Il sindaco che ha piegato i balneari: da un ricorso del comune di Lecce la sentenza che ha azzerato le concessioni
di Flavio Bini , di Flavio BiniMILANO - Dove non è arrivata la politica, in senso ampio, è arrivato il politico, in senso strettissimo. Uno: Carlo Salvemini, sindaco di Lecce. È soprattutto suo il merito se dopo anni di rinvii, paralisi e veti incrociati, si è finalmente sbloccata la questione delle concessioni balneari in Italia. Martedì il Consiglio di Stato ha di fatto deciso la decadenza di tutte le concessioni in essere sulle spiagge italiane a partire dal 2024. Entro quella data bisognerà fare insomma quello che l'Europa ci chiedeva da anni e che l'Italia per un motivo o per altro ha sempre scelto di non fare: mettere a gara le concessioni invece di procedere con rinnovi automatici o semi-automatici, con canoni demaniali spesso irrisori rispetto al giro di affari delle strutture. Una decisione nata da un ricorso del primo cittadino del comune salentino, che oggi minimizza: "È una sentenza storica, ma mi interessa il successo generale più che…
MILANO - Dove non è arrivata la politica, in senso ampio, è arrivato il politico, in senso strettissimo. Uno: Carlo Salvemini, sindaco di Lecce. È soprattutto suo il merito se dopo anni di rinvii, paralisi e veti incrociati, si è finalmente sbloccata la questione delle concessioni balneari in Italia. Martedì il Consiglio di Stato ha di fatto deciso la decadenza di tutte le concessioni in essere sulle spiagge italiane a partire dal 2024. Entro quella data bisognerà fare insomma quello che l'Europa ci chiedeva da anni e che l'Italia per un motivo o per altro ha sempre scelto di non fare: mettere a gara le concessioni invece di procedere con rinnovi automatici o semi-automatici, con canoni demaniali spesso irrisori rispetto al giro di affari delle strutture. Una decisione nata da un ricorso del primo cittadino del comune salentino, che oggi minimizza: "È una sentenza storica, ma mi interessa il successo generale più che quello personale: così si mette un punto e capo su tutta la vicenda".
Come ha potuto un organo amministrativo, il Consiglio di Stato, decidere una volta per tutte su un tema su cui nemmeno la politica è riuscita ad intervenire in tanti anni? La risposta passa da Lecce e riguarda una vicenda nata alcuni fa. Nel 2018 l'allora governo giallo-verde aveva deciso con la Manovra 2019 una proroga di tutte le concessioni balneari fino al 31 dicembre 2033. Una mossa in contrasto con quanto previsto dalla direttiva Bolkestein che invece da tempo chiede al nostro Paese l'apertura al mercato di questi servizi. Da qui la decisione nel 2020 del sindaco, in accordo con gli organi tecnici comunali, di non applicare la normativa nazionale, cioè la proroga al 2033 delle concessioni, offrendo invece agli operatori una proroga triennale. "Avevamo fissato una scadenza che coincideva di fatto con la fine della legislatura, pensando che entro quella data sarebbe arrivato un provvedimento di riordino della materia in linea con le indicazioni comunitarie", spiega Salvemini.
Contro la decisione si erano però schierati i balneari presentando un ricorso al Tar di Lecce, che aveva accolto la posizione degli operatori ritenendo quindi illegittima la proroga triennale. È stato l'ostinazione del sindaco, a questo punto, a trasformare di fatto una battaglia locale in un caso i cui effetti si sono ripercossi su tutto il territorio nazionale. Dopo la pronuncia sfavorevole del Tar, il Comune ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato, chiedendo al presidente Filippo Patroni Griffi una posizione definitiva sul tema. Sulla questione i magistrati di Palazzo Spada si erano già espressi in questi anni ma quello che era mancato era una pronuncia in adunanza plenaria, il cui contenuto rappresenta una sorta di incontestabile interpretazione delle norme. Per questo le sentenze pubblicate rappresentano l'ultima parola sulla questione visto che, come ha spiegato lo stesso Consiglio di Stato, a partire dal 2024 "non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza".
“Non c’è nessun crociata contro i balneari" mette in chiaro Salvemini oggi. "I servizi saranno confermati, semplicemente cambierà lo strumento con cui definire la titolarità della concessione, che avverà con una gara pubblica". "D'altra parte - prosegue il sindaco - le spiagge sono un bene dello Stato come tanti di cui il comune si fa carico. Se io affidassi uno di questi beni senza una gara pubblica sarei oggetto di indagini della procura o della Corte dei Conti. Per le spiagge deve essere lo stesso".