti cosmetici, le avevamo tolte perché sapevamo che erano pericolose". Tra i suoi progetti c'è quello di rimuovere fino all'eliminazione totale, gli antibiotici dalle filiere animali, seguendo gli indirizzi dell'Oms che indicano il rischio. "Ci siamo attrezzati e siamo molto avanti in questa direzione. Si tratta di una trentina di milioni di animali l'anno senza uso di antibiotici". Per togliere gli anabolizzanti dalla carne era necessario organizzare delle filiere. Questo è stato l'inizio di tutto. Poi l'ortofrutta.
Nel 2019, da quando è ceo, il suo lavoro è cambiato: meno gestione e più progettazione. "E insieme la parte più affascinante che si è aggiunta negli anni: l'impegno nelle battaglie di ogni giorno, possibile per il modo di fare impresa che Coop porta avanti". La sfida è quotidiana. "Mi permette di lavorare a posto con la mia coscienza. La convenienza serve, ma si deve essere in grado di remunerare adeguatamente chi lavora e di non inquinare". La decisione di cominciare a non adoperare il glifosato nelle filiere agricole, erbicida, "molecola discussa, controversa". È un lavoro in progressione. Come quello della riduzione della plastica vergine o con il riutilizzo di plastica riciclata. "Ora nel Pnrr ci sono le cose che tutti dovremmo fare e questo ci riempie di soddisfazione. Per me il mondo Coop è l'attenzione al sociale, il rispetto delle filiere agricole, migliorare l'impatto ambientale dei prodotti e la loro sicurezza". Nel rendiconto della centrale cooperativa per il 2020, che registra un fatturato di 14,4 miliardi di euro, c'è anche il valore di 55,8 milioni restituito alle comunità: merci donate, iniziative sociali, percorsi educativi nelle scuole. Il Covid non ha fermato le attività, "la nostra filiera del cibo ha dimostrato capacità di resilienza e di sapersi reinventare".
Lavorare in innovazione, sempre con università, enti di ricerca per esser aggiornati sui rischi. "Siamo nati e continuiamo a farlo per migliorare la qualità della vita delle persone. Operare scelte virtuose ti può portare fuori mercato, ci vogliono partner affidabili e fornitori di livello. Ci permette anche di anticipare i problemi, di attivare il gioco di squadra cercando di essere rigorosi, con la forza della coerenza e della trasparenza. Io sono un'inguaribile ottimista".
I rischi di una nuova inflazione, la necessità per il governo di aiutare le famiglie italiane in condizione di povertà, sono temi all'ordine del giorno per la ceo di Coop Italia. "Le forze politiche che hanno sensibilità per i nostri temi sono compagni di strada. Questo è il nostro approccio. Ognuno deve metterci il senso di responsabilità". Due filoni di competitor diversi tra di loro ma altrettanto agguerriti e problematici. Gli acquisti on line che nel food ancora rappresentano poco però crescono, e i discount. "Sono concorrenti difficili perché la semplificazione incrocia la voglia di far presto delle persone che guardano al prezzo basso senza andare troppo per il sottile. E il problema etico della consegna food a domicilio: come si fa ad appassionarsi all'on line e non vedere che dietro c'è lavoro malpagato?".
Maura Latini vive a Firenze, l'arte è rimasta una passione. Anche la lettura. Consiglia 'Splendore e viltà' di Erik Larson, sul primo anno di governo di Churchill. "Sembra quasi un romanzo, ma sono tutte fonti autentiche. Mi ha fatto pensare che la creatività serve, e Churchill ne aveva, anche nei momenti drammatici, e uscire dagli schemi può aggiungere un punto di vista laterale utile a trovare la soluzione". Ama Verdi, Rossini e Mozart. Grande viaggiatrice, dal Perù al Messico, a Petra. Tante battaglie vinte e alcune perse. "Soprattutto se si sbaglia il tempo per farle. Nel 2005 proposi di consigliare ai clienti di non acquistare acqua in bottiglia e favorire l'acqua del rubinetto. 'Acqua di casa mia' fu bocciata, non c'era ancora questa sensibilità sull'ambiente, la plastica, l'inquinamento da trasporto. Poiché ero convinta che fosse la cosa giusta, la ripresentai nel 2010 insieme a un collega. È stata capita, le cose devono maturare".