Partono i flussi dalla Russia, i prezzi del gas invertono la rotta: forti cali. Von der Leyen: "Abbiamo bisogno di nucleare e gas"
MILANO - Violenta inversione di rotta per i prezzi del gas, che scendono sensibilmente dopo che Gazprom, il colosso del Cremlino, ha iniziato a riempire i suoi stoccaggi in Europa e ci sono segnali di incremento dei flussi da Mosca verso Occidente. Un quadro che ribalta dunque i timori di inizio settimana, quando i trader del mercato energetico erano rimasti delusi dal mancato aumento dei flussi e così avevano spinto in alto i prezzi del gas, preoccupati per la scarsa collaborazione del Cremlino alla risoluzione di una crisi di prezzi che rischia solo di acuirsi con l'abbassarsi delle temperature e il pieno ingresso nella stagione dei riscaldamenti.
Ripercorriamo quanto accaduto nelle ultime ore per capire cosa sta succedendo. La giornata de…
MILANO - Violenta inversione di rotta per i prezzi del gas, che scendono sensibilmente dopo che Gazprom, il colosso del Cremlino, ha iniziato a riempire i suoi stoccaggi in Europa e ci sono segnali di incremento dei flussi da Mosca verso Occidente. Un quadro che ribalta dunque i timori di inizio settimana, quando i trader del mercato energetico erano rimasti delusi dal mancato aumento dei flussi e così avevano spinto in alto i prezzi del gas, preoccupati per la scarsa collaborazione del Cremlino alla risoluzione di una crisi di prezzi che rischia solo di acuirsi con l'abbassarsi delle temperature e il pieno ingresso nella stagione dei riscaldamenti.
Ripercorriamo quanto accaduto nelle ultime ore per capire cosa sta succedendo. La giornata dell'8 novembre era cerchiata in rosso sul calendario dei trader del mercato energetico, perché era la data entro la quale il presidente russo Vladimir Putin aveva dato indicazione al colosso energetico Gazprom di tornare a riempire i siti di stoccaggio che controlla nel Vecchio continente, ovvero in Germania e in Austria. Eppure, dall'assenza di richiesta di incrementare i flussi a disposizione sui gasdotti, i trader hanno dedotto che non fossero alle viste aumenti del trasporto della materia prima dalla Russia verso Occidente. Proprio per quest valutazioni, lunedì il benchmark europeo è arrivato a crescere di oltre il 10% sopra 80 euro per megawattora, prima di ridiscendere leggermente a 76,5, e il contratto di riferimento per il Regno Unito ha aggiunto il 6%.
Niek van Kouteren della compagnia olandese Pzem ha ben sintetizzato all'agenzia finanziaria Bloomberg la delusione della prima ora: "Se la Russia non farà salire i flussi, potremmo vedere i prezzi salire ancora". Martedì, però, le cose sono cambiate: i flussi di gas russo verso la Germania hanno ripreso a viaggiare dalla Polonia verso Occidente, e non al contrario come era accaduto nelle giornate precedenti. La stessa Gazprom ha ufficializzato sui social network di essersi messa in movimento. E infatti il riferimento del gas per l'Europa, il prezzo misurato sul punto di scambio in OIanda, è arrivato a segnare un calo dei prezzi del 18% a metà giornata. Secondo i dati tedeschi, che si riferiscono alla pipeline che trasporta la materia prima da Yamal in Siberia, i flussi sono saliti ai massimi da due settimane.
Si ragiona ancora in termini di "indizi", visto che Gazprom si è limitata ad annunciare di avere avviato il piano per inviare gas in 5 siti di stoccaggio europei rispettando così la promessa fatta dal presidente Valdimir Putin il mese scorso: "I volumi e le strade per il trasporto del gas sono stati determinati", ha spiegato sui canali Telegram. Secondo l'Ukrainian Transmission System Operator, Gazprom ha prenotato una capacità di trasmissione di 10 milioni di metri cubi in più al giorno al confine tra Ucraina e Slovacchia.
Nonostante il beneficio immediato, per gli analisti contattati da Reuters i prezzi resteranno alti finché non verranno dissipati i timori circa il fatto che la Russia farà di più per agevolare l'Europa a superare il freddo inverno. Dmitry Marinchenko di Fitch ratings stima che Gazprom dovrebbe pompare 170milioni di metri cubi in più ogni giorno per un mese, un incremento di un terzo dai livelli attuali, per riempire i suoi stoccaggi europei. Non sarebbe sufficiente il gasdotto Yamal-Europe per questo.
Il problema è che anche il meteo sembra giocare contro il Vecchio continente. Come segnala l'agenzia Usa, le temperature nell'Europa nordoccidentale sono già state sotto la media negli ultimi giorni e le previsioni sono per ulteriori ribassi. La speranza dei trader è di vedere qualche segnale sui gasdotti già nei prossimi giorni, dopo che i prezzi del gas sono più che triplicati quest'anno e in attesa che il gasdotto Nord Stream 2 - completato a settembre - inizi a pompare - entro fine anno - i flussi attraverso i suoi 1.200 chilometri di infrastruttura.
Ma anche su questo fronte gli equilibri geopolitici sono tutt'altro che stabili. E' notizia di ieri sera che un gruppo di senatori del Partito repubblicano Usa ha presentato un disegno di legge che imporrebbe sanzioni obbligatorie al progetto del Nord Stream 2, infrastruttura che gli Stati Uniti reputano dannosa per gli equilibri strategici in Europa. Il lavoro era stato benedetto da un accordo Merkel-Biden e il presidente della Csu e primo ministro della Baviera, Markus Soeder, ha appena chiesto di mettere in funzione il prima possibile il gasdotto per garantire forniture di gas stabili in Germania in vista della stagione fredda. "Non possiamo semplicemente stare da parte e guardare i prezzi crescere in vista del freddo inverno", ha detto, perché "la gente si aspetta una soluzione rapida" al problema. Tema che per i Repubblicani americani va in subordine alla sicurezza nazionale, come dimostra il rilancio della loro iniziativa contraria all'infrastruttura.
Il tema è anche alto nell'agenda di Bruxelles, dove per ora, però, non sono stati mossi passi concreti. "Il 90% del gas che usiamo è importato e questo non è sostenibile. Dobbiamo discutere una riserva strategica europea e la possibilità di appalti comuni"- ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un videomessaggio rivolto ai rappresentanti dell'industria europea. La leader è tornata ad ammonire circa la dipendenza energetica dell'Unione. "Dobbiamo rendere il nostro sistema energetico più resiliente agli shock di prezzo e di offerta" e "investire nelle rinnovabili è la scelta politica più ovvia. Abbiamo bisogno di fonti stabili: il nucleare e, durante la transizione, il gas naturale", ha evidenziato. Sempre von der Leyen è poi tornata sul mix delle fonti: assieme all'intervento per incrementare la quota di produzione di energia rinnovabile nell'Ue "abbiamo bisogno di fonti energetiche stabili, come il nucleare, e del gas naturale durante la transizione", ha spegato. "Nel breve periodo - ha aggiunto la presidente - abbiamo bisogno di sostenere coloro che sono stati maggiormente colpiti dagli shock delle tariffe energetiche, dai consumatori più vulnerabili alle aziende più esposte" all'incremento dei prezzi. "Le regole Ue - ha ricordato - consentono il sostegno tramite gli aiuti di Stato per il supporto mirato ai consumatori e, ovviamente, di tagliare le tasse sull'energia". "Ma la soluzione di lungo periodo è il Green deal", ha concluso.