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Airbnb ai Comuni: "Raccoglieremo per voi l'imposta di soggiorno"

Chris Lehane, Senior Vice President of Global Policy and Communications. 
La piattaforma lancia un servizio per raccogliere la tassa in tutti gli oltre 1100 comuni che l'hanno istituita. Il vicepresidente Lehane: "Abbiamo riversato 4 miliardi di tasse locali, nessuno come noi. Sulla cedolare secca per gli affitti brevi aspettiamo il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue"
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MILANO - Dopo gli accordi città per città, Airbnb cambia strategia per aiutare i comuni nella riscossione dell'imposta di soggiorno. Il gigante degli affitti brevi ha infatti lanciato un nuovo servizio che consentirà a tutti gli oltre 1100 comuni che saranno interessati di affidare alla piattaforma la riscossione e il versamento del tributo per tutti gli ospiti che effettueranno prenotazioni con Airbnb. L'annuncio arriverà questa mattina nel corso dell'intervento all'assemblea dell'Anci di Chris Lehane, Senior Vice President of Global Policy and Communications.

Un passo in avanti, quello di Aribnb, dopo che l'azienda negli ultimi anni aveva battuto la strada degli accordi con le singole amministrazioni, arri…

MILANO - Dopo gli accordi città per città, Airbnb cambia strategia per aiutare i comuni nella riscossione dell'imposta di soggiorno. Il gigante degli affitti brevi ha infatti lanciato un nuovo servizio che consentirà a tutti gli oltre 1100 comuni che saranno interessati di affidare alla piattaforma la riscossione e il versamento del tributo per tutti gli ospiti che effettueranno prenotazioni con Airbnb. L'annuncio arriverà questa mattina nel corso dell'intervento all'assemblea dell'Anci di Chris Lehane, Senior Vice President of Global Policy and Communications.

Un passo in avanti, quello di Aribnb, dopo che l'azienda negli ultimi anni aveva battuto la strada degli accordi con le singole amministrazioni, arrivando ad attivare protocolli di intesa in 24 città, quasi tutti i principali capoluoghi italiani con la sola eccezione di Venezia. Potenzialmente, un'arma in più a disposizione dei comuni per combattere l'evasione del tributo, il cui gettito negli ultimi anni è cresciuto considerevolmente, superando secondo l'Ifel i 600 milioni di euro nel 2019, ultimo anno pre-Covid. A fare da padroni ovviamente i contributi delle città turistiche con in testa Roma (117 milioni), Milano (50 milioni) e Firenze (41,3 milioni).

"Lo strumento che parte in Italia è simile a quello che abbiamo già lanciato in Francia alcuni anni fa e che ora consente già di raccogliere decine di milioni di euro da moltissime amministrazioni", spiega Lehane a Repubblica. "Ad oggi siamo il più grande soggetto al mondo che raccoglie tasse, abbiamo riversato circa 4 miliardi di dollari di imposte locali".

Concretamente la funzionalità sarà attiva dal primo marzo 2022. Grazie all'intesa tra Airbnb e ANCIcomunicare tutte le amministrazioni che hanno istituito la tassa di soggiorno saranno informate della funzionalità. In sostanza Airbnb farà da collettore dell'imposta riversandola direttamente nelle casse dei Comuni che aderiranno al programma, che per aderire dovranno registrarsi presso un portale dedicato.

Non è l'unica novità in arrivo però. La piattaforma si candida a fare passi in avanti su due fronti importanti. Il primo è quello del codice identificativo degli annunci, cavallo di battaglia delle associazioni di categoria del settore ricettivo. La piattaforma si impegna in questo senso a pubblicare sulle piattaforme digitali solo gli annunci provvisti di codice identificativo. Allo stesso tempo, apre alla possibilità di condividere i dati degli host a fini amministrativi e fiscali.

Un passaggio, questo, cruciale per riuscire a stanare chi incassa redditi di affitto e poi non versa quanto dovuto al Fisco. Pratica che in caso di trasmissione  e incrocio di dati tra Airbnb e l'Agenzia delle Entrate risulterebbe molto rischiosa. Promesse in questo senso erano già arrivate in passato, senza mai tradursi in realtà. Ora la questione potrebbe cambiare. "Guardando a  quello che è già successo negli Stati Uniti e altrove crediamo che lo strumento fiscale che lanciamo ora sia il primo passo che di fatto può aprire la porta ad una serie di passaggi ulteriori, tra cui il data sharing", spiega Lehane.

In realtà la condivisione dei dati era prevista già dal dl 50/2017 che aveva introdotto quella che poi è stata impropriamente definita la "tassa Airbnb", vale a dire l'obbligo per la piattaforma di agire come sostituto di imposta, trattenendo una cedolare secca del 21% e versandola direttamente al Fisco. Nonostante i ricorsi dell'azienda per ottenere una sospensiva, mai ottenuta, la norma è sempre rimasta in vigore, ma mai applicata da Airbnb (e da tutti gli altri intermediari) senza che sia mai stata inflitta alcuna sanzione. Allo stesso tempo la piattaforma ha sollevato la questione nel merito prima al Tar del Lazio e poi al Consiglio di Stato che per due volte ha rimandato la palla alla Corte di Giustizia Ue, che ancora deve pronunciarsi sul tema. Su questo punto la posizione di Airbnb è irremovibile: attendere, con ottimismo, il pronunciamento dei giudici del Lussemburgo: "Abbiamo grande rispetto e fiducia nel lavoro della Corte di Giustizia e siamo convinti che ci considereranno un fornitore di informazioni e non un'agenzia immobiliare", spiega Lehane.