Economia

Pnrr, corsa contro il tempo del governo: i 22 obiettivi ancora da centrare entro dicembre

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofali (ansa)
Dei 51 "target" fissati per quest'anno ne sono stati raggiunti 29. All'appello mancano l'assunzione di 1000 tecnici, ma anche i decreti attuativi delle riforme della giustizia civile e degli appalti. Draghi ha chiesto ai ministeri controlli settimanali, non più mensili, sui progressi
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ROMA - L'adozione dei decreti per la riforma della giustizia civile, l'attuazione di uno "Sportello unico doganale", il decreto per il monitoraggio della sicurezza dei ponti, il completamento dell'hub per il turismo digitale, le norme per la promozione l'utilizzo del gas rinnovabile nei settori dei trasporti, industriale e residenziale, ma soprattutto le assunzioni di 1000 tecnici per l'attuazione del Pnrr. sono alcuni dei 22 target del piano "Italia Domani" per l'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), da realizzare entro il 31 dicembre di quest'anno, altrimenti verrà messa a rischio una parte delle risorse del Recovery Fund destinate all'Italia. I tempi stringono: gli obiettivi da raggiungere a fine anno erano 51, e dunque 29 sono già stati attuati, ma 22 non sono pochi, infatti il premier Mario Draghi ha affidato al sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli il controllo settimanale dei passi in avanti rispetto ai target, non più mensile.

Negli ultimi giorni sono stati compiuti importanti passi in avanti: il Consiglio dei ministri del 27 ottobre ha approvato provvedimenti che permettono di raggiungere otto obiettivi, tra questi il via libera al fondo rotativo per il sostegno alle imprese per gli interventi di riqualificazione energetica, sostenibilità ambientale e innovazione digitale e la legge quadro sulla disabilità. Molti obiettivi però rimangono ancora non raggiunti perché i provvedimenti necessari sono molti: finora ne sono stati varati 549, la maggior parte dei quali però richiede ulteriori norme di attuazione.

In realtà dunque molti dei 22 target ancora non raggiunti sono stati attuati in parte: è il caso per esempio di quello che forse è il principale, l'assunzione dei 1000 professionisti da ripartire tra le Regioni che devono "fornire assistenza tecnica e rafforzare la creazione di capacità per l'attuazione del Pnrr". Nonostante le procedure di assunzione siano accelerate, visto che con il Dl Recovery approvato il 27 ottobre è stata varata una norma propedeutica, e c'è stato anche il via libera della Conferenza Unificata al Dpcm della Funzione Pubblica, gli avvisi non sono ancora partiti, anche se dovrebbero partire a breve. L'obiettivo però si considererà raggiunto solo ad assunzioni effettuate entro il 31 dicembre. Il fabbisogno di tecnici specializzati è emerso in particolare per il Mezzogiorno, dove il livello di mancanza di personale specializzato è particolarmente preoccupante, ma non si limita al Sud. "Abbiamo ben chiari le missioni e gli obiettivi del Pnrr che il governo ci ha dato - ha detto nel corso di un tavolo sul Pnrr che si è tenuto il 6 a Firenze il presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni - ma lo ribadisco: in questo momento c'è il dl 80/2021 che autorizza assunzioni a tempo determinato e in parte interviene anche sulla burocrazia ma a mio modo di vedere, per quelli che sono i nodi che spesso troviamo nel percorso di messa a terra di un'opera, siamo ancora indietro. Bisogna essere ancora più coraggiosi perché se il 2026 è l'anno in cui si devono rendicontare gli interventi, se questo rimane il campo di gioco noi faremo molta fatica".

A buon punto anche la riforma del processo civile ma bisogna che entrino in vigore i decreti attuativi, e così per la riforma in materia di insolvenza e per quella in materia di appalti pubblici e concessioni. I decreti attuativi non sono una questione secondaria: la loro mancanza rende inapplicabile la legge, ma spesso si attendono mesi per emetterli. Adesso non potrà avvenire, i tempi sono stretti.

Da attuare, ancora, la riforma del quadro giuridico per una migliore e maggiormente sostebile gestione dell'acqua, e alcune riforme legate all'università e alle borse di studio. Venir meno anche a solo uno degli impegni presi con Bruxelles vorrebbe dire rinunciare a una parte dei 191,5 miliardi del Pnrr, non solo ai 13,8 in ballo per quest'anno.